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Adobe, obiettivo standard aperti

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Adobe, obiettivo standard aperti

05 Giu 2006

di Gianni Rusconi

L’acquisizione di Macromedia, completata lo scorso dicembre, è per Adobe la classica pietra miliare di una nuova fase della propria storia: nuovo profilo strategico, nuovo posizionamento sui mercati di riferimento, allargamento significativo delle aree di intervento. Di questa “rivoluzione” ZeroUnoWeb ne ha chiesto conto a Giuseppe Verrini, da fine gennaio nuovo Managing Director Southern Europe, Mediterranean, Middle East e Africa di Adobe Systems. “Oggi siamo il sesto Isv (Indipendent software vendor – ndr) al mondo – ha subito precisato Verrini -, un gruppo con circa 2,7 miliardi di dollari di fatturato e con un piano di crescita a due cifre per i prossimi anni”. Il nuovo fattore chiave della strategia della società americana è proprio la sinergia dei rispettivi portafogli prodotto, e quindi la possibilità di predisporre un’offerta basata sulla combinazione di due delle piattaforme maggiormente utilizzate dagli utenti, Acrobat Reader da una parte e Flash dall’altra. “L’operazione Macromedia – ha infatti sottolineato il concetto Verrini – permetterà ad Adobe di presentarsi al mercato quale fornitore di riferimento per quanto riguarda le soluzioni di gestione documentale, grazie all’interoperabilità garantita da tecnologie standard de facto che abilitano funzionalità avanzate in fatto di condivisione, interazione e gestione di documenti multiformato, in qualsiasi ambiente operativo e applicativo aperto. Pdf è ormai lo standard documentale per eccellenza, Flash è installato su oltre 60 milioni di dispositivi mobili ed è la tecnologia sulla quale lavorano in modo continuativo Nokia, Lg Electronics e vari altri grandi produttori di cellulari. E la portata delle rispettive comunità di sviluppatori è tale da poter auspicare per queste due tecnologie un ruolo molto importante nel futuro del software”.
Il tema dei formati “open standard” è assai caro ad Adobe, che non esclude infatti la possibile coabitazione fra i vari Xml, Odf (Open Document Format) e Pdf (Portable Document Format): “Pdf – ha osservato in tal senso Verrini – è un ecosistema aperto, supporta in modo nativo Linux e mette a disposizione alcune library in licenza”. Dall’archiviazione documentale ai sistemi di publishing la pervasività di questo formato è in effetti consolidata, prova ne siano per esempio il fatto che il Cnipa ha “certificato” lo standard Pdf quale tecnologia di firma digitale e la decisione di Microsoft di adottarlo in Office 12, con una funzionalità (per altro messa già a disposizione da Acrobat 7.0 Elements) che permetterà di salvare file generati dagli applicativi direttamente in Pdf per facilitare la distribuzione dei dati tra più addetti aziendali e fra differenti ambienti applicativi. Significativo, a nostro avviso, anche l’annunciata disponibilità del servizio On-Demand Adobe Pdf sul “marketplace” AppExchange di Salesforce.com, che permetterà agli utenti di quest’ultima di integrare in un’applicazione Salesforce già esistente (di Crm o di sales force automation) funzionalità di creazione e di gestione di file Pdf.
Tornando invece alle linee guida che segneranno le strategie di Adobe, Verrini ha spiegato come “risarà un’opera di convergenza e di qualificazione, per le implementazioni lato server, sui partner volta a creare i presupposti per proporre al mercato una doppia offerta arricchita da servizi di analisi dei processi per progetti che richiedono importanti attività di integrazione”. Se finance, government, telecomunicazioni sono di fatto i settori dove Adobe vuole confermare i ritmi di crescita registrati nei mesi scorsi, una sicura opportunità di business è infine quella legata alle soluzioni di gestione documentale per le Pmi. “Osserviamo per questo segmento – ha così concluso Verrini – una grande potenzialità di sviluppo partendo da una tendenza che è quella di lavorare su tecnologie standard e moduli scritti in casa e personalizzati sulle specifiche esigenze”. –

Gianni Rusconi

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