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Collaborazione! Sì… ma quale e come?

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Collaborazione! Sì… ma quale e come?

27 Feb 2008

di Elisabetta Bevilacqua

Zerouno prende in esame le tecnologie collaborative di comunicazione e analizzia come  si possa arrivare alla creazione di un ambiente e di infrastrutture che incoraggino la comunicazione e la condivisione di conoscenza e di informazioni. Esigenze che oggi sono in cima ai programmi di molti Cio.

La collaborazione è un prerequisito essenziale per l’innovazione delle imprese;  ma la collaborazione interna, tra i reparti e le business unit, pur fondamentale, non basta più. Le idee più innovative arrivano in misura sempre maggiore dall’esterno, grazie alla partnership con clienti e fornitori ed è proprio a tali idee che si devono le crescite maggiori in termini di fatturato e margini operativi e lo sviluppo delle migliori soluzioni innovative.
Lo sostengono i Ceo intervenuti all’Ibm Global Ceo Study 2006: il 76% dei Ceo intervistati ritiene che la collaborazione con le aziende clienti e i partner costituisca la fonte più efficace per l’innovazione mentre gli investimenti in ricerca e sviluppo sono solo in ottava posizione (menzionati, tra l’altro, unicamente dal 14% dei Ceo). Tuttavia, nonostante la percezione del potenziale innovativo insito nella collaborazione esterna, la maggior parte dei Ceo sostiene di non essere ancora in grado di collaborare al livello desiderato.
La creazione di un ambiente e di infrastrutture che incoraggino la comunicazione e la condivisione di conoscenza e di informazioni dovrebbero essere in cima ai programmi dei Cio, che come manager di grande esperienza detengono un ruolo importante nel promuovere la collaborazione, sia a livello di persone sia di sistemi. La loro attività dovrebbe, dunque, essere concentrata nella rimozione delle barriere tecnologiche e nello sfruttamento delle potenzialità delle nuove tecnologie collaborative, come, ad esempio, team workspace, instant messaging, communications dashboard ed altre tecnologie che  già oggi consentono a singoli individui, alle aziende e a comunità di vario tipo di mettere in comune le proprie forze, aumentando la produttività e sviluppando il pensiero creativo.
Fra i gli ostacoli che il Cio deve superare, in quanto possono impedire la comunicazione e la collaborazione, soprattutto verso l’esterno, si evidenzia l’eccesso di standard proprietari, un labirinto nel quale l’utente rischia di perdersi, e la presenza di dati incompatibili; mentre l’adozione di infrastrutture che si basano su standard aperti e comuni, rende la collaborazione più facile. Gli Open Standard, in particolare, rendono possibile la connettività globale, rendendo più facile l’accesso e l’utilizzo di nuovi partner e competenze.
Un ulteriore ostacolo può derivare dall’aumento dei problemi relativi alla sicurezza. I manager aziendali sono disponibili a condividere le informazioni finché queste sono protette da accessi ed utilizzi non autorizzati. Nella maggior parte dei casi la sicurezza è diventata una priorità a causa dell’alto rischio di esposizione e di perdita di dati riservati. In un accordo collaborativo, i responsabili della sicurezza di entrambe le parti devono concordare le modalità di lavoro all’interno dei vincoli di sicurezza attuati da ciascuno.
Ma ciò che soprattutto caratterizza il ruolo del nuovo Cio in merito alla comunicazione e alla collaborazione è la sua capacità di svolgere il ruolo di garante per quanto riguarda la componente tecnologica, facilitando tutte le innovazioni di carattere organizzativo abilitanti per una strategia efficace.  

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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