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Citrix: oltre la server virtualization

pittogramma Zerouno

Citrix: oltre la server virtualization

04 Nov 2009

di Giampiero Carli Ballola

Con una proposta che comprende e integra tecnologie di virtualizzazione dei server, dei desktop e delle applicazioni, la società offre una soluzione end-to-end per affrancare la funzione It dai costi crescenti della manutenzione e gestione quotidiana dell’infrastruttura e delle operazioni

MILANO – La missione di Citrix Systems (www.citrix.it), si legge nel suo sito, è di “rendere qualsiasi organizzazione una struttura on-demand in cui le informazioni siano protette e accessibili facilmente e istantaneamente da qualsiasi punto e con qualsiasi dispositivo”. Interpretata in chiave di offerta questa frase sintetizza l’evoluzione che negli ultimi anni l’ha portata dall’essere l’indiscusso numero uno dell’application delivery a diventare un nome di punta nella virtualizzazione end-to-end. Quella cioè che comprende ed integra le tecnologie per gli ambienti server del data center con quelle destinate al software applicativo e al posto di lavoro dell’utente finale. Una soluzione che si rende sempre più necessaria per colmare il gap tra un’erogazione di servizi It che tende alla centralizzazione e al consolidamento e una fruizione tendente ad essere, al contrario, sempre più ubiqua, mobile e indipendente dai dispositivi utilizzati.
Come ricorda Aldo Rimondo, Country manager per l’Italia della società (nella foto in alto), nel relativamente breve tempo passato dall’acquisizione di XenSource, Citrix ha costruito un’offerta articolata che si basa su tre colonne. La prima è XenServer, soluzione di server virtualization che, a livello di enterprise data center, compete direttamente con Vmware e, in parte, anche con Microsoft. Diciamo in parte perché, osserva Rimondo, la strategia Citrix verso il gigante di Redmond è più che altro di ‘coopetition’: “ci siamo concentrati nel proporre quelle parti, come il backup e recovery e gli strumenti di gestione delle macchine virtuali che possono essere installate anche su HyperV di Microsoft e ne completano le funzionalità”. L’altra colonna è XenApp, che è un’evoluzione di Presentation Server (che a sua volta derivava dal vecchio Metaframe) e che essendo lo standard di fatto nell’application delivery resta il core business della società, mentre la terza è XenDesktop. Quest’ultimo è un sistema completo di Virtual Desktop Infrastructure che va ad indirizzare una domanda ancora in via di definizione ma che, specie nelle grandi organizzazioni, sta emergendo con forza.
“Il problema – continua Rimondo – è sempre quello di ridurre la spesa della gestione corrente, che si mangia i tre quarti del budget It. La server virtualization offre una risposta chiara, che i clienti afferrano al volo e che sono i primi a chiederci, ma resta il fatto che la maggior parte della spesa corrente va nella manutenzione dei Pc e nel risolvere i problemi degli utenti. Occorre quindi rendere indipendente l’uso delle applicazioni aziendali rispetto al punto di accesso, trasformando il desktop in un elemento virtuale, in pratica un file gestito all’interno del data center, che viene reso fruibile da parte dell’utente senza essere vincolati all’hardware. Ed è questo il nuovo obiettivo”. Ed è ovviamente la proposta di Citrix.

Struttura di canale di valore
Per portare questa sua offerta al mercato, che in Italia è soprattutto quello della PA e delle aziende del credito della sanità e delle Tlc, Citrix si avvale di una struttura di canale alla quale viene chiesta competenza tecnica ma anche di business, “specialmente – dice Rimondo – nella capacità di valutare il Roi del cliente, che è una cosa fondamentale”. Parliamo quindi dei grandi system integrator (Elsag, Engineering, Eds-Hp e così via), ma anche di una rete di partner più piccoli ma dotati di competenze in campo applicativo e architetturale che non sono facili da trovare. Una “fortuna” (come dice Rimondo) che Citrix però si trova ad avere grazie all’esperienza che i suoi partner consolidati hanno maturato nel mondo dell’application delivery, dove la società si è sviluppata e dal quale muove alla conquista dei suoi nuovi obiettivi.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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