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Rockwell: unire con l’It uffici e fabbriche contro la crisi

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Rockwell: unire con l’It uffici e fabbriche contro la crisi

09 Feb 2012

di Giampiero Carli Ballola

Dalla crisi dell’industria si esce solo innovando, e per Rockwell Automation l’innovazione, passa necessariamente da un’integrazione tecnologica tra Mes, Erp e Scm. Per permettere ai sistemi che in fabbrica controllano la produzione di dialogare in tempo reale con quelli deputati alla gestione del business dell’azienda e il flusso delle forniture.

Ci sono, nell’informatica come altrove, delle rivoluzioni clamorose ed evidenti, come fu il Pc ed ora è il mobile; altre altrettanto importanti ma meno visibili, come è stato il Tcp/Ip ed ora è il cloud; e altre ancora che sebbene portatrici di grandi contenuti innovativi non fanno rumore e la cui evidenza resta confinata agli ‘addetti ai lavori’. A quest’ultima categoria si può ascrivere la rivoluzione in atto nei sistemi di governo e controllo dei centri di produzione (Mes, Manufacturing Execution System), che nascono nei primi anni ’80 per portare in fabbrica una rivoluzione analoga a quella che sta moltiplicando l’efficienza del lavoro d’ufficio. Per evitare inutili sovrapposizioni con gli altri sistemi presenti in un’azienda manifatturiera le funzioni di un Mes sono da una decina d’anni definite da uno standard (Ansi/Iso-95) che nella gerarchia funzionale dei sistemi aziendali lo pone a un livello intermedio tra i sistemi che gestiscono le risorse e i prodotti (Erp e Plm) e quelli che controllano macchinari e linee di produzione. Al Mes spetta quindi il delicato compito di tradurre dati e informazioni quantitative e qualitative riguardanti l’offerta nella realizzazione dei relativi prodotti. È lo snodo tra il business e quello che gli americani chiamano il “plant floor”.
Sarà perché oggi le fabbriche sono ambienti lontani dall’esperienza e dalla memoria collettiva, dove si muovono più robot che operai, ma è un fatto che, a parte la stampa strettamente di settore, delle tecnologie, e in particolare dell’It, per la produzione, si parla poco. Ma una rivista come la nostra, che vede l’informatica come mezzo per competere meglio, non poteva trascurare quello che è appunto tra i più efficaci mezzi di competitività di cui un’azienda manifatturiera può disporre. Per questo siamo andati alla Manufacturing Perspectives & Automation Fair, uno dei maggiori eventi del settore, che nell’anno del ventennale si è svolta recentemente a Chicago.
In realtà, l’Automation Fair è l’annuale convention degli utenti, degli Oem e dei partner tecnologici e di canale di Rockwell Automation, ma, grazie all’importanza di questa società nel mercato dei sistemi per il manufacturing, sia negli Usa (che bene o male restano la prima economia industriale del pianeta e dove Rockwell è il numero uno) sia altrove, è diventata una ‘vetrina’ essenziale per capire che sta succedendo in generale nel settore. Tanto che, conscia di questa funzione, la stessa Rockwell ha dato all’evento una marcata impronta interdisciplinare, affiancando ai temi tecnologici interventi di taglio economico, politico e sociale.
Rockwell Automation è una realtà da 6 miliardi di dollari di fatturato e 21 mila dipendenti diretti che attraverso una dozzina di marchi, dallo storico Allen-Bradley, che data dal 1903 ed è il capostipite della società, al più recente Rockwell Software, nato nel 1994, fornisce un’amplissima gamma di prodotti, soluzioni e servizi (solo le novità presentate a Chicago erano 64) a decine di Oem e a migliaia di aziende utenti seguite da 450 uffici in 80 paesi. Investe in R&D il 4% dei proventi e il rapporto con l’It è stretto: la connettività Ethernet e Tcp/Ip per i suoi prodotti risale al 1993; lavora da anni con Intel per l’impiego dei processori di rete ad alte prestazioni nell’automazione industriale e ha appena stretto un accordo strategico con Cisco. E come vedremo, si tratta di un rapporto che si va intensificando.
Siamo, lo sappiamo bene, in una crisi globale. Ma come uscirne? Una possibile risposta arriva da Keith Nosbusch (nella foto), Chairman e Ceo di Rockwell Automation, che nel suo discorso ne fa la base della strategia di sviluppo della società.
In sintesi, la situazione è questa: per la prima volta dal tempo della prima rivoluzione industriale l’economia dei paesi in via di sviluppo supera quella dei paesi industrializzati. Non potendo agire né sul costo dei materiali, che tende globalmente ad aumentare, né su quello del lavoro, che non può competere oggi con quello di Cina, India o Brasile, l’unica strada per la ripresa dell’Occidente resta l’innovazione. Questa deve esplicarsi in due direzioni: la modernizzazione degli impianti produttivi e l’ottimizzazione della supply chain. Oggi Rockwell è presente in fabbrica con prodotti software che migliorano sia la qualità dei processi, e quindi la produttività, sia la qualità dei prodotti, rendendoli più competitivi. Nella supply chain invece offre soluzioni per definire processi di fornitura che siano agili ma, soprattutto, sostenibili economicamente e nel tempo. Quello che ora sta facendo è fondere queste due cose in un’offerta che in qualche modo integri i processi di fornitura e di produzione creando delle sinergie a vantaggio di entrambi. Come lo sta facendo, l’abbiamo chiesto a Nosbusch nell’intervista che ci ha dato a margine della conferenza-stampa.
“Le tecnologie di base stanno convergendo. Diventa possibile quindi integrare Erp, Scm e sistemi di comunicazione in una piattaforma che permetta di collegare i processi operativi dell’azienda a quelli dei fornitori, per dare al demand management la capacità di agire, ottimizzandoli, su entrambi”. Quindi, secondo il Ceo di Rockwell, bisogna investire su sistemi d’information management in tempo reale e su un’infrastruttura internet-based che aiuti a condividere le informazioni e a prendere rapidamente decisioni da tradurre in dati per la produzione. “La partnership con Cisco che abbiamo annunciato – prosegue Nosbusch – ci aiuterà a creare un’architettura di comunicazione che sarà estesa alla connettività wireless e ai dispositivi mobili.” Con prudenza, però, “perché usare un sistema wireless in fabbrica – conclude Nosbusch – presenta problemi di sicurezza che non saranno risolti prima di uno o due anni”.

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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