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Il valore per l’impresa di IPv6

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Infrastruttura

Il valore per l’impresa di IPv6

Non può essere solo la paura della scarsità di indirizzi disponibili a spronare le organizzazioni ad abbracciare il nuovo protocollo. I benefici per il deploy di servizi personalizzati sono alti e la rapidità di distribuzione su molti apparati diversi non può non solleticare l’interesse dei CIO.

26 Mar 2012

di redazione TechTarget

Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a un interesse altalenante nei confronti dell’Internet Protocol versione 6 (IPv6). Durante questo periodo, diverse fonti hanno sviluppato miti e tattiche intimidatorie per indurre le organizzazioni a passare a IPv6, generando incertezze e dubbi su questa tecnologia “nuova”.

Oggi, ci sono pochissime reti e host IPv6 e la quantità di informazioni disponibili per gli specialisti di infrastrutture e operazioni in merito alle corrette modalità di transizione da IPv4 a IPv6 è scarsa.

Ma non lasciatevi scoraggiare… Il passaggio inevitabile a IPv6 è, in realtà, una buona cosa per la vostra organizzazione.

Il vostro obiettivo, nei prossimi mesi, sarà di iniziare a utilizzare la vostra base di conoscenze tecnologiche su IPv6 come le fondamenta per creare e promuovere un insieme più ricco e più ampio di servizi infrastrutturali.

 

I vantaggi per le aziende

IPv6 è in grado di supportare una nuova categoria di clienti. C’è una grande base di utenti non ancora valorizzata in Asia che si collega con dispositivi IPv6-only e può comunicare solo con gli host IPv6. Solo il 43% della popolazione mondiale accede attualmente a Internet e, in Asia, il tasso di penetrazione è appena del 20%. Quindi, non solo in Asia ma, in generale, in parecchi paesi in via di sviluppo, un’azienda potrebbe attingere a miliardi di clienti potenziali che stanno, sempre più rapidamente, arrivando a essere connessi alla grande Rete.

Un’altra opportunità risiede nella possibilità di un nuovo flusso di entrate derivanti dai servizi digitali. Che la vostra azienda produca automobili o fornisca un servizio, dovete essere consci che tutti gli operatori economici si stanno muovendo sul terrendo delle esperienze personalizzate.

 

Qual è la differenza tra IPv4 e IPv6?

La Internet Engineering Task Force (IETF) ha creato una nuova versione del protocollo Internet IPv4 che ne supera le limitazioni. Questo è IPv6.
Per le applicazioni e gli utenti, i protocolli sembrano molto simili, ma la realtà è ben diversa… Sì, è vero che entrambi possono essere implementati senza alcuna modifica alle infrastrutture IPv4, tuttavia, sono come due perfetti sconosciuti provenienti da diversi paesi che entrambi su una strada trafficata della città. Per capire perché non potranno mai comunicare l’uno con l’altro, è necessario guardare alle specifiche tecniche:

Un indirizzo IPv4 è composto da 4 byte (32 bit). L’intera gamma di indirizzi IP va da 0.0.0.0 a 255.255.255.255. Ciò rappresenta un totale di 4,2×109 possibili indirizzi IP per persona.

Gli indirizzi IP cambiano in modo significativo con IPv6. Gli indirizzi IPv6 sono lunghi 16 byte (128 bit), anziché 4 byte (32 bit). Sono, poi, generalmente, scritti di seguito, in una forma più complessa: E3D7: 0000:0000:0000:51 F 04:09 BC8: c0a8: 6420 o E3D7 :: 51F4: 9BC8: c0a8: 6420 o E3D7 :: 51F4: 9BC8: 192.168. 100,32. In virtù del numero maggiore di bit impiegati, IPv6 offre in sostanza a ogni persona presente oggi sulla Terra 5×1.028 indirizzi disponibili.

