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Infrastrutture iperconvergenti: crescono del 100%. Per gestirle servono competenze più trasversali

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DATA CENTER

Infrastrutture iperconvergenti: crescono del 100%. Per gestirle servono competenze più trasversali

09 Set 2015

di redazione TechTarget

La crescita continua delle infrastrutture iperconvergenti pone sul tavolo alcune questioni: più che a livello tecnologico, ci si interroga sul grado di preparazione del personale e sulle vision necessarie a gestire sistemi e politiche del nuovo IT as a Service

C’è un tema sempre più ricorrente nelle menti dei CIO: la crescente iperconvergenza di infrastrutture e sistemi. Le stime di IDC rispetto al comparto parlano di una crescita del 162% nel 2014 e per quest’anno le proiezioni fotografano un trend che continuerà a crescere nell’ordine del 100%. 

L’evoluzione del data center sta portando la gestione a un nuovo livello di progettazione che passa dall’astrazione delle risorse: si chiama Software Defined Data Center (SDDC) ed è un approccio strategico che sceglie la convergenza per garantire velocità, efficienza e sicurezza, attraverso la massima semplificazione. Potenza, intelligenza, memoria, spazio ed energia diventano funzioni variabili, gestite da un unico cruscotto di controllo.

 La questione non è legata tanto alle tecnologie coinvolte quanto, piuttosto, al livello di preparazione adeguato dello staff IT. Per una volta non è la qualità e la maturità delle soluzioni a destablizzare, ma la capacità delle risorse tecniche deputate a gestire l’iperconvergenza. Che cosa significa, infatti, l’approccio software-defined per un’azienda?

Iperconvergenza anche professionale

Gli esperti ascoltano i mercati, interrogano i manager e fanno un totale parziale: le imprese per ridurre i costi e ottimizzare la gestione scelgono l’iperconvergenza. Per la strategia di selezione del personale, la storia segue quella ciclicità tipica dell’IT: all’inizio si privilegiavano soggetti con una esperienza variegata, in seguito si punta a una scelta di specialisti, poi si torna a cercare una competenza più trasversale e via di seguito. La conferma l’hanno data le community di professionisti riunitesi negli scorsi giorni al Red Hat Summit. L’eterno ritorno del sistema binario che oscilla tra estrema specializzazione e periodi in cui sono necessarie una serie di competenze trasversali sposta l’ago della bilancia in favore del secondo trend. L’iperconvergenza, secondo i manager dell’ICT, propende per un unico team dagli skill diversificati. Così se c’è stato un tempo in cui la governance è stata in mano agli amministratori di sistema che hanno gestito networking e storage, con progressive posizioni sempre più specializzate, ora è arrivata l’ora degli iperconvergent manager.

A questo punto la domanda fondamentale è la seguente: che fine faranno le figure specializzate? Quali sono le implicazioni che le tecnologie iperconvergenti rispetto al ventaglio di competenze necessarie alla gestione basata sul software e quindi ai relativi processi e alle politiche di governo?

Iperconvergenza, anche nella variante open source

Gli osservatori citano un caso emblematico: la necessità di semplificare la gestione dello storage che porta le aziende a scegliere infrastrutture iperconvergenti in modo da rendere più efficiente la gestione delle macchine virtuali. Dall’archiviazione tradizionale a disco, infatti, la strategia è progressivamente cambiata e le SAN (Storage Area Network) oggi emulano un modello iperconvergente. La chiave? Un progettazione software che combina un hypervisor, potenza computazionale e storage in un’unica soluzione estremamente scalabile e ad alta automazione come, ad esempio, il sistema Red Hat che triangola Linux, oVirt e storage GlusterFS, un sistema di archiviazione che promette massima sicurezza degli ambienti evitando ridondanze e sovrapposizioni.

“Stiamo lavorando sulla massima semplificazione ed efficienza – ha sottolineato Paul Cuzner, senior architect di Red Hat -. Uno dei nostri focus è che l’infrastruttura iperconvergente non deve essere vista come un pacchetto che, una volta acquistata una macchina virtuale, assorbe banda ed elimina i problemi legati alla gestione del back end dell’infrastruttura fisica. La chiave di volta è la semplicità gestionale, la possibilità di avere risorse illimitate, di poter pianificare la scalabilità computazionale delle risorse, con una facilità di implementazione, di utilizzo e di controllo inedite. Il tutto in modo indipendente dalla tipologia di azienda e dalle sue dimensioni”.

Il futuro? Sarà l’It as a service, attraverso le nuove versioni di una definizione del software a supporto della governance.

redazione TechTarget

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