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Modernizzare le applicazioni: come e con quali strumenti

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Modernizzare le applicazioni: come e con quali strumenti

10 Nov 2009

di Patrizia Fabbri e Vittorio Arighi

Coesistenza di decine di applicazioni sviluppate in diverse modalità e periodi, in ambienti differenti: è questa la situazione del parco applicativo della maggior parte delle aziende italiane di medio grandi dimensioni. Dai risultati dell’indagine realizzata da ZeroUno in collaborazione con NetConsulting e Micro Focus, condotta nel mese di dicembre su un campione di 78 aziende, vediamo come le aziende italiane utilizzano le proprie applicazioni e quali strade adottano per "modernizzarle"

All’interno di ogni azienda esiste un parco applicativo molto variegato dove coesistono ambienti differenti con applicazioni sviluppate in diverse modalità e periodi. Come valorizzare questo patrimonio al fine di renderlo allineato alle esigenze di nuove funzionalità ed efficienza da parte degli stakeholder aziendali? Come usare al meglio e sviluppare nuove funzioni di applicazioni già presenti in azienda? 
Per capire come le aziende italiane si stanno orientando per utilizzare al meglio le applicazioni aziendali ZeroUno ha realizzato, nei mesi di novembre e dicembre 2008, in collaborazione con NetConsulting e la sponsorship di Micro Focus, l’indagine online “Patrimonio applicativo: come valorizzarlo?” 
Il panel dell’indagine è composto complessivamente da 78 aziende attive, con maggiore frequenza (44,9% dei casi), nei comparti Industria, Servizi, Distribuzione e Commercio. La restante parte del campione mostra una maggiore incidenza nei comparti Ict (19,2%) e Finanza – Banche e assicurazioni (11,5%). Da un punto di vista dimensionale, il panel appare pressoché equamente suddiviso tra aziende di dimensioni limitate, con meno di 250 addetti (43,6%) e realtà di maggiori dimensioni, indicativamente con più di 500 addetti (44,8%); le aziende di medie dimensioni (con un numero di addetti compreso tra 251 e 500 addetti) rappresentano l’11,6% del campione. I partecipanti all’indagine, nella maggioranza dei casi (57,7%), ricoprono il ruolo di responsabile Ict; il 14,1% ha, invece, ruoli di responsabilità in altre funzioni business; il 12,8% rappresenta addetti Ict di livello inferiore; la restante parte degli interlocutori è composta da liberi professionisti (3,8%) e da figure professionali business di varia specializzazione (11,5%).
Da un punto di vista economico, le aziende del campione destinano la maggioranza del proprio budget It complessivo, mediamente il 62,3%, alla gestione delle spese correnti, mentre la quota destinata all’avvio di nuovi progetti risulta pari al 37,7%, percentuale piuttosto elevata soprattutto se analizzata alla luce dei valori medi delle realtà aziendali italiane (dove il rapporto è classicamente 80/20) e della resistenza significativa da parte del top management a riconoscere il contributo dell’It nella crescita aziendale.
    
Dotazione e analisi del parco applicativo 
Nella maggioranza dei casi (67,9%), l’area It dispone di figure professionali dedicate alla gestione delle relazioni con le altre funzioni business, per essere in grado di rispondere più efficacemente alle esigenze aziendali. Tale percentuale è destinata ad aumentare in futuro; l’11,5% dei partecipanti all’indagine, infatti, ha dichiarato la possibilità di dotarsi di figure professionali di questo tipo.
Per quanto riguarda la dotazione di applicazioni, il 74,4% del panel dispone di un portafoglio applicativo composto da meno di 100 applicazioni (la metà delle aziende ha dichiarato di avere meno di 50 applicazioni), gran parte delle quali sono mission critical e, nella maggioranza dei casi, gestite internamente. Le aziende del campione mostrano una propensione significativa all’utilizzo di risorse interne per lo sviluppo applicativo (31,7%) ma prevale il ricorso al mercato, complessivamente dichiarato dal 67% circa delle aziende; in tal caso, le imprese tendono ad acquisire package di mercato poco personalizzati (25,1%) o a rivolgersi a fornitori It per maggiori personalizzazioni (21,9%); la personalizzazione spinta di package di mercato è stata dichiarata da un numero inferiore di aziende (19,9%); l’adozione di soluzioni SaaS/On demand appare ancora molto limitata.

