HCI Nutanix nelle aziende sull’onda dell’hybrid cloud

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HCI Nutanix nelle aziende sull’onda dell’hybrid cloud

Le imprese oggi tendono a scegliere quali applicazioni e servizi IT conviene adottare sul public cloud e quali, invece, è più economico e in linea con le esigenze del business implementare on premise. Un segno di maturità nell’abbracciare il paradigma cloud all’insegna delle digital transformation

17 Dic 2019

di Riccardo Cervelli

Una decade di impegno per riproporre i vantaggi del modello cloud pubblico negli ambienti on-premise, con la proposta di infrastrutture iperconvergenti (HCI) in grado di replicare i benefici di questo modello all’interno delle mura aziendali, hanno premiato Nutanix. Oggi il vento favorevole all’hybrid cloud ha portato la software house californiana fondata da Dheeraj Pandey a mietere successi quali: il raggiungimento di un fatturato di 1,2 miliardi di dollari nell’ultimo anno fiscale, il superamento dei 14mila clienti a livello mondiale, il posizionamento come Leader nel Magic Quadrant Gartner HCI di novembre 2019, e l’ottenimento di un Net Promoter Score (NTS, la percentuale di utenti che raccomanderebbero agli altri un acquisto analogo al loro) del 92% secondo un sondaggio svolto fra 264 clienti.

“Dieci anni fa – racconta Alberto Filisetti, Country Manager Nutanix Italia – la nostra azienda ha debuttato con l’obiettivo di permettere alle imprese di usufruire on-premise delle utilità che trovavano nei cloud pubblici”. La proposta di Nutanix consisteva nell’implementare hyperconverged infrastructure, ossia soluzioni compatte di hardware compute, storage e networking preintegrati, su cui girava un software in grado di facilitare l’integrazione di queste soluzioni HCI negli ambienti preesistenti, abilitare l’erogazione servizi IT in stile cloud, e automatizzare gli aggiornamenti software.

L’hybrid cloud rilancia l’IT interna

Il successo di questo tipo di soluzioni è arrivato soprattutto in tempi di più recenti con la crescente propensione sul mercato ad adottare architetture di tipo hybrid cloud. “In passato – spiega Matteo Uva, Sales Manager Commercial Business, Nutanix Italia – molti utenti avevano optato per i servizi public cloud per evitare gli investimenti iniziali in tecnologie che potevano invece sfruttare off premise in modalità pay-per-use. Senonché, in molti casi, si sono accorte che, nel medio-lungo termine, per alcuni servizi IT si poteva risparmiare di più con l’implementazione on premise”.

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A tagliare la testa al toro, come già accennato, è arrivata la maturazione dei modelli hybrid cloud e multi cloud. “Grazie alle nostre soluzioni – spiega Christian Turcati, Sr. System Engineer Manager Nutanix Italia -, i dipartimenti IT possono sia analizzare le diverse opzioni di implementazione delle applicazioni e delle infrastrutture, sia attuare queste decisioni, con l’agilità, la flessibilità e la sicurezza richieste per realizzare le strategie di digital transformation”.

Mentre da un lato numerose ricerche sottolineano un graduale spostamento verso il coud, l’edizione 2019 dell’Enterprise Cloud Index di Nutanix (commissionato alla società di analisi Vanson Bourne e basato su oltre 2.600 interviste a decisori IT a livello globale) ha evidenziato che il 73% delle organizzazioni (82% in Italia) è propenso a spostare alcune applicazioni importanti dal cloud pubblico all’on premise. Il 22% del campione pensa di farlo per cinque o più applicazioni. “Questo trend – precisa Uva – ci porta anche a specializzare maggiormente i nostri partner che lavorano a stretto contatto con le aziende”.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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