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Windows Azure: il SaaS targato Microsoft

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Windows Azure: il SaaS targato Microsoft

16 Dic 2008

di Riccardo Cervelli

Al Pdc2008 di Barcellona, Ray Ozzie ha lanciato il kernel di un sistema operativo “on the cloud” che consentirà agli sviluppatori di creare soluzioni che integrano applicazioni “on premise” e sulla “nube”. Il tutto nell’ottica della strategia “ibrida” Software plus services che distingue la visione del “cloud computing” di Microsoft da quella dei concorrenti

Forte accelerata nella strategia Software plus Services di Microsoft. Ovvero la versione in salsa Redmond del paradigma It emergente rappresentato dal “cloud computing” e dal SaaS (software as a service). Una proposta, quella targata Microsoft, che fa leva su un modello ibrido di It installato all’interno delle aziende, nelle case o sui device mobili (giacché i confini tra computing business e consumer, e tra It e Tlc sono sempre più sfumati) e tecnologie software e hardware residenti nella “nube”.
Nel corso della Microsoft Professional Developers Conference 2008 (Pdc2008), tenutasi recentemente a Barcellona, Ray Ozzie, chief software architect del vendor, ha annunciato quella che è la tecnologia che permetterà di abilitare in modo ottimale la strategia Software plus Services. Si chiama Windows Azure, ovvero lo strato di servizi cloud-based che sta alle fondamenta dell’offerta denominata Azure Services Platform, un insieme di servizi che risiedono sui datacenter di Microsoft. Grazie all’utilizzo di Windows Azure e dei componenti di Azure Services Platform, gli sviluppatori potranno realizzare soluzioni che sfruttano in modo integrato tecnologie nella “nube” e installate on-premise, cioè all’interno delle mura aziendali. Le possibilità di composizione sono tantissime e possono essere definite tenendo in considerazione gli investimenti It già effettuati, le nuove necessità software o hardware legate a cambiamenti di business model, le competenze acquisite, la disponibilità o meno di connessioni a larga banda e così via.
Microsoft, insomma, vuole presentare una nuova offerta che permette di cucire – o riadattare – su misura delle diverse esigenze, soluzioni e infrastrutture It in grado di capitalizzare sull’esistente ma anche sfruttare le nuove opportunità offerte dal cloud computing. Per fare questo propone una tecnologia che assegna ruoli sia agli sviluppatori tradizionali – quelli che utilizzano, per esempio, gli ambienti di sviluppo .Net o Visual Studio – sia a quelli che si sono specializzati negli standard Internet (Http, Rest, Ws, AtomPub etc.).
Con Windows Azure, software house, system integrator, service provider non verranno – promettono da Microsoft – “disintermediati”, poiché gli interlocutori delle aziende resteranno loro. Il loro valore aggiunto, però, tenderà a spostarsi sempre più sulla capacità di integrare i software e gli hardware esistenti nelle imprese con tecnologie cloud-based, evitando loro, per esempio, di acquistare nuovi server o altre applicazioni solo per affrontare momenti particolari del business. Allo stesso tempo i partner di Microsoft potranno, grazie all’uso Windows Azure e di Azure Services Platform, sviluppare proprie applicazioni SaaS che sfruttano, in modo trasparente all’utente, i componenti fondamentali della Azure Services: Windows Azure for Services, che offre un ambiente di service hosting e management, storage scalabile e risorse di calcolo e di networking; Windows Sql Service, che consente di fornire un’ampia gamma di servizi database e di reporting; Windows .Net Services, che rappresentano implementazioni service-based di concetti del framework .Net, come il workflow e il controllo degli accessi; Live Services, un menu di servizi che consentono agli utenti di memorizzare, condividere e sincronizzare contenuti e informazioni attraverso molteplici device, e infine Microsoft SharePoint Services e Microsoft Dynamics Crm Services per la gestione di contenuti business, la collaborazione e lo sviluppo rapido sulla “nube”.
Oltre a quelli di Windows Azure e Windows Azure for Services, Microsoft ha annunciato anche il lancio di Microsoft Online Services.
Disponibili da novembre negli Stati Uniti e dalla prossima primavera in Europa, sono application Microsoft erogate direttamente dai suoi datacenter. L’offerta include Exchange Online, SharePoint Online, Microsoft Dynamics Crm Online, Office Communications Online e Office Live Meeting. Gli sviluppatori potranno suggerire ai loro clienti di utilizzare queste applicazioni, senza doversele reinventare ogni volta, e concentrarsi sullo sviluppo delle funzionalità più “spinte” necessarie alle singole aziende o tipologie di mercati verticali. Microsoft è convinta che i suoi partner potranno continuare a ottenere margini interessanti grazie all’aspetto “ibrido” del modello che propone, e che si pone in concorrenza con le strategia di cloud-computing di Google o Amazon. Che non sono presenti sul mercato con un’offerta end-to-end di Microsoft (dalle applicazioni ai sistemi operativi a quelli di management) né dispongono di un ecosistema di partner che conosce le aziende in modo capillare.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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