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Orange Business Services, global communication disegnate sul business

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Orange Business Services, global communication disegnate sul business

25 Giu 2008

di Maria Cristina Bianchi

I servizi di comunicazione enterprise visti nell’ottica delle global companies. A tu per tu con Bernardo Centrone, country general manager Southern Europe di Orange Business Services. Un’offerta di communication disegnata sulle strategie dei clienti

MILANO – Frutto dello shopping e dell’integrazione attuata da France Telecom (l’operatore mobile francese Orange, l’Internet provider Wanadoo ed Equant, specializzata in soluzioni IP nel mondo aziendale con network globale), Orange Business Services (www.orange-business.com) si presenta oggi come fornitore unico per i servizi di comunicazione nel segmento business. In un colloquio con Bernardo Centrone, Country General Manager Southern Europe di Orange Business Services, ecco le opportunità, i servizi e le competenze messe in campo dalla società per le aziende che operano su scala globale. Anche in Italia.

ZeroUno: Qual è il ruolo che Orange Business Service intende giocare nell’arena dei servizi di enterprise communication ?
Centrone: Quello di fornitore unico per le aziende globali per quanto riguarda tutte le esigenze di comunicazione, attraverso un’offerta integrata. Possiamo supportare disegni globali di integrazione di processi, quindi servizi di comunicazione globali senza che il cliente debba rinunciare né alla tecnologia edge o più stabile, se preferisce qualcosa che costi poco e funzioni bene, sempre attraverso il supporto e la consulenza in qualsiasi parte del mondo. Prodotti e servizi convergenti dunque, come il triple e il quadruple play; integrazione voce e dati, mobili e fissi, soluzioni di virtual private network e servizi in outsourcing su reti di nuova generazione IP. In realtà il nostro ruolo oggi non è soltanto questo. Siamo forzati a valorizzazione e a promuovere il concetto di global communication che non si riferisce ad aspetti tecnologici ma organizzativi a supporto del business. E questo è il lavoro più complicato.

ZeroUno: In altri termini il terreno di competizione non si gioca sulla tecnologia?
Centrone: Predisporre l’offerta e il design della soluzione più adeguata alle esigenze del cliente costituisce la base del nostro business. Come operatore internazionale con la rete IP più estesa al mondo possiamo facilmente consentire ai nostri clienti di lavorare in maniera seamless per i dati e per la fonia, di accedere e utilizzare servizi integrati . L’appartenenza al Gruppo France Telecom , fra i primi tre operatori al mondo con un fatturato di oltre 53 miliardi di euro nel 2007 di cui più della metà realizzato a livello internazionale, 1 miliardo di euro di investimenti ogni anno nella Ricerca e Sviluppo, una rete in 166 paesi, ci consente di non avere problemi né di capacità finanziaria né di capacità tecnologica.
Se un’azienda ci chiede l’integrazione fisso-mobile gli aspetti cruciali non sono di ordine tecnologico ma di regolamentazione, tariffari, fiscali. Sotto questo aspetto la nostra storia, che parte dalla Sita (prima proprietaria del consorzio che ha dato origine a Equant), ci ha consentito di diventare un gruppo davvero internazionale, con una presenza su scala mondiale e con conoscenze specifiche dei mercati. E questo è certamente un plus. Per la voce e il mobile se non si conoscono le problematiche locali, quelle regolamentari e di ordine pubblico, i piani tariffari, si violano leggi oppure si offre un servizio inefficiente al cliente che spende di più per incapacità di ottimizzare i costi.

ZeroUno: Veniamo al mercato italiano. Quanto è qualificata e diffusa la domanda delle imprese italiane? Non siete di fronte ad un mercato di aziende troppo poco globali per il vostro business?
Centrone: Il mercato italiano soffre da sempre di una mancanza di infrastruttura di grandi aziende con però alcune straordinarie eccezione, in settori diversi. Non parlo soltanto di Fiat o grandi gