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DAGLI USA – Un giorno al Mit Sloan Cio Symposium

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DAGLI USA – Un giorno al Mit Sloan Cio Symposium

25 Giu 2011

di Roberto Dolci

Un simposio che coinvolge 750 Cio, un centinaio tra professori e giornalisti, ed altrettanti fornitori dove si esplorano i trend a supporto di produttività e organizzazione del lavoro da qui ai prossimi anni

In quest’anno di residenza negli Usa sono già stato al Mit alcune volte, ma sempre per incontri ristretti che mi avevano impedito di vedere tutto il campus. Finalmente in occasione di questo simposio ho l’occasione di girare per laboratori, aule, attrezzature sportive e giardini: lo spettacolo è notevole e la cura e pulizia degli spazi è più tipica di un albergo che non di un luogo di studio. Dal tour del Mit, che come l’Italia compie 150 anni, si capisce come possano chiedere oltre 30.000 dollari all’anno per ogni studente: cifra che sale a 55.000 dollari quando si tiene conto del vitto e alloggio. Mi assicurano che solo il 2% degli studenti paga di tasca propria, mentre gli altri usufruiscono di borse di studio di merito: un segnale di meritocrazia.
Al simposio partecipano quasi 750 Cio, poi un centinaio tra professori e giornalisti, e altrettanti fornitori che in buona parte sostengono la spesa dell’evento. Siamo accolti in un ampio teatro dove si tengono gli interventi dei principali esperti, per poi dividerci in gruppi di lavoro più raccolti. Io punto al “Workplace 2015”, dove si esplorano i trend a supporto di produttività e organizzazione del lavoro da qui ai prossimi anni. Altre sessioni entrano nei dettagli del social media marketing e del cloud.
Vado a riassumere gli spunti su cui ho trovato maggior convergenza tra relatori e partecipanti.
Innanzitutto le priorità nell’agenda dei Cio, che vedono Agilità del business e Produttività dell’utente al primo posto pari merito, seguiti sul podio da Crm e Business Intelligence.
Un dato impressionante è che in soli due giorni in America si accumula la stessa quantità di dati che si è accumulata dall’inizio della storia dell’umanità al 2003. Questo significa che il dato è sempre più dettagliato e “live”, ovvero da usufruire rapidamente, e di conseguenza le aziende devono cercare di sfruttare connessioni, correlazioni, analisi dei trend in modo molto più rapido del passato, cercando opportunità di business immediate. È questa l’Agilità richiesta dal business, fondata su un ecosistema di infrastrutture, strumenti e applicazioni informatiche architettate per poter cambiare rapidamente e facilmente.
In questo contesto è evidente che la produttività dell’utente non può più essere interpretata relativamente a processi meccanicistici inquadrati da organizzazioni rigidamente definite. Al contrario, la produttività si deve trovare nel notevole grado di indipendenza d’azione e in una “disponibilità” che confonde la sfera lavorativa con quella personale.
In entrambi i casi il ruolo del Cio è quello dell’architetto, che predispone infrastrutture e fornisce una serie di strumenti senza necessariamente sapere in dettaglio cosa e come verrà fatto, proprio perché la ricerca di opportunità di business immediate non è prevedibile.
A un livello inferiore, e se vogliamo più concreto, troviamo l’enfasi su Crm e BI. Nel primo caso l’accento è posto su una forte collaborazione Cio – Cmo (Chief Marketing Officer) per ricercare nuovi modi di fare intelligence, di analizzare la leva del pricing, di promuovere brand e prodotti, e quindi sviluppare strategie di marketing innovative. Come già per la produttività, si dà per scontata la completa integrazione di social network e altri strumenti “consumer”: scontata ovviamente per le generazioni Millenium e Y, ma molto importante anche per i Baby Boomers. E di nuovo l’aspetto organizzativo vede una “confusione” dei tradizionali ruoli organizzativi, demarcati rigidamente: il marketing diventa interesse e quasi compito di ogni persona in azienda.
La Business Intelligence ha il compito di prendere questa quantità di dati e trasformarla in informazioni utili, raccomandazioni e scenari per aiutare il continuo processo decisionale del business. I Venture Capital presenti al simposio hanno presentato alcune start-up promettenti, focalizzati su tecnologie che processano tera di dati in minuti, con attenzione sempre maggiore ai destrutturati e alla semantica, e grazie a nuovi strumenti statistici che riducono il “rumore”.
Dopo le priorità, è anche interessante rivedere lo scenario di riferimento. Da un lato il cloud pubblico è considerato ancora immaturo, sia dal punto di vista sicurezza, sia di governance architetturale. Tralasciando abrasive battute su alcune delle aziende partecipanti, tutti si sono trovati concordi nel giudicare ancora primitivi i meccanismi e processi per definire nel dettaglio la sensibilità dell’informazione e il controllo del suo posizionamento. In un caso, a seguito di banale furto fisico di 5 dischi, il fornitore non è stato in grado di specificare al cliente quali dati fossero stati persi, e tantomeno il cliente è riuscito a capirlo. In quest’ambito molti attendono di vedere se Sap, in cloud con Amazon, si dimostrerà efficace.
Totalmente opposto il giudizio sul private cloud e anche “consortile” (dove si conoscono gli altri clienti utilizzatori): la tecnologia è compresa e i progetti sono conclusi o quasi. I vantaggi della virtualizzazione anche in termini di agilità (non solo riduzione costi) sono notevoli.
Nel mio gruppo di lavoro su “Workplace 2015” l’attenzione principale è la produttività. Gli scenari che si profilano sono interessanti, anche se poi da ricondurre al quadro gius-laboristico del singolo paese:
Per i lavoratori che si limitano all’orario d’ufficio ci sono thin client e social network aziendali mirati alla produttività (ed eliminare la mail). Viene presentato uno studio che dimostra come le ore effettivamente lavorate, rispetto alle otto ore giornaliere, passino da 6.30 a 7.10
Per gli altri lavoratori che accettano o cercano flessibilità, le soluzioni It sono mirate alla collaborazione e accesso continuo. A queste si aggiungono soluzioni organizzative mirate anche alla famiglia del lavoratore, per averlo/a disponibile molte ore al giorno. In questo scenario le ore lavorate arrivano a 12, e in pratica si ottiene una confusione completa tra sfera lavorativa e personale.
Un altro aspetto è la separazione tra dipendenti e professionisti: lo scenario al 2015 è di avere un numero molto inferiore di dipendenti, intesi come persone che lavorano esclusivamente per un’azienda. Strumenti e trend economici fanno pensare che sempre più persone cercheranno molteplici datori di lavoro, lavorando sempre più a progetto che non a ore. La valutazione del personale passa da un processo strutturato a una raccolta di “like” nel corso del proprio lavoro, che automaticamente propongono premi e punizioni alla fine dell’anno.
Una riflessione che chiude la sessione riguarda il ruolo della globalizzazione e delle diverse norme di legge presenti nel mondo. È vero che scenari come quelli descritti sopra sono completamente illegali in molti paesi, il più citato ad esempio la Germania, ma è pur vero che sono gli Stati Uniti che escono dalla crisi con la maggior crescita mondiale in produttività. In pochi anni il divario in reddito e qualità della vita tra Cina e Usa si è ridotto notevolmente, e l’aumento di produttività americana ha spento l’enfasi sull’outsourcing per comprimere i costi. L’information technology ha quindi un ruolo fondamentale nel trasformare la qualità della vita, confondendo i tradizionali confini tra sfera professionale e personale, tra capo e subalterno, tra strategia ed esecuzione.

* Roberto Dolci è Cio di un’azienda medio grande italiana e lavora negli Usa. Osserva, per conto di ZeroUno, le evoluzioni più interessanti del fenomeno Ict d’oltreoceano.

Roberto Dolci