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La rivoluzione dell’iperconvergenza: cosa c’è da sapere per farsi trovare preparati

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Iperconvergenza

La rivoluzione dell’iperconvergenza: cosa c’è da sapere per farsi trovare preparati

16 Giu 2016

di TechTarget

Portare più rapidamente sul mercato i prodotti digitali, semplificando le attività di espansione, gestione e provisioning: è questo il vero potere delle piattaforme iperconvergenti. Cosa possono fare i responsabili IT per consolidare tutti i loro componenti in un’unica piattaforma, gestita centralmente?

L’impatto dell’iperconvergenza è molto più che la semplice aggregazione di risorse di calcolo, archiviazione e protezione dei dati in nodi modulari standardizzati. Le piattaforme iperconvergenti, infatti, permettono di velocizzare il posizionamento dei prodotti digitali sul mercato. A sottolinearlo anche il rapporto “Vendor Landscape: Hyperconverged Platforms”, redatto da Forrester, in cui gli analisti evidenziano il modo in cui l’iperconvergenza semplifica le attività di espansione, gestione e provisioning.

In un ambiente iperconvergente, i sistemi distribuiti gestiscono più attività, come elaborazione, storage, rete e protezione dei dati: ciò significa che il team IT necessita di un minor numero di specialisti dedicati a ciascuno di questi compiti. E questo permette di impiegare le risorse su altri obiettivi più strategici per il business.

Secondo uno studio condotto dagli analisti di Forrester nel 2014, i sistemi iperconvergenti rappresentano la chiara preferenza per un sistema di gestione intregrata: il 91% dei decision-maker del settore hanno espresso la propria preferenza verso lo storage integrato e il virtualisation management. Questa scelta riflette la reazione dei professionisti IT alla continua pressione in merito alla riduzione delle spese operative.

Come cambia la governance

Chi adotta le piattaforme iperconvergenti vuole avvantaggiarsi di un sistema di storage tradizionale, senza la necessità di aggiungere gli array di storage proprietari e le relative spese di gestione e ottimizzazione. Secondo Forrester, i leader IT che hanno scelto le piattaforme iperconvergenti devono stare attenti anche alla gestione dei ruoli interni: i tecnici di storage e server sono abituati a prendere decisioni di acquisto in modo indipendente, ma con le piattaforme iperconvergenti dovranno affidarsi molto di più ai team del Cloud e della virtualizzazione.

Chi sta per intraprendere il percorso verso l’iperconvergenza deve cominciare a considerare alcuni aspetti in modo diverso rispetto a come ha sempre fatto: per prima cosa, far sì che l’acquisto diventi una responsabilità condivisa. A valutare insieme le soluzioni , infatti, saranno chiamati più gruppi di lavoro, tra cui i responsabili del server, dello storage, della rete, del Cloud e delle applicazioni. Le aziende di medie dimensioni altamente virtualizzate e con requisiti di storage modesti possono soddisfare quasi tutte le loro esigenze di storage e di elaborazione con una piattaforma iperconvergente.

Le grandi imprese, da canto loro, possono soddisfare le proprie esigenze primarie di storage per le macchine virtuali (VM) con piattaforme iperconvergenti, ma per i dati non strutturati probabilmente devono utilizzare una Network Attached Storage (NAS) scalabile e servizi di object e Cloud storage. Forrester sostiene che, nel lungo periodo, i professionisti IT devono utilizzare sistemi di storage esterni per casi in cui serva un’archiviazione altamente performante e di grande capacità.

I fornitori di soluzioni hyperconverged

Il secondo cambiamento necessario per il passaggio all’iperconvergenza è quello di accettare di legarsi a un fornitore con un accordo in esclusiva. Anche se l’iperconvergenza è conveniente, gli esperti sottolineano che blocca l’azienda su una piattaforma proprietaria, in particolare a livello di storage software-defined, aspetto centrale di ogni offerta di questo tipo.

Nel corso del tempo, i professionisti IT devono passare dall’integrazione di prodotti best-of-breed a tutti i livelli dello stack per la selezione del miglior dall’hardware esistente. Ciò sposta la tendenza verso livelli di integrazione via via più alti, a partire da sistemi integrati e ingegnerizzati. Molti fornitori di soluzioni hyperconverged offrono anche una versione solo software che può essere accoppiata con più partner hardware (diversi da quelli compresi nell’offerta chiavi in mano).

