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I.Net: un gioiello tecnologico intelligente e… verde

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I.Net: un gioiello tecnologico intelligente e… verde

10 Giu 2009

di Antonio Santangelo

Un data center sofisticato con almeno cinque livelli di controllo di accesso progressivo; un sistema di allarmi sempre vigile; sistemi in grado di analizzare lo stato dei processi. Parliamo della business factory di I.net (ora parte di BT Italia). Un esempio di struttura tecnologica all’avanguardia che vede anche importanti scelte in chiave green.

Ai margini di Settimo Milanese, alla periferia nord-ovest di Milano, una costruzione massiccia, rossa e nera si staglia sul verde dei pochi campi coltivati ancora in azione. Come una portaerei, priva di finestre, racchiude il tesoro del terzo millennio, le informazioni delle centinaia di grandi e medie aziende che vivono sulla rete e che devono restare always on, sempre accese, raggiungibili. Quell’edificio è un prodigio di ingegneria, una combinazione di tecnologie innovative pensate nel massimo rispetto ambientale; nel suo tessuto nervoso transitano terabyte di informazioni, la linfa vitale che tiene “vive” alcune tra le principali aziende italiane. È la (quinta) Business Factory di I.Net (www.inet.it).
Nel 1994, quando in Italia Internet è sconosciuta al grande pubblico, si insedia alla periferia di Milano la prima azienda ad offrire hosting dedicato, sul modello di Aol, Compuserve, Genie; così è nata I.Net, primo grande data center italiano. Nella sede di Via Caldera, due anni dopo, erano ospitati i server dei maggiori quotidiani italiani e della Borsa su scaffali metallici imbullonati.
Nel 2001 entra nell’azionariato British Telecom, con ingenti capitali, e nasce il data center di Settimo Milanese, progenitore dell’attuale Business Factory, quarta release di data center nella vita dell’azienda. Ospitato in un edificio a U, per rispettare la ridondanza presente anche nell’attuale, dove hanno sede anche gli uffici dell’azienda, acquisita definitivamente da BT Italia (www.italia.bt.com) nel gennaio 2008.
Negli anni la missione di I.Net si è trasformata: prima provider di connettività, poi di servizi di rete via via più integrati con il business del cliente, sino al presidio della sicurezza delle applicazioni, in modo di assicurarne la piena operatività. La Business Continuity è diventata un obbligo per le aziende, non solo per le istituzioni finanziarie o per le multinazionali, per tutte le imprese. Essere sempre raggiungibili, disponibili, è diventato vitale; contro i pericoli e le minacce alla continuità operativa chi se lo può permettere delocalizza i propri server presso un provider; in tal modo, in caso di black out o terremoto, essere ospitati in un’altra città, quando non in un’altra nazione, permette di continuare ad operare. Delegare la protezione dei sistemi h24, tutela da attacchi maligni (DoS, denial of service). Il disaster recovery è divenuto una competenza sempre più spesso richiesta dai clienti; i data center devono essere dei Fort Knox dal punto di vista della sicurezza, ma anche avere l’affidabiltà di un’auto di Formula 1 e l’agilità di una start-up.
Queste sono le caratteristiche di un data center. Deve essere sicuro, presidiato, pienamente operativo; da qualche tempo, anche ecocompatibile, visti i costi dell’energia e il fenomeno del riscaldamento globale.
La Business Factory di I.Net è questo e anche qualcosa di più: è un enorme computer, una macchina sofisticata con almeno cinque livelli di controllo di accesso progressivo, un sistema di allarmi sempre vigile, sistemi in grado di analizzare lo stato dei processi. Qualora si verifichi un qualsiasi malfunzionamento il sistema cede il controllo al suo fratello gemello, autoescludendosi. Il tutto configura una soluzione “best class, a livello non solo europeo, ma internazionale.
