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Infocamere: innovazione a base open source

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Infocamere: innovazione a base open source

21 Lug 2015

di Riccardo Cervelli, Riccardo Cervelli

La società di servizi It delle Camere di Commercio mira sempre a essere allo stato dell’arte delle tecnologie, come quando passò dal mainframe ai sistemi aperti, dai server Unix a quelli x86. Ora è in prima linea nell’utilizzo del software a sorgente aperto, rispondendo comunque alle esigenze di un servizio “core”. E l’open source diventa anche modello di innovazione.

Il software open source guadagna terreno nei servizi pubblici strategici per il sistema Paese. Lo dimostra il caso di Infocamere, la società di Ict delle Camere di Commercio italiane, di cui gestisce il patrimonio informativo ed i servizi. Secondo una recente rilevazione, ogni giorno i server di Infocamere processano 28 milioni di richieste web https e 19 milioni di transazioni di back end, provenienti dalle circa 10 mila postazioni di lavoro distribuite fra 105 Camere di Commercio e 253 sedi distaccate. In totale si arriva a circa 47 milioni di transazioni al giorno: “InfoCamere – fa notare Massimo Bergamasco, responsabile della Funzione Tecnologie – eroga alcuni dei servizi di interesse nazionale, assegnati alle Camere di Commercio, come parte del sistema della Pubblica Amministrazione”. Basti citare il Registro elettronico delle Imprese, che oltre a rappresentare una forma di pubblicità legale per le aziende, ne costituisce l’anagrafe economica, uno strumento di lavoro fondamentale per effettuare ricerche sulla “salute” delle imprese da parte di altre aziende, professionisti, cittadini e della Pa.

Massimo Bergamasco, responsabile della Funzione Tecnologie di Infocamere

Quando hanno iniziato a penetrare nel patrimonio tecnologico di Infocamere i software open source? “Prima ancora di questi, hanno fatto capolino gli open system. Una rivoluzione – racconta Bergamasco – che abbiamo iniziato alla fine degli anni Novanta. È stato allora che abbiamo dismesso tutti i sistemi mainframe per implementare, come sistemi mission critical, server Unix con sistemi operativi Hp-Ux e Solaris”. Sono trascorsi quindi pochi anni prima che in Infocamere, al termine “open”, si associasse anche quello di “source”. La graduale penetrazione, cominciata in sordina nel 2001 con i primi open source web based, si è pian piano estesa attraverso i sistemi linux, le piattaforme web based e i framework di sviluppo open. “Nel 2008 – continua il Responsabile della funzione tecnologie di Infocamere – dopo aver apprezzato la maturità di molte soluzioni open source, abbiamo dato inizio a un progetto di sostituzione dei server Unix con sistemi Linux basati su architettura Intel x86”.

Il sorgente libero e i livello di servizio

In Infocamere, continua a spiegare Bergamasco, “la migrazione alla tecnologia x86 ha permesso di accelerare ulteriormente il cammino verso una sempre maggiore scalabilità orizzontale, e non solo verticale. Al posto di un unico server high-end con 120 motori, o di pochi server Unix che rappresentavano singoli point of failure, con il rischio che la rottura di una macchina potesse bloccare per ore interi servizi, abbiamo iniziato a implementare un numero crescente di server x86 e ad apprezzare i benefici di una sempre maggiore clusterizzazione. In questo modo, ogni applicazione gira su più nodi ed è quindi possibile garantire la continuità di servizio anche in caso di guasto di una singola Cpu”. Secondo un censimento recente, nel data center principale di Infocamere a Padova sono presenti 238 server fisici, 1.348 server virtuali e 217 server blade. Nel data center di disaster recovery situato a Milano, invece, sono installati 57 server fisici, 459 server virtuali e 53 server blade.
Nel 2009, mentre progrediva l’introduzione dell’architettura x86, in Infocamere si è iniziato a implementare estensivamente Linux, come sistema operativo. “Come distribuzione Linux – continua Bergamasco – abbiamo optato per Red Hat Enterprise Linux, in quanto, oltre a perseguire l’obiettivo di ridurre l’Opex [i costi operativi, che nel caso dei software rappresentano soprattutto quelli di manutenzione, ndr], avevamo quello di preservare e aumentare i livelli di servizio. Secondo un campionamento effettuato nel 2014, abbiamo raggiunto un livello del 99,94% di disponibilità end-to-end del servizio erogato da tutto lo stack tecnologico [sistema operativo, server, storage, rete – ndr]”. Con il ricorso alle versioni enterprise (al sistema operativo si sono aggiunte altre piattaforme open source Data Base e di middleware tra le quali Red Hat JBoss), la scelta di adottare soluzioni open source che seppur coraggiosa può presentare dei rischi in termini di stabilità, è garantita dall’assistenza fornita dai vendor. Un atteggiamento plausibile per un’azienda certificata Iso 9000 e Iso 27001, che deve sottostare a obblighi severi in termini di qualità del middleware installato e del patching di sicurezza, “requisiti – aggiunge Bergamasco – che possono essere soddisfatti da fornitori di classe enterprise”.

