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Oracle: i muscoli e la testa

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Oracle: i muscoli e la testa

21 Nov 2005

di Stefano Uberti Foppa

Un’analisi sul percorso delle famiglie di prodotti Peoplesoft e Siebel all’interno del grande disegno di integrazione applicativa Fusion di Oracle (nella foto il Ceo Larry Ellison). Con uno sguardo ai problemi attuali e alla strategia futura

SAN FRANCISCO – Nei primi giorni dopo l’annuncio dell’acquisto di Siebel da parte di Oracle (avvenuta lo scorso 12 settembre), inevitabilmente l’attenzione generale di analisti e stampa si era concentrata su come la società di Ellison avrebbe potuto ‘metabolizzare’ un’altra grande acquisizione (dopo quella Peoplesoft avvenuta, per 10,3 miliardi di dollari, lo scorso gennaio), quale sarebbe stato il percorso di integrazione tecnologica e quali le eventuali sovrapposizioni organizzative e di offerta. Insomma, l’euforia tipica di un’operazione di primo livello, fatta per acquisire tecnologia e clienti e per affermare, al contempo, la propria forte volontà di essere Numero Uno.

Charles Phillips
, presidente della società e i visitatori nell’area exhibition

Non tutti i giorni, infatti, si sborsano 5,85 miliardi di dollari per acquisire un’azienda, fino a ieri principale concorrente di Sap sul mercato Crm (secondo Amr Research, con una quota del 13%, un punto in meno rispetto al colosso tedesco) e diventare così il leader del segmento in un sol colpo.
Ma, diciamocelo francamente: sono considerazioni “da copertina’’, distanti dalle esigenze reali delle aziende e soprattutto dal progetto strategico di una società, Oracle, che sta piuttosto giocando tutte le sue carte per diventare uno dei principali player Ict mondiali di riferimento agli occhi degli utenti, per supportarli nello sviluppo dei loro business. Uno di quei global competitor che, in anni non sospetti, Gartner aveva ipotizzato si sarebbero contati sulle dita di una mano. Questa è la direzione che, dalle recenti acquisizioni, sembra avere ormai intrapreso Oracle con tutto il suo ecosistema di partner. E le dichiarazioni di Ellison, rilasciate alla stampa americana poco dopo l’acquisto di Siebel, sembrano davvero rafforzare questo nostro convincimento: il Ceo ha infatti sostenuto la necessità, per Oracle, di giungere in un lasso di tempo abbastanza breve, ad una dimensione aziendale (di fatturato) doppia rispetto all’attuale, passando così dagli 11,8 miliardi di dollari dell’esercizio 2005 ai circa 30 miliardi di dollari. E questo attraverso una strategia di aumento delle vendite e di continue acquisizioni (magari di dimensioni inferiori alle ultime due).
E’ allora in questa direzione che possiamo meglio inquadrare l’acquisizione di Siebel e dei suoi 3,4 milioni di utenti; come una mossa che rende Oracle in grado di puntare alla leadership tra i vendor di applicazioni business in genere; e questo anche perché il Crm, all’interno del mercato delle licenze di applicazioni enterprise, rappresenta, con il 32%, la quota maggiore, con un trend che gli analisti giudicano in crescita media annua tra l’8 e il 10% almeno fino al 2008.
Ad Ellison farà certo piacere aver staccato Sap nel mercato Crm (il ”ragazzo” è alquanto competitivo…), ma è soprattutto la chiara definizione di sviluppo strategico, l’Oracle Project Fusion, nel quale anche questa acquisizione va a calarsi, a rendere più soddisfatto (e più tranquillo) l’intero management della società. E infatti soprattutto di questo si è parlato al recente OracleWorld di San Francisco, al quale ZeroUno ha direttamente partecipato, e di come anche Siebel rappresenti un tassello, pur importante, nel percorso di offerta globale dell’azienda.
Al mega evento californiano, che ha raccolto circa 35 mila partecipanti tra clienti, analisti e stampa, con invitati di prestigio (tra cui i Ceo di Hp/Mark Hurd, Sun/Scott Mc Nealy e Intel/Paul Otellini), un’exhibition con 300 espositori, 800 sessioni, 100 user group e oltre 3000 partner, emerge un profilo di azienda, Oracle, con un substrato tecnologico fortissimo, un’offerta di applicazioni vasta e completa (le proprie, quelle ereditate dall’acquisizione Peoplesoft ed ora quelle Crm di Siebel – tra l’altro proprio durante l’Oracle World è stata ufficializzata un’altra acquisizione, la G-Log, una società di applicazioni di logistica per l’analisi, la pianificazione e l’ottimizzazione di ogni aspetto del flusso informativo di una supply chain), un’offerta di middleware (Oracle Fusion Middleware) che oggi vale 843 milioni di dollari e che si pone come un interlocutore visibile rispetto ad una tendenza degli utenti a ridurre il numero dei propri vendor (soprattutto in ambito applicativo), individuando un ristretto gruppo di fornitori di prima fascia sui quali puntare per essere supportati nello sviluppo dei propri business.
Guardiamoli allora un po’ più nel dettaglio questa strategia globale e gli annunci effettuati all’Oracle World (vedi anche riquadro), che rappresentano il percorso di ‘’Fusione’’ tra le diverse piattaforme dell’offerta.
Ricordiamo che oggi le famiglie di prodotti esistenti Oracle e-Business Suite 11i10 – Peoplesoft Enterprise 8.9 – JDE Enterprise One 8.11 – Jde World ed ora anche la suite applicativa Crm di Siebel, pur continuando ad essere singolarmente supportate vedono già una sorta di osmosi funzionale poiché si calano all’interno del Progetto Fusion, una visione di architettura Service oriented che si compone però di concreti “pezzi di software” (middleware) composti dalla famiglia Oracle Fusion Middleware, il cui compito è proprio quello di  armonizzare le diverse piattaforme rendendole sempre più integrate funzionalmente attraverso alcune meta-tecnologie, una flessibilizzazione dei processi, funzioni di scalabilità, business intelligence integrata, gestione di metadati per rendere l’ambiente informativo sempre più univoco e integrato.

