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Sempre più mobile worker nelle imprese

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Sempre più mobile worker nelle imprese

02 Mag 2004

di Carlo Cremona

Le aziende italiane si stanno rendendo conto che le tecnologie per la mobilità, viste sia come possibilità di fruire di servizi a valore aggiunto legati alle reti cellulari, sia come modalità di accesso ai servizi più tradizionali, possono giocare un ruolo importante nel migliorarne l’efficienza. Di qui la crescita della domanda di dispositivi wireless, destinati sempre più ad integrarsi nei processi aziendali e nei modi di lavorare delle persone

Stando ai primi risultati di un’indagine, tuttora in corso, che Idc Italia sta realizzando su un campione di 200 imprese appartenenti a più settori merceologici e che sono stati presentati in occasione del ‘Mobile & Wi-Fi Executive Seminar 2004’, solo il 23% delle aziende interpellate non avrebbe ancora preso in considerazione la possibilità di utilizzare una qualche forma di comunicazione wireless. Mentre il 25% ha già installato al proprio interno una rete wireless, e un altro 25% conta di farlo entro i prossimi 12 mesi.
Le aziende del campione sembrano, in una certa misura, interessate anche ad abilitare i propri dipendenti alla connessione remota. Dove questo è già avvenuto, i tipi di terminali considerati sono prevalentemente computer portatili collegabili alle normali linee telefoniche (nel 23% dei casi), seguiti dai telefoni cellulari (22%), dai laptop dotati di scheda wireless (20%), dai Pda (13%) e, infine, da altri tipi di terminali più specializzati come ad esempio lettori di ‘bar-code’ (9%).
Le aziende che non appaiono invece propense all’utilizzo di tecnologie wireless, giustificano la loro scelta con una serie di motivazioni diverse: limitata utilità in funzione al proprio business (nel 42% dei casi), ritorni economici non facilmente dimostrabili (28%), scarsa sicurezza delle applicazioni (25%), timori circa i possibili aumenti di complessità dei processi aziendali interessati (22%), costi d’implementazione troppo elevati (15%), difficoltà nel trovare fornitori qualificati (6%). Tutte motivazioni da cui emerge la necessità, da parte dei player che operano in quest’area, sia di far meglio conoscere i vari aspetti del ‘mondo wireless’ alle potenziali imprese utenti, sia di comprenderne le reali necessità, in modo da individuare l’offerta più adatta a soddisfarle.

La crescita è nei servizi dati
“Il 2003 – osserva Alessandro Lorenzelli, research manager Telecom & Internet di Idc Southern Europe – è stato un anno di svolta per il mercato delle comunicazioni mobili. Fino a quando l’offerta riguardava essenzialmente i servizi voce, la competizione si giocava sui prezzi. Oggi invece, con l’arrivol Gprs e dell’Umts, l’attenzione degli operatori si sposta in modo evidente verso la ricerca di proposte che rappresentino un reale valore per l’utente.” I servizi voce sono ancora la componente dominante di un mercato che, secondo Idc, nel periodo 2002-2007 crescerà ad un tasso composto annuo del 7,6%. Tuttavia, mentre il tasso di crescita dei servizi voce non supererà il 3,6%, quello dei servizi dati dovrebbe raggiungere addirittura il 28% (vedi figura 1), spinto dall’ulteriore crescita degli Sms, ma soprattutto dalla diffusione dei cosiddetti Mvas (mobile value added services), come e-mail, browsing e portali, sempre che siano capaci di risolvere reali esigenze, manifeste o latenti, dei possibili utilizzatori.
“Il 2003 – ricorda Lorenzelli – ha visto la frenetica ricerca di una ‘killer application’ in grado di proporre un uso più qualificato dei cellulari presso gli utenti aziendali. Ma a parte l’accesso in mobilità (peraltro ancora limitato) alla posta elettronica, poco altro è stato fatto. Nel 2004 riteniamo invece che il mercato si muoverà verso lo sviluppo, la messa a punto di un ‘killer concept’, vale a dire una combinazione di applicazioni, qualità del servizio e performance di rete, capace di supportare in modo efficace la ‘mobile enterprise’ e il ‘mobile worker’. Tenendo però presente che non tutti gli utenti hanno lo stesso concetto del valore, né lo chiedono con le stesse modalità, per cui è assolutamente necessario che i player attivi nel mercato della mobilità si sforzino di sviluppare una segmentazione dell’offerta più ‘need based’ di quella fatta in passato”.

Strumenti per il ‘mobile worker’
Secondo Idc il mercato della mobilità, già di per sé molto interessante, lo diventa ancora di più se considerato come elemento permeante una società che sta diventando sempre più mobile e sempre più elettronica. I cosiddetti ‘mobile worker’ continuano ad aumentare, non solo in termini numerici (la stima Idc al 2007 è vicina ai 10 milioni), ma anche in termini di importanza nella loro capacità di rendere l’azienda più competitiva, riducendo le ‘latenze’ dei processi di business nei quali sono coinvolti. “Sicuramente – conclude Lorenzelli – riferendoci agli aspetti più tecnologici, sta rapidamente crescendo tutto ciò che è in grado di abilitare la mobile enterprise. I più recenti terminali mobili, ad esempio, hanno performance che le stesse aziende probabilmente non si aspettavano, in particolare nel segmento dei device che consentono di realizzare un’esperienza mobile del tutto innovativa, sia consumer che business. Non crescono infatti solo le vendite dei ‘camera-phone’, i telefonini con telecamera incorporata, ovvero gli oggetti più ‘consumer’ che in questo momento possiamo immaginare, ma anche quelle dei cosiddetti ‘converged device’, ossia i telefoni cellulari che incorporano funzioni aggiuntive di Pda, di Palm o di Pocket Pc, di unità Gps e altro ancora. In effetti, se in Europa il mercato dei terminali mobili crescerà nel quinquennio 2002-2006 ad un tasso annuo composto del 6%, quello dei converged devices raggiungerà tassi del 117%, e addirittura del 185% per i camera-phone”.

Il mercato italiano mobile 2002-2007 (milioni di euro)

fonte Idc 2004

Carlo Cremona

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