Andrea Marini (nella foto), responsabile dello sviluppo delle Business Farm, ha seguito i lavori su progetto iniziale di Marco Negri, e parla con orgoglio delle componenti tecnologiche: “la Web Farm consiste in due edifici di sei piani, con una superficie totale di 14.400 mq, 5.500 di sale computer, il resto per l’infrastruttura. Gli impianti di condizionamento e spegnimento stanno all’esterno dell’edificio, dietro un’intercapedine protettiva in cemento armato, così non è necessario entrare nel cuore del data center neanche per la manutenzione, tantomeno per l’attivazione”. Nelle due ali dell’edificio sono collocati 6 trasformatori da 1,5 Megawatt ciascuno, 3 per sezione, e le due ali sono collegate da blindo-sbarre a 3200 Ampere per fornire in ogni istante un sistema ridondato in caso di guasto temporaneo di un’intera ala. Contro eventuali perturbazioni temporanee, o in occasione di manutenzioni straordinarie, le batterie di ogni armadio garantiscono un’autonomia di circa un’ora a pieno regime; 12 UPS da 600 kva e 12 Cross da 800 A, assicurano l’erogazione d’emergenza e la doppia ridondanza. In caso di blackout (come nel 2003) un sistema autonomo di generazione elettrica grazie a 4 motori Diesel CTM da 2 Megawatt con 45 m3 di gasolio assicura l’autonomia per 52 ore e il fatto che i server dei clienti non si arrestino mai. Marini insiste sulla sicurezza: “Tutti gli impianti hanno una ridondanza matriciale, cioè non solo verticale all’interno del singolo blocco, con un raddoppio in diverse zone del palazzo, ma anche in orizzontale tra un blocco e l’altro. Ciò significa che in caso di difficoltà a soccorso di una torre può intervenire l’altra con tutti i suoi impianti.
Il controllo della temperatura, garantita tra i 20 e i 23 °C, viene ottenuto grazie a 66 motocondensanti esterni da 84 Kw sul tetto del palazzo, 400 unità evaporanti e 20.000 metri di tubi in rame: i moderni rack di “blade machines” sviluppano calore sufficiente a cuocere una pizza, quindi il condizionamento è utile. Per garantire questi livelli di servizio serve una notevole quantità di energia, e infatti il suo uso efficiente è una delle sfide delle aziende che insistono su questo business. “La soluzione che adottiamo, già presente nell’altra web farm – dice Marini – è un piccolo capolavoro di sostenibilità e riuso intelligente delle risorse”. Per risparmiare elettricità, la dispersione di calore viene assorbita anche facendo circolare dell’acqua di falda, che a 15 °C coopera al contenimento della temperatura nelle sale dati. L’acqua viene poi riciclata nel territorio a 18,5ºC, temperatura ideale per le colture invernali, facendo felici i contadini della zona. Con il Comune di Settimo Milanese e limitrofi Marini sta anche pensando ci concludere un accordo per utilizzare l’acqua riciclata per il teleriscaldamento.
Il sistema antincendio consente un intervento mirato su singole aree dedicate, il monitoraggio avviene attraverso 2 sistemi Vesda. Se i focolai sono molti, 1000 sensori di rilevazione fumi attivano in 60 secondi 756 ugelli che rilasciano gas Argonite, fornito da 6 parchi da 25 bombole ciascuno, interconnessi in ridondanza.
Tutto questo “ben di dio tecnologico” viene monitorato costantemente via software insieme, ovviamente, ai servizi e alle applicazioni dei clientì, da squadre di tecnici che si alternano nelle 24 h, con un’affidabilità del 99,99% e certificazioni ISO 9001 per la Qualità e ISO/IEC per la sicurezza delle Informazioni. Dal Security Operation Center (Soc) si tengono sotto controllo il flusso di energia nei vari sistemi e nei diversi compartimenti, la temperatura degli ambienti, lo stato di funzionamento degli apparati, l’accesso al data center e alle singole sale.
“Per anni abbiamo avuto visite da tutto il mondo ai nostri data center” sottolinea Marini, “e oggi dentro BT siamo un punto di riferimento per queste soluzioni”. Al punto che sempre più spesso, su richiesta dei clienti, I.Net si propone come partner progettuale e tecnologico per quelle aziende che decidono di realizzare in proprio un data center.

Antonio Santangelo

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