Un’architettura per la Fusione applicativa
Anzi proprio a San Francisco questo middleware è stato “sistematizzato” attraverso l’annuncio della Oracle Fusion Architecture (Ofa). Si tratta, in sintesi, di un insieme di tecnologie, rigorosamente basate su standard, che Oracle considera essenziali per una “fusione delle applicazioni” tra loro e dettaglia i collegamenti e le integrazioni tra mondo applicativo, middleware e tecnologie Grid. Il tutto in un’ottica Soa (Service oriented architecture).
I livelli dell’architettura sono numerosi. Si parte da un’infrastruttura Grid basata sul data base Oracle 10g e il middleware Fusion, gestiti dall’Oracle enterprise manager e Grid control. Su questa piattaforma possono risiedere le applicazioni Oracle, quelle sviluppate direttamente dagli utenti e quelle degli Isv. L’architettura comprende poi tre livelli di controllo e di gestione rappresentati da Fusion Service Registry (servizi per l’integrazione applicativa dei processi, dei dati e dei metadati – definisce in pratica tutti i web services per le applicazioni Oracle, le interfacce di integrazione per i web services delle terze parti e i servizi per i metadati); il Fusion Service bus (l’ambiente runtime per i servizi applicativi – multi protocol routing, messages transformation, service and event mediation); il Business Process Orchestration, (incorpora tecniche di monitoraggio e gestione di processi basate sul Fusion middleware Bpel – Business Process Execution Language). Un altro livello architetturale è rappresentato da strumenti di business intelligence e da tecnologie middleware di Bam – Business Activity Monitoring. Per finire con un livello unificante rappresentato dallo Unified Portal basato su Oracle collaboration suite 10g e Oracle Portal.
In altri termini ci troviamo, con tutto questo middleware, nel vero cuore della strategia del Progetto Fusion di Oracle. Passa infatti da queste interfacce di integrazione e di gestione di processi il grande disegno Oracle di costruire una singola suite di applicazioni in cui fondere il “best of the best”, nonché la possibilità, attraverso l’utilizzo rigoroso di tecnologie middleware standard based, di poter rendere organica e integrata funzionalmente nell’ambiente ogni nuova tecnologia acquisita che Oracle riterrà adeguata all’arricchimento del proprio portafoglio di offerta (Peoplesoft, Siebel, G-Log, Retek, quest’ultima anch’essa “strappata” a Sap e specializzata in soluzioni di finance, risorse umane, pianificazione, gestione della supply chain per il mercato retail…) e alla propria strategia di global competitor.
Va però sottolineato un messaggio chiave lanciato da Charles Phillips, presidente di Oracle, durante i lavori, agli utenti delle diverse famiglie di prodotto: “Continuate ad usare le vostre applicazioni. Project Fusion ha il compito di rendere il più facile possibile l’upgrading qualora le esigenze del vostro business lo richiedessero. Ma la società garantirà il supporto alle vostre applicazioni ancora per anni”.
Dietro questa affermazione generica, in realtà esiste una significativa estensione, annunciata all’Oracle World, alle policy di supporto delle applicazioni (update di prodotto, funzioni di sicurezza, specificità legate a regole fiscali, legali e normative, certificazione con versioni di terze parti, nuove release e supporto tecnico) e delle tecnologie middleware. Una strategia, la Oracle Lifetime Support Policy, che si divide in tre fasi: il Premier Support (supporto standard di cinque anni per le tecnologie data base e Fusion middleware e per le applicazioni dell’E-Business Suite, JdEdwards Enterprise One, JD Edwards World e Peoplesoft Enterprise, oltre ad ipotizzare fino al 2013 alcune tipologie di supporto tecnico su applicazioni JDEdwards e Peoplesoft); l’Extended Support (che estende, ad un costo addizionale, il Premier Support per altri tre anni su specifiche release e consente l’upgrade alle future applicazioni e tecnologie Oracle); il Sustaining Support (consente l’accesso alle principali release nonché al relativo supporto tecnico). Anche Larry Ellison, nel suo key note speech di chiusura della manifestazione, tra i punti principali su cui si è voluto espressamente soffermare vi è quello della “tranquillità” per gli utenti: “Vogliamo che sia semplice per voi muovervi verso nuove funzionalità ma non vogliamo assolutamente crearvi delle complicazioni – ha detto il Ceo parlando alla sterminata platea di clienti e partner del Moscone Convention Center di San Francisco – Se le vostre attuali applicazioni vi soddisfano perfettamente non esiste alcun problema. E’ una possibilità evolutiva, quella che vi offriamo, un’actractive destination, ma sta a voi e alle vostre esigenze di business decidere”.