L’open source anche come modello di innovazione

Enrico Notariale, Responsabile della Struttura Organizzativa Architetture di Infocamere

Il ricorso al software a sorgente aperto, nel caso di Infocamere, non risponde unicamente all’obiettivo di una riduzione dei costi, ma anche a quello di catalizzatore dell’innovazione. E non solo perché diminuire gli investimenti per l’acquisto di licenze e per la manutenzione dei software già di per sé libera risorse a favore dell’ammodernamento dell’hardware e degli applicativi. “L’utilizzo dell’open source – spiega Bergamasco – ci fa fare passi avanti verso la standardizzazione delle tecnologie e dei processi It: essendo a codice aperto, queste soluzioni adottano standard internazionali invece di standard proprietari. Con l’utilizzo di software proprietario è più difficile e costoso introdurre discontinuità nei processi di sviluppo applicativo o modificare il middleware sottostante”. Interviene Enrico Notariale, Responsabile della Struttura Organizzativa Architetture di Infocamere, cui fanno capo i gruppi che si occupano di middleware e sicurezza, e che rappresenta un punto di contatto con i team di sviluppo applicativo: “Adottare l’open source significa non solo dotarsi di prodotti, ma anche di nuovi framework di sviluppo e di modelli organizzativi. Pensiamo, per esempio, ai framework di sviluppo Java, che ormai sono diventati degli standard. Utilizzando questi approcci tecnologici e di processo, i prodotti finali diventano portabili e interoperabili, hanno un ciclo di vita più lungo e comportano meno costi, anche perché per la loro manutenzione si possono sfruttare competenze facilmente reperibili nel mercato. Ad oggi, in Infocamere utilizziamo circa una ventina di soluzioni tecnologiche di tipo open source enterprise, quali ad esempio: Nagios, MySql, Liferay, Pentaho, Zimbra, e una quindicina di tipo community, come Drupal, Postgress, Tomcat”. Operare a contatto con il mondo open source ha un’influenza anche sul modus operandi e sull’organizzazione dei dipartimenti It. “Confermiamo – aggiunge Bergamasco – il trend che vede il modello open source ‘contaminare’ il modo di lavorare all’interno delle aziende. Constatiamo un aumento della propensione all’innovazione, al riuso, alla collaborazione e al problem solving”. Oltre che continuare a essere utente, Infocamere pensa anche di fornire il proprio contributo al mondo open source? “Stiamo accarezzando l’idea – risponde Notariale – di rendere open source alcune soluzioni sviluppate internamente. Al momento l’ipotesi è al vaglio del top management”.

I progetti futuri, sempre all’insegna dell’open

La fase più importante della migrazione dalle architetture Risc a quelle x86 e dai sistemi operativi proprietari a Linux è ormai conclusa. A partire dal prossimo autunno, i tecnici It di Infocamere saranno impegnati nell’evoluzione dei progetti di virtualizzazione in un’ottica più multipiattaforma e cloud. “Ad oggi – spiega Bergamasco – oltre l’80% dei server è virtualizzato. All’inizio abbiamo scelto VMware, l’apripista di tutti i virtualizzatori, ma successivamente abbiamo aperto le porte del Data Center anche ad altre soluzioni di virtualizzazione presenti sul mercato [per adottare un approccio multi vendor, ndr], senza escludere l’open source e sempre facendo salva la nostra esigenza di garantire la qualità e la continuità dei servizi”. Quanto al paradigma cloud, il responsabile delle tecnologie di Infocamere ci informa che “abbiamo già creato un cloud interno e abbiamo iniziato a utilizzare il framework OpenStack per fornire servizi di personal storage. Tutto ciò fa parte di una strategia evolutiva a favore di una sempre più ampia digitalizzazione delle Camere di Commercio all’interno del Sistema Paese”.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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