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L’Europa si prepara a essere exascale

Non su uno, ma su due supercomputer exascale potrà contare l’Europa per vincere le sfide computazionali attualmente rimaste irrisolte. È necessario che si prepari a saperli sfruttare al meglio ed è per questo che ha lanciato il progetto Inno4scale 

Pubblicato il 02 Ago 2023

Immagine di Pete Hansen su Shutterstock

Non solo Stati Uniti, non solo Frontier. Presto la potenza di calcolo exascale raggiungerà anche l’Europa e il mantra, come spesso nel mondo della tecnologia, è quello di non farsi trovare impreparati. Per renderlo concreto, l’impresa comune europea per il calcolo ad alte prestazioni (EuroHPC JU) ha lanciato un progetto ad hoc. Si vuole partire ora, per prepararsi a sfruttare appieno le capacità dei sistemi exascale e post-exascale in arrivo sul territorio, sviluppando software adatti allo scopo.

Inno4scale: cercasi PoC promettenti

Il nome scelto per l’iniziativa è Inno4scale, la strategia dichiarata prevede di rimettere mano agli algoritmi attualmente in uso, per renderli in grado di ottimizzare l’uso della nuova generazione di supercomputer ad alta potenza. È necessario rimboccarsi le maniche e acuire l’ingegno, per comprendere nei fatti come riprogettarli e reimplementarli al fine di ottenere applicazioni HPC con massima efficienza futura.

Coordinato dal Barcelona Supercomputing Center (BSC), il consorzio a cui fa a capo Inno4scale ha a disposizione 5 milioni di euro. È il budget totale con cui si muoverà per finanziare lo sviluppo di nuovi approcci agli algoritmi, individuando quei singoli progetti più piccoli con un proof of concept originale tra le mani che mostri un elevato impatto per le applicazioni supportate dall’exascale.

L’iniziativa è partita a luglio di quest’anno, accetterà proposte fino alla fine di settembre e in autunno si occuperà di valutarle una a una. Gli studi di innovazione selezionati, avranno prevedibilmente inizio nel 2024, con una durata di 12 mesi. In questo lasso di tempo, gli algoritmi che si dimostreranno più efficaci saranno messi a disposizione del mondo accademico e dell’industria, perché li possano sfruttare per incrementare le prestazioni e l’efficienza energetica in ambito HPC.

Trasferimento dati: la prima sfida exascale da vincere

Intanto continuano i lavori per l’esordio europeo nell’universo exascale, con ben due supercomputer annunciati. Il primo è il noto Jupiter, il “Joint Undertaking Pioneer for Innovative and Transformative Exascale Research”, ospitato dalla Germania, presso il Jülich Supercomputing Centre (JSC) vicino ad Aquisgrana. L’altro è di recentissima presentazione, tanto che EuroHPC non gli ha ancora trovato un nome. Si sa però che sarà costruito dal consorzio Jules Verne, guidato dalla Francia con la partecipazione dei Paesi Bassi.

Per entrambe le strutture, e per l’Europa tutta, si staglia all’orizzonte un percorso ricco di sfide. Le principali e più urgenti riguardano le dimensioni dell’hardware coinvolto. Tanto per farsi un’idea di quello alla base di un exascale, nel caso di Frontier si parla di 9.472 nodi in 74 armadi, ognuno dei quali ha una CPU, 4 GPU e 5 TB di memoria flash.

Con numeri simili, se non maggiori, il semplice coordinamento delle istanze software parallele e lo spostamento dei dati diventano operazioni complesse. Tutti gli esperti sono concordi: questo è l’aspetto su cui è necessario concentrare gli sforzi, se si desidera arrivare a garantire che i prossimi supercomputer europei exascale possano essere utilizzati al massimo delle loro potenzialità. È la condizione imposta dalla tecnologia per sbloccare la potenza di calcolo necessaria per pensare di affrontare quelle sfide computazionali considerate finora irrisolvibili, sia nell’industria sia nella scienza e nella pubblica amministrazione.

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