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Gestire il data center: serve visibilità per avere controllo

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Gestire il data center: serve visibilità per avere controllo

26 Ago 2014

di Arianna Leonardi

Per seguire le necessità del business, la flessibilità diventa il requisito principe del Ced moderno. Una piattaforma software di Dcim permette di ottenere visibilità su tutti gli asset informativi e di facility, restituendo capacità di pronto intervento e ottimizzazione delle infrastrutture. La strategia di Schneider Electric raccontata da Massimo Galbiati, Solution Engineering Director della società.

Nel nuovo modello di data center ridisegnato da cloud, mobility e big data, la parola d’ordine è agilità (la capacità di riconfigurarsi dinamicamente alle richieste e alla velocità del business), un requisito che discende direttamente dalla possibilità di vista complessiva e governance su tutte le risorse fisiche e virtuali del Ced.

Massimo Galbiati, Solution Engineering Director di Schneider Electric

“Oggi – riporta Massimo Galbiati, Solution Engineering Director di Schneider Electric – la maggior parte dei data center non ha una piattaforma di gestione, visualizzazione e controllo delle infrastrutture. Senza una soluzione software di Dcim (Data center infrastructure management) risulta davvero difficile soddisfare le esigenze applicative e di servizio dell’azienda, tant’è che, secondo una recente survey Idc, il 50% degli intervistati negli ultimi 12 mesi ha avuto un fermo dovuto ad un errore umano; una percentuale che può salire addirittura al 70% nel caso di grandi Ced, ovviamente più complessi da gestire”.

In questo contesto, la visibilità e la trasparenza sugli asset attraverso una tecnologia Dcim giocano un ruolo decisivo, consentendo di accelerare l'identificazione dei problemi e delle aree di miglioramento all’interno del data center.

Nello specifico, la proposta di Schneider Electric si concretizza nella suite modulare StruxureWare for Data Centers, che integra una serie di tool dedicati alla gestione dell’infrastruttura (Dcim, appunto) e della facility (Dcfm), fornendo funzioni di data collection, monitoraggio e automazione unite a funzionalità di pianificazione e implementazione per una visione d’insieme multiforme su tutti i sistemi fisici critici. Ma l’offerta del vendor si sposta oltre, verso un indirizzo consulenziale: “Mettiamo a disposizione dei clienti – spiega Galbiati -, un team specializzato in grado di fotografare lo stato attuale delle infrastrutture attraverso i nostri strumenti di analisi e raccolta dati così da fornire un report, elaborato sulla base di metodologie consolidate, che dia evidenza delle operazioni e dei percorsi di aggiornamento del data center, individuando il Roi degli interventi prospettati e andando a chiudere eventuali gap tecnologici limitanti il business”. Il tutto con l’obiettivo di ottimizzare gli impianti, ridurre i consumi e recuperare efficienza (proprio sul tema dell’efficientamento energetico si sono concentrati gli ultimi sviluppi della piattaforma StruxureWare, grazie alla partnership con Vigilent che ha permesso di integrare la piattaforma Dcim con la soluzione di ottimizzazione dei sistemi di raffreddamento sviluppata dalla startup californiana).

“Tra i punti di forza della nostra strategia – sottolinea il manager -, la modularità della suite (facilmente integrabile con l’esistente grazie all’utilizzo di tecnologie aperte) permette di proseguire nel viaggio evolutivo del data center gradualmente e in modo incrementale, partendo magari con poche funzionalità da estendere e ampliare nel tempo. Inoltre, attraverso la serie di servizi a corollario della soluzione, il cliente ha la possibilità di essere accompagnato nell’iter di implementazione, utilizzo e ottimizzazione delle infrastrutture, soprattutto in caso di mancate competenze interne”.

Nella vision di Galbiati, un punto chiave nella roadmap di ammodernamento del datacenter è “un avvicinamento tra le persone con background Ict e quelle con competenze in materia di facility, che molto spesso, per via del differente know how, non riescono a collaborare in maniera fattiva”. Ecco che allora le soluzioni Dcim diventano un trait d'union tra le i due mondi, “un ponte in grado di rompere le barriere tra le persone e favorire il dialogo” offrendo una base comune per una duplice vista (componenti informative e di impianto) sull’intero complesso del data center.

Arianna Leonardi

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