• La differente ampiezza dei due protocolli è proprio l’ostacolo che impedisce ai dispositivi basati sull’uno o sull’altro di comunicare tra loro. Visto che la stringa che definisce un indirizzo IPv6 è così lunga, le applicazioni IPv4 non riescono a “vedere” mai un indirizzo IPv6 completo. Per abilitare questo tipo di personalizzazioni, le applicazioni dovranno andare oltre il Network Address Translation (NAT) attualmente impiegato in qualsiasi ambiente di rete. IPv6 rimuove proprio la barriera del NAT. I servizi personalizzati creati per un utente dovranno tenere conto del fatto che questo potrà accedervi attraverso il nuovo protocollo. Bisognerà anche tenere conto della necessità ormai diffusa di funzionalità di calcolo distribuito su reti ad alta velocità e occorrerà, quindi, consentire la realizzazione di modelli flessibili di comunicazioni host-to-host.

Altro plus importantissimo di IPv6 è la possibilità di distribuire in tempo reale lo scambio di informazioni attraverso la collaborazione multi-modale. I dipendenti stanno diventando sempre più connessi e le aziende devono consentire la collaborazione tra i loro clienti, i fornitori e il personale interno. I dipendenti sono dotati di dispositivi che consentono la fruizione di applicazioni mobili, video, social networking e delle tecnologie cloud necessarie per interfacciarsi direttamente con i clienti e le funzioni di supporto.

La prossima generazione di applicazioni interpersonali basate su protocollo di comunicazione SIP (Session Initiation Protocol), tra cui il Voice-over-IP (VoIP) e le forme innovative di messaging, presenza virtuale e videoconferenza (VRVS) fa un uso efficace dei server centrali per consentire agli utenti di localizzarsi a vicenda, quindi connette gli utenti direttamente tra loro per permettere la realizzazione di comunicazioni host-to-host. Questo tipo di comunicazione si interrompe quando un utente ha a disposizione solo un dispositivo NAT.

 

Maggiore sicurezza

Il nuovo protocollo offre vantaggi tecnici al di là del sopra citato incremento esponenziale del numero di indirizzi IP. IPv6 richiede l’utilizzo di IPsec (Internet Protocol Security) che, secondo alcuni, funziona già oggi con il protocollo IPv4. Tuttavia, l’uso diffuso di traduzione degli indirizzi di rete in collegamento con IPv4 richiede delle soluzioni alternative.

Soluzioni alternative che significano, in sostanza, ritardi e sprechi, perché si traducono in errori di implementazione, configurazione manuale o extra supporto. IPv6 offre funzionalità di sicurezza integrate nella natura stessa del protocollo, aumentando in generale l’efficienza delle infrastrutture.

Un secondo vantaggio di IPv6 sono le sue funzionalità plug-and-play, che comprendono l’auto-configurazione e il supporto nativo agli indirizzi Anycast. Quest’ultima è una metodologia di indirizzamento di rete in cui vengono instradati datagrammi da un singolo mittente al nodo topologicamente più vicino in un gruppo di ricevitori potenziali, tutti identificati dallo stesso indirizzo di destinazione. Il risultato è la possibilità di fare il deploy facile su un gran numero di dispositivi abilitati a IP senza la necessità di doverli configurare ad hoc.

Networking semplificato

IPv6 offre anche opzioni che eliminano la necessità di supportare le vecchie funzionalità di IPv4. Con IPv4 è necessario un server DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) per distribuire gli indirizzi IP. Questo funziona molto bene se vi è un singolo server DHCP, ma non così bene quando ci siano più server che forniscono informazioni contrastanti. Può anche essere difficile ottenere che il sistema abbia lo stesso indirizzo dopo un riavvio (reboot) con DHCP e questo con ovvi problemi…

Con IPv6, il protocollo DHCP è in gran parte inutile, in virtù dell’autoconfigurazione automatica. I router forniscono all’host gli ultimi 64 bit di un indirizzo IPv6 e gli host generano autonomamente i primi 64, per formare un indirizzo completo attraverso Media Access Control (MAC). Non solo questo rende l’indirizzamento più semplice da gestire, ma crea anche gli indirizzi IP univoci per ciascun dispositivo. Sarà, così, possibile creare esperienze personalizzate per quello specifico dispositivo, a supporto delle più svariate attività d’impresa.     

redazione TechTarget

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