Figura 1: Analisi del parco applicativo, incidenza e parametri
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Il parco applicativo delle aziende del panel è nella maggioranza dei casi ben monitorato (figura 1); soprattutto le applicazioni core sono soggette periodicamente ad attività di analisi volte a valutarne il grado di adeguatezza o, al contrario, di obsolescenza (43,6%). Tali analisi poggiano su molteplici parametri tra cui spiccano: fattori tecnici, in particolare l’integrabilità con altre applicazioni (62,1%) e anche l’adozione di tecnologie di sviluppo recenti (43,1%); fattori aziendali, ovvero la generazione di benefici business (53,4%) e la coerenza con le competenze presenti in azienda (51,7%); fattori economici, soprattutto costi di manutenzione sostenibili (51,7%).
In genere, dalle attività di analisi emerge la consapevolezza che l’obsolescenza delle applicazioni sia piuttosto significativa e questo comporta la considerazione di un livello medio – alto di inadeguatezza complessiva (per il 31% del campione) del parco applicativo.
   
Strategie evolutive del parco applicativo
Nel medio periodo, le strategie evolutive delle aziende sui propri parchi applicativi sono riconducibili a tre ambiti, in ordine decrescente di priorità: interventi di miglioramento, in ottica sia di ottimizzazione sia di manutenzione (correttiva o piccolo evolutiva); interventi di modernizzazione, sia per rispondere a dismissioni tecnologiche sia per beneficare dei nuovi ambienti open sia, in misura inferiore, per passare a una logica SaaS; interventi di riscrittura, anche in chiave Soa,  e di re-platforming. Le aree applicative che saranno molto probabilmente più impattate da progetti di ottimizzazione e modernizzazione sono classificabili in due categorie: quelle caratterizzate da una maggior tradizione di utilizzo che hanno, quindi, basi installate mediamente più obsolete (ad esempio, Amministrazione Finanza e Controllo, Intranet, Document Management ecc); gli ambiti applicativi che, più di altri, sono stati interessati dalla nascita di nuove funzionalità (per esempio, Business Intelligence).

Figura 2: Principali strumenti a supporto dell'ottimizzazione applicativa
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Tra gli strumenti a supporto dell’ottimizzazione applicativa, le aziende del panel ritengono più valide le architetture di Application Portfolio/ Performance Management (figura 2), insieme alle soluzioni per l’ottimizzazione del Change Management e alle più tradizionali soluzioni di testing.
Il 93,6% del panel dispone di soluzioni di Application Portfolio/ Performance Management e per quanto riguarda la tipologia di funzionalità fornite, si evidenzia che  le soluzioni adottate a oggi supportano molteplici funzionalità tra cui vanno segnalati: monitoraggio del funzionamento delle applicazioni (76,7%, segnalazione di malfunzionamenti); identificazione delle cause del malfunzionamento (63%); Software Asset Management (50,7%). Tra le funzionalità desiderate, le risposte dei partecipanti all’indagine hanno indicato un particolare interesse a dotarsi di soluzioni: poco costose, soprattutto in termini di Tco ma anche, indirettamente, relativamente all’overhead dei sistemi; facilmente integrabili con sistemi di Service Level Management e di trouble ticketing; facilmente monitorabili grazie anche a sistemi di diagnosi preventiva, peraltro poco presenti nelle soluzioni a oggi adottate (citate solo dal 20,5% dei rispondenti). La gestione di applicativi Soa e che utilizzano Web Services non sembra, invece, essere un elemento prioritario forse anche per l’incidenza, ancora scarsa, di questa tipologia di architetture.