Ruoli e responsabilità

Un altro aspetto da riconsiderare nel passaggio all’iperconvergenza è quello che concerne i ruoli, le responsabilità e le risorse operative legati allo storage. I team IT con grandi infrastrutture hanno già spostato le attività quotidiane di provisioning dai responsabili dello storage a quelli della virtualizzazione, per far fronte al flusso di richieste urgenti delle parti interessate. Gli amministratori dello storage hanno ritagliato grandi allocazioni di capacità di archiviazione per gli amministratori della virtualizzazione, utilizzate per soddisfare le richieste di provisioning quotidiane. Avventurarsi più in profondità nelle architetture Cloud private e ibride con provisioning automatizzato basato su cataloghi globali, richiederà ulteriori sostanziali cambiamenti di ruolo. Infine, le organizzazioni devono modificare le competenze del team IT.

Come spiegano gli analisti di Forrester, le aziende che per prime hanno adottato le infrastrutture iperconvergenti, come ad esempio Cisco, HP e IBM, hanno già eliminato alcuni dei loro silos che dividevano le squadre di responsabili IT. Gli esperti ritiengono che l’adozione di sistemi iperconvergenti accelererà questa tendenza, poiché astrae ulteriormente la complessità gestionale sottostante (in particolare nel dominio di archiviazione).

L’iperconvergenza agevola l’accessibilità tecnologica

Le piattaforme iperconvergenti accelerano l’automazione perché centralizzano e standardizzano le risorse del processore, della memoria e dello storage e includono inoltre tutta la logica di controllo della memoria nel software del sistema centrale, con nessuna dipendenza da processori di storage specializzati o software incorporati.

Tra le caratteristiche tecniche da evidenziare rispetto a questo tipo di approccio vanno citati lo storage scalabile, una deduplicazione dei dati in linea e la cross-domain management integration. Ma a fare la differenza sono altri aspetti a livello di governance, come ad esempio una notevole semplificazione dei controlli.

Per esempio, mentre i team IT oggi usano lo storage a scalabilità orizzontale per calcoli ad elevate prestazioni (o HPC, high-performance computing), per architetture web scalabili e per affrontare implementazioni di analisi dei clienti non strutturati in mercati verticali (come media ed entertainment), le piattaforme iperconvergenti rendono accessibili lo storage a scalabilità orizzontale anche agli amministratori dei server e della virtualizzazione senza senza esperienza di storage.

Uno scenario variegato (e confuso)

Nutanix ha consegnato il suo primo sistema iperconvergente nel 2011. In 18 mesi, il suo rivale di sempre SimpliVity ha iniziato a sua volta a fornire prodotti. Nel 2013, invece, VMware ha annunciato la nascita di Virtual SAN V (VSAN), la sua soluzione di storage condiviso per l’infrastruttura iperconvergente, seguito dal suo Evo:Rail, appliance per l’infrastruttura iperconvergente. Oggi i fornitori come Atlantis Computing, Maxta, Nexenta, Pivot3, Scale Computing e StorMagic forniscono soluzioni software-only e i sistemi integrati in precedenza vengono disintegrati.

Nutanix e SimpliVity, inoltre, hanno abilitato i loro software su più piattaforme hardware indipendenti. Quasi tutti gli innovatori dell’iperconvergenza oggi sanno come posizionare le loro offerte come alternative efficaci per sistemi server e storage dedicati. Le start-up hanno acquisito il loro know-how costruendo sistemi di storage scalabili e resilienti e hanno integrato le loro tecnologie con le piattaforme hypervisor per creare piattaforme iperconvergenti che possono essere implementate rapidamente e gestite in modo semplice da infrastrutture generaliste.

Nei primi mesi del 2015, i grandi attori del settore storage EMC e Hitachi Data Systems hanno introdotto sul mercato nuove piattaforme. Secondo gli esperti, i responsabili IT devono tenere a mente che le squadre che non vogliono una offerta iperconvergente completamente integrata possono scegliere tra i soluzioni di storage software-only (come quelle proposte da Hedvig, Maxta e SpringPath) che offrono prodotti per far convergere risorse hardware server e storage. Queste soluzioni software-only permettono ai clienti di convertire i server di storage direct-attached (DAS) in networked storage con funzioni simili a VSAN di VMware e a StoreVirtual VSA di HP.

Anche se questa opzione non fornisce il pacchetto semplificato delle attuali offerte iperconvergenti, permette ai team IT di evitare l’accordo in esclusiva con i fornitori delle piattaforme convergenti fisiche. I fornitori più affermati si stanno dando da fare per reagire all’afflusso crescente di fornitori di sistemi iperconvergenti, sia producendo essi stessi software iperconvergenti, sia tentando di progettare le proprie alternative. Dell rivende Nutanix sui suoi server e vende la propria versione di Evo:Rail, mentre Cisco ha in programma un cosiddetto meet-in-the-channel (promozione dei prodotti altrui nel proprio canale di contatti) con SimpliVity. Atlantis e Maxta, dal canto loro, hanno diversi partner hardware. E l’ecosistema di piattaforme hardware certificate per la comunità dei fornitori di software iperconvergente continua a crescere.

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