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Unified Communication, la comunicazione aziendale del futuro

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Unified Communication, la comunicazione aziendale del futuro

13 Mag 2015

di Elisabetta Bevilacqua

Lo sostiene Emmanuel Becker, country manager Easynet Italia, commentando la ricerca commissionata a Vanson Bourne sull’utilizzo della Unified Communication da parte delle aziende europee. L’impiego di Uc si sta diffondendo in tutta Europa sia grazie all’impulso delle multinazionali verso le aziende partner sia a seguito di un nuovo approccio all’investimento stimolato dalla diffusione di strumenti consumer. Il top manager prevede una crescita anche nel nostro Paese, una volta superata la carenza di banda larga diffusa.

“La ricerca evidenzia che la Unified Communication è vissuta in modo diverso sulla base dell’ambiente culturale dei diversi paesi e dei settori di attività. Ma prevedo che, grazie alla crescente consapevolezza dei vantaggi per le organizzazioni, questo sistema diventerà il nuovo modo di comunicare all’interno e all’esterno dell’azienda”. È questo un primo commento di Emmanuel Becker, country manager Easynet Italia, alla ricerca commissionata a Vanson Bourne (vedi articolo sulla ricerca) che evidenzia come le aziende europee, nonostante siano consapevoli dei benefici, non riescano ancora a trarre i massimi vantaggi dalla Unified Communication (Uc). E’ questa una delle aree principali su cui si focalizza l’offerta Easynet, fornitore di servizi gestiti che, da oltre vent’anni, offre anche soluzioni di reti integrate e hosting.

Emmanuel Becker, country manager Easynet Italia

“Al di fuori da quanto indicato nello studio, la nostra esperienza evidenzia che le multinazionali sono più propense ad utilizzare l’Uc delle imprese nazionali”, aggiunge Becker. Da tempo queste aziende sono infatti abituate a utilizzare la tecnologia per superare le difficoltà legate alla distanza e l’approdo all’Uc è stato solo l’ultimo, naturale passo.
“Le multinazionali hanno promosso e stanno promuovendo la Uc presso aziende partner di dimensioni minori – aggiunge – A questo punto a determinare le differenze sono soprattutto le infrastrutture locali dei diversi Paesi”. Ed è qui che entra in gioco EasyNet.
L’implementazione e l’uso sistematico dell’Uc richiede infatti l’ottimizzazione della connettività, del computing, dello storage (a supporto, ad esempio, del document sharing), della sicurezza (necessaria per poter scambiare informazioni riservate) e della disponibilità di strumenti per il controllo degli Sla e della qualità del servizio. “Attori come Easynet permettono alla Uc di funzionare al meglio fornendo in cloud i servizi o aiutando le imprese a realizzare le soluzioni in casa e le accompagna poi nel viverle giorno per giorno – spiega Becker – Contribuiamo infatti con le nostre competenze alla componente networking, che va conosciuta approfonditamente per essere gestita al meglio, con i servizi di trasporto delle informazioni, con strumenti e servizi per la gestione e per garantire un livello adeguato di qualità. Viene inoltre assicurata la capacità di interagire con gli strumenti esistenti all’interno dell’azienda, non solo con i sistemi di videocomunicazione come SkyPro di Microsoft o Google Hangout, sempre più diffusi ed evoluti, ma anche con i più tradizionali come i centralini e i sistemi di computing”.
Per quanto riguarda l’Italia, secondo Becker, il freno principale per la diffusione dell’Uc è la carenza di banda, soprattutto in alcune aree. “Ne è la riprova il fatto che l’industria che dovrebbe essere un grande utilizzatore di Uc sia invece ancora restia non tanto per la carenza di cultura internazionale (visto che le imprese di questo settore sono grandi esportatori) ma soprattutto per la scarsità di banda al di fuori dalle aree urbane – spiega – La forte domanda nel settore industriale è infatti frenata dalle condizioni infrastrutturali che non garantiscono adeguata qualità. Ritengo però che si sia sulla buona strada per risolvere queste limitazioni e noi ci stiamo impegnando in questa direzione”.
Un altro freno viene anche dalla cultura aziendale che fino a qualche tempo fa non vedeva ritorni immediati dall’investimento in Uc ma che oggi, anche grazie all’impulso che proviene dal mondo consumer, viene percepita come una necessità per migliorare le condizioni di lavoro e permettere a tutti i dipendenti di accedere a una comunicazione più semplice e completa che rispetti le policy aziendali. “Si tratta di un’evoluzione del Byod: l’azienda oggi può permettere ai dipendenti di usare i propri strumenti ma rispettando le sue regole”, conclude Becker.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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