Figura 3: I fattori di freno e di spinta all'investimento in soluzioni a supporto dell'ottimizzazione applicativa, analisi dimensionale
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Come evidenziato in figura 3, i principali fattori di freno agli investimenti in soluzioni a supporto dell’ottimizzazione applicativa riguardano prevalentemente aspetti economici e sono legati al costo della soluzione e all’assenza/scarsezza di budget. Altri fattori riguardano elementi sia endogeni sia esogeni all’azienda: nel primo caso, le decisioni di investimento vengono frenate dal Top Management che in genere ha altre priorità; nel secondo caso, le aziende non sono adeguatamente stimolate dal mercato e, non avendo una buona conoscenza delle offerte esistenti, non avviano alcun tipo di investimento. Guardando ai fattori di stimolo, gli investimenti in soluzioni a supporto dell’ottimizzazione applicativa rispondono, sia pur con diversi gradi di urgenza, a esigenze: business, di miglioramento della soddisfazione degli utenti interni ed esterni delle applicazioni; economiche (costi di gestione della manutenzione e anche consumo energetico dell’hardware); di aumento dell’efficienza (riduzione tempi di risoluzione dei malfunzionamenti, aumento della disponibilità degli applicativi); di efficacia nel diagnosticare preventivamente i malfunzionamenti e nell’identificare le componenti It critiche per lo svolgimento di determinati processi.
L’adozione di framework e standard per l’It Governance è stata dichiarata dal 73,1% delle aziende del panel. Si tratta di un utilizzo piuttosto significativo anche se concentrato su un numero limitato di strumenti: Itil è, infatti, il modello più adottato (61,4% delle risposte) mentre Cmmi e Cobit sono stati citati da percentuali nettamente inferiori di aziende, rispettivamente pari al 22,8% e al 17,5%. Da segnalare, infine, il 19,3% di aziende che ha dichiarato un’adozione parziale di tali strumenti e un uso intenso di soluzioni proprietarie/sviluppate in house e, in alcuni casi, di soluzioni personalizzate. Il risultato dipende in gran parte dal fatto che le aziende incontrano molte difficoltà ad avviare concretamente framework e metodologie che sono generalmente di complessa attuazione.
   
Investimenti e fornitori
Ad oggi, la maggiore intensità di investimento nell’ambito dell’IT Portfolio Management ha riguardato le aree dell’Application Asset/ Portfolio Management e dell’Hardware Asset/ Portfolio Management. Per il 2009, dovrebbe permanere una forte attenzione sull’Application Asset/ Portfolio Management per il quale viene previsto un incremento degli investimenti mentre, al contrario, una contrazione degli sforzi economici dovrebbe riguardare l’Hardware Asset/ Portfolio Management. Per le altre aree, le risposte del panel mostrano una sostanziale stabilità degli investimenti in area Project Portfolio Management e una forte riduzione degli investimenti in ambito Network Asset/ Portfolio Management. 
Analizzando le risposte relative al budget destinato alla gestione delle applicazioni, la maggior parte delle aziende indica una sostanziale stabilità (34,6% negli ultimi due anni e 28,2% nei prossimi due); una buona percentuale ne dichiara l’aumento (37,2% negli ultimi due anni e 33,4% nei prossimi due); mentre una parte ne indica la riduzione (28,2% nei passati due anni e 38,4% nei prossimi due).

Figura 4: Le caratteristiche ideali di un fornitore di soluzioni di Application Portfolio / Performance Management
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Quali sono le richieste che il panel rivolge ai fornitori di soluzioni e servizi di Application Portfolio/ Performance Management? In primo luogo le aziende chiedono una forte capacità di capire le loro esigenze  (e anche di anticiparle, nel caso dei vendor di servizi) e significative competenze in ambito tecnologico (fornitori di soluzioni) e di processo (società di servizio). Guardando ai soli fornitori di soluzioni (figura 4), assumono una forte importanza il rapporto prezzo/ prestazioni e l’uso di tecnologie innovative; sono invece meno importanti l’offerta di soluzioni Soa compliant e open e, più in generale, le modalità di licensing.

 


Figura 5: Le caratteristiche ideali di un fornitore di servizi di Application Portfolio / Performance Management
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Analizzando le società di servizio (figura 5), sono molto apprezzate le capacità consulenziali anche in termini di attenzione al Roi e l’indipendenza tecnologica; anche in questo caso le competenze Soa non sono ritenute fondamentali. In entrambi i casi, le caratteristiche aziendali, quali referenze, solidità economica, presenza internazionale, non sono generalmente considerati criteri di scelta significativi.

* Vittorio Arighi è Practice Leader di NetConsulting

Patrizia Fabbri e Vittorio Arighi

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