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Workforce distribuita agile e sicura: la vera sfida nel new normal

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Attualità

Workforce distribuita agile e sicura: la vera sfida nel new normal

Al centro di ogni strategia di smart working è necessario porre al centro l’employee experience per far crescere la produttività e per trattenere i talenti ma la comodità del dipendente non può rendere vulnerabile l’azienda a fronte di un continuo crescendo di attacchi hacker basati sulle debolezze dell’elemento umano. Nel new normal è necessario reinventare il modo di lavorare della propria workforce per uscire dall’empasse legata alla scelta tra agilità che di sicurezza e un importante aiuto arriva dalla tecnologia che offre strumenti innovativi, flessibili ed efficaci.

25 Ott 2021

di Marta Abba'

Tradotto in numeri, il new normal in termini di smart working vedrà in Italia 5,3 milioni di lavoratori dipendenti coinvolti dopo il picco di 6,6 dell’emergenza di marzo 2020 e le variazioni fisiologiche successive dovute all’alternarsi di misure di contenimento e ondate di pandemia. Questa stima dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano ben si coniuga con i numeri forniti Centro Studi di Assolombardia che registra una propensione all’adozione di modelli di lavoro agile da parte delle aziende nel post pandemia attorno al 59%, una percentuale lontana dal picco del 97% in fase acuta ma che rappresenta un grande passo avanti rispetto al 17% pre-Covid.

Prendere le misure con questa nuova normalità è urgente e significa ragionare con una logica di workforce distribuita e consapevole dei vantaggi che il vero smart working può offrire. Sarà indispensabile farlo per tutte quelle aziende che, se non vogliono limitarsi ad un approccio reattivo ma cavalcare loro per prime i benefici di questo nuovo modo di lavorare, devono evolvere verso una cultura digital first che metta al centro l’employee experience. La sfida, oggi, è renderla agile e allo stesso tempo anche sicura.

Lavorare “anywhere, anytime” ma non a spese dell’IT

Per garantire agilità ad una forza lavoro che oggi opera da luoghi diversi utilizzando vari dispositivi anche contemporaneamente, è necessario studiarne le nuove abitudini. Un’azienda che sceglie il lavoro agile deve essere perfettamente in grado di garantire prestazioni coerenti su qualsiasi dispositivo, da qualsiasi luogo, su qualsiasi rete: un’esperienza multimodale che non dia spazio ad alcuna frustrazione tra i dipendenti, aumentandone invece la produttività.

L’accessibilità delle applicazioni di collaborazione e di condivisione da parte di una workforce sempre più distribuita sul territorio nazionale ma anche internazionale è, o presto diventerà, una questione di business continuity e, più a lungo termine, anche di talent retention.

Dietro all’idea di lavorare “anytime, anywhere” accolta con un senso di liberazione da molti dipendenti, c’è però un grande impegno del team IT che non può trovarsi a pagare il conto delle nuove modalità di lavoro nel new normal. Servono quindi strumenti e tecnologie che supportino l’agilità della workforce distribuita facilitando l’IT nel fornire servizi e mostrarsi reattivo ed efficace grazie ad esempio all’automatizzazione dello spazio di lavoro affiancata ad una gestione intelligente dei workflow, della compliance e delle prestazioni.

La sicurezza garantita da SecOps e zero trust

È sempre sull’IT che pesa anche il tema della sicurezza in smart working e l’esigenza di farla convivere con l’agilità promessa ai dipendenti. Con gli oltre 100 milioni di minacce e-mail al giorno nel solo mese di settembre 2021 indirizzati alla forza lavoro ibrida è chiaro che si tratta di una priorità ma ciò che non deve accadere è che la crescente centralità del team di sicurezza accresca il già presente divario tra esso e i team operativi IT.

Ciascuno impegnato a rendere lo smart working rispettivamente sicuro oppure agile, i due team nel new normal rischiano di creare un conflitto interno dannoso per l’azienda. La via d’uscita è il SecOps, acronimo che sta ad indicare una condivisione di responsabilità nel mantenimento di un alto livello di produttività e al contempo di sicurezza dell’ambiente e una collaborazione che permette maggiore visibilità di vulnerabilità e informazioni preziose per aumentare la reattività dell’azienda a fronte di un attacco malevolo mentre le operazioni IT restano agili e pienamente funzionanti. E’ questa la via più semplice per arrivare ad implementare all’interno della propria azienda un approccio zero trust che combini la sicurezza della rete all’edge con la sicurezza e la gestione degli endpoint permettendo l’accesso sicuro ad ogni app da qualsiasi dispositivo, e non solo agile.

Per garantire questo risultato ad una workforce distribuita è necessario sviluppare un sistema interconnesso di privilegi minimi accuratamente studiato in modo che questa cultura della sottrazione – di accesso – non limiti la libertà, l’agilità e quindi la produttività di ogni dipendente. Garantita una sicurezza zero trust, può essere utile puntare anche su tecnologie come l’apprendimento automatico e, più in generale sull’intelligenza artificiale, per un monitoraggio continuo e in tempo reale e una proattività maggiore a fronte di minacce sia note che sconosciute.

Il Workspace moderno mette d’accordo “Sec” e“Ops”, soddisfacendo i dipendenti

È questa la strategia di security per una workforce distribuita scelta da VMware che con il suo “ufficio digitale” per la produttività ubiqua VMware Anywhere Workspace abilità i nuovi stili di lavoro del new normal garantendo semplicità di accesso ad applicazioni e dati aziendali da qualsiasi luogo ma evitando attriti tra sistemi IT e i dipendenti. Alla base di questa soluzione studiata per quello “smart working arrivato per restare” di cui tanto di parla, c’è la piattaforma Workspace One in cui convergono funzionalità di controllo degli accessi e gestione delle applicazioni e degli endpoint potenziate dall’intelligenza artificiale e garantite da una zero trust security. Le altre tecnologie che con essa si affiancano sono Carbon Black Cloud, per la protezione degli endpoint e dei carichi di lavoro cloud-nativi, e VMware Secure Access Service Edge (SASE), per combinare le capacità di Sd-Wan con strumenti “as a service” di sicurezza per il cloud, l’accesso alla rete “zero trust” e il firewalling.

Questa soluzione è la risposta che l’azienda ha scelto di dare, in una fase di “assestamento” del new normal, a tutte le aziende che, anche se rimaste indietro, hanno ancora tempo per mettersi al passo e soddisfare la propria workforce distribuita. Una strategia proattiva, quella di VMware, nei confronti non solo dello smart working ma di tutti i nuovi trend come l’adozione del cloud o la nuova cybersecurity, sfide attuali e inderogabili che illustra e affronta anche all’interno di CloudProvider.biz, offrendo informazioni e approfondimenti tecnici per aiutare chi vuole cogliere tutte le opportunità sorte sull’onda della trasformazione digitale.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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