Siebel e gli altri
Nel frattempo non ci si può nascondere il complesso e non breve percorso di integrazione che Oracle ha di fronte per rendere “Fusion compliant” l’intera suite applicativa Crm di Siebel (e anche di Peoplesoft). Ad oggi, applicazioni Crm si trovano nelle suite di Oracle, Peoplesoft e JdEdwards e quindi l’orchestrazione non sarà proprio una cosa semplice.
Di fatto già esiste un percorso di integrazione “Fusion oriented” definito dall’azienda per la suite applicativa Siebel. Ed esistono naturalmente alcuni elementi di razionalità che hanno guidato Oracle in questa acquisizione e che dovrebbero consentire un’integrazione organizzativa e di mercato, tra le due aziende, non traumatica. In primis l’obiettivo strategico prima citato: il Crm è il segmento di mercato, tra le applicazioni, oggi a più alta crescita. Siebel è la società leader (con Sap) del segmento; le due società disponevano di un elevato numero di utenti e partner comuni e questi ultimi, secondo Oracle, dovrebbero trovare nuove opportunità dall’ingresso in un sistema di offerta più ampio. Quindi…si poteva fare, ed ora la suite applicativa Crm di Siebel sarà il riferimento centrale, a livello di feature e funzionalità, per lo sviluppo della strategia applicativa Crm di Oracle Fusion (mentre, come al solito, viene garantito il supporto sui futuri rilasci di release di prodotto delle singole soluzioni Crm Oracle e Siebel). E attorno a questo portafoglio articolato di soluzioni Crm, Oracle muoverà, a seconda del peso specifico delle diverse soluzioni nei differenti settori di industria, le variegate competenze ricavate dalle acquisizioni nonché l’ecosistema di terze parti che rappresenta un importantissimo patrimonio da valorizzare e da coinvolgere nello sviluppo dell’integrazione funzionale prefigurata da Fusion.
E in conclusione sta proprio in quest’area la maggiore incertezza che può derivare dalla strategia “espansionistica” di Ellison per portare Oracle ad una dimensione sempre più da global. Se infatti non c’è alcun dubbio che le migliaia di sviluppatori e tecnici di supporto (13 mila circa in Ricerca e Sviluppo e 5000 nel licencing e product support) focalizzati su una chiara strategia di middleware di integrazione come il Project Fusion sapranno dare risposte ineccepibili sul piano della tecnologia, su quello del modello di business Oracle dovrà “farsi le ossa” ed affiancare alla propria strabordante cultura tecnologica che contraddistingue la società fin dalla sua nascita nel 1977 una modalità di approccio allo sviluppo progettuale, alla condivisione del business dell’utente, ad una flessibilità operativa ed organizzativa che solo il tempo potrà dire se diventerà il vero punto di forza o di debolezza della società di Mr Lawrence Ellison.

 

 

 

 

ANNUNCI IN PILLOLE

Accordo importante quello raggiunto tra Oracle e Ibm per consentire alla famiglia di prodotti Wabsphere di Ibm di poter essere un ambiente run time addizionale per le applicazioni che fanno parte di Project Fusion. L’obiettivo dichiarato è quello, attraverso l’utilizzo di tecnologie middleware standard di assicurare il supporto a utenti comuni alle due aziende.

-Estensione di un paio di anni dell’accordo Oracle-Dell. Quest’ultima continuerà a vendere server e storage con software Oracle bundled (data base, Real appplication cluster, Fusion middleware). Inoltre Dell potrà ora rivendere nei propri sistemi anche l’E-Business Suite e le applicazioni JDEdwards.

-Accordo Oracle-Ingram Micro per aggredire ancora di più il mercato Pmi (Smb). Ingram Micro recluterà centinaia di Var per espandere la comunità di solution provider che implementino la tecnologia Oracle.

-Capacità “Hot-pluggable” per Fusion Middleware. Numerosi prodotti della piattaforma middleware Fusion di Oracle sono stati  resi meglio integrabili con i prodotti middleware di Ibm, Microsoft e Sap.

-Componente chiave di Fusion middleware, è stata annunciata la release 3 di Oracle Application Server 10g, per lo sviluppo di applicazioni service oriented su architettura Grid. Tra le nuove feature, miglioramenti al JDeveloper e all’Application Developer Framework, web service facilities e altro.

-Il Project Megagrid, lanciato nel 2004 da Dell, Emc, Intel e Oracle ed ora nella Fase II, ha determinato la messa a punto di una serie di best practice per la gestione di elevate quantità di calcolo e soprattutto del relativo bilanciamento elaborativo in un’architettura Grid. Alla Fase II è stato annunciato l’ingresso di Cisco.

-Annunciato un nuovo programma di supporto integrato per Isv, il “Single Stop support”. Un selezionato gruppo di Isv sperimenterà un supporto più collaborativo con Oracle (con accesso dedicato al supporto da parte di team specialistici, valutazioni di software, supporto 24×7, valutazioni di configurazioni, ecc) per ridurre il tempo di realizzazione di una soluzione da proporre al cliente

di una soluzione da proporre al cliente

 


Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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