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Distribuzione ibrida delle applicazioni: perché nell’app economy gli ADC sono fondamentali al business

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Tech InDepth

Distribuzione ibrida delle applicazioni: perché nell’app economy gli ADC sono fondamentali al business

19 Mag 2017

di Francesca Carli da Digital4

Con il diffondersi della tecnologia mobile, l’avvento dell’app economy e l’imporsi del BYOD, il mondo dell’IT aziendale si trova a dover gestire la distribuzione delle applicazioni in un’ottica agile e DevOps per soddisfare utenti sempre più esigenti. Gli ADC sono l’asso nella manica per giocare bene la partita

La rivoluzione digitale ha cambiato radicalmente il mondo del lavoro. L’ufficio tradizionale e il classico orario di lavoro hanno subito una metamorfosi profonda: il fenomeno BYOD ha destrutturato i confini spaziali e temporali e la tecnologia mobile ha reso liquido – o forse sarebbe meglio dire etereo – il perimetro della rete  aziendale.

I numeri confermano questo trend: secondo Gartner, il 40% dei dipendenti delle grandi aziende oggi lavora anche dal proprio smartphone e dal proprio pc. Questo utilizzo di dispositivi mobili – sia per uso privato che professionale – e l’evoluzione delle tecnologie correlate ha reso gli utenti estremamente esigenti: i consumatori digitali non sono più abituati ad aspettare, mal tollerano gli errori di sistema, vogliono interfacce intuitive, si aspettano di ottenere dai loro device le risposte che cercano in maniera rapida, completa, efficace e sicura.

Per rendere più fluida la governance servono gli Application Delivery Controller: che cosa sono? Gli ADC sono appliance di rete realizzate per ottimizzare le prestazioni delle applicazioni distribuite attraverso il web: ormai ampiamente riconosciuti come alleati chiave dell’azienda, gli ADC aiutano le applicazioni ad adattarsi alle reti e ai protocolli utilizzati oggi, a garantire prestazioni ottimali e a non presentare rischi per la sicurezza dell’utente o del business.

Gli ambienti applicativi di oggi e il ruolo degli ADC

Il punto di partenza della governance è che la scrivania dell’ufficio non è più l’unico luogo di lavoro. Possiamo essere pienamente operativi anche quando ci troviamo in metropolitana, sul treno, a casa, per strada, dai clienti, dai fornitori, al bar e talvolta persino in aereo, grazie a uno smartphone, un tablet o il nostro pc, una connessione internet e qualche app. Le imprese, in questo contesto, devono saper garantire ai propri dipendenti applicazioni aziendali costantemente accessibili e tanto performanti quanto quelle utilizzate per le attività personali e lo svago. Affinché l’organizzazione funzioni a pieno regime, infatti, gli utenti devono poter utilizzare le applicazioni critiche in modo semplice e sicuro, da tutti i tipi di rete (anche al di fuori delle mura aziendali).

Questa fluidità operativa e questa velocizzazione dei processi si riflette in una evoluzione culturale che ogni azienda proiettata verso il futuro dovrebbe abbracciare, secondo un approccio agile e DevOps. Le imprese infatti, per essere competitive, devono diventare più agili. E per farlo stanno modificando la modalità di distribuzione e gestione delle applicazioni, implementando nuove applicazioni basate su microservizi. Dal canto loro, però, le applicazioni tradizionali non sono scomparse. E per le infrastrutture di rete questa situazione comporta una serie di complessità: le imprese, mentre sviluppano procedure agili per le nuove applicazioni di microservizi DevOps, devono ancora mantenere anche le consuete prassi IT. Per colmare il divario tra questi due ambienti applicativi, si punta dunque all’adozione di infrastrutture di distribuzione delle applicazioni ibride.

Le 3 caratteristiche essenziali di un ADC efficace

Secondo gli esperti, per superare le sfide legate alla gestione di un’infrastruttura di distribuzione delle applicazioni ibrida e colmare il divario tra la distribuzione tradizionale e di microservizi, un Application Delivery Controller deve presentare tre caratteristiche essenziali.

#1 Supporto per più formati – All’interno dell’ambiente applicativo – fisico, virtuale e containerizzato – un ADC deve saper offrire formati per ogni posizione, con funzionalità coerenti su tutte le piattaforme. In questo modo, indipendentemente da dove venga implementato l’ADC, sarà possibile contare sulla disponibilità dello stesso codice di base e delle stesse caratteristiche.

#2 Gestione centralizzata – Per ottimizzare le prestazioni è importante che l’ADC fornisca un sistema di gestione capace di supportare, da un’unica console, gli ADC in tutti gli ambienti.

#3 Capacità di integrazione – L’ADC ottimale è in grado di integrarsi con i sistemi di orchestrazione del cloud (per gli ambienti virtualizzati) e con i sistemi di orchestrazione e gestione dei container (per le applicazioni basate su microservizi). In questo modo, a prescindere dall’ambiente, l’Application Delivery Controller può essere istanziato per supportare le nuove istanze di applicazioni implementate in modo dinamico.

Grazie a queste caratteristiche, gli ADC oggi forniscono già un notevole valore alle organizzazioni IT garantendo la distribuzione sicura di applicazioni e dati all’utente. Secondo gli esperti, questi strumenti continueranno ad evolversi di pari passo con le applicazioni. Per via del software-defined networking, è sempre più necessario che gli ADC funzionino as a service. I protocolli di rete ruotano sempre più attorno alle applicazioni: di conseguenza gli ADC devono adattarsi e diventare più automatizzati con l’obiettivo di garantire un’ottimizzazione e una protezione uniformi per ogni tipo di applicazione.

Francesca Carli da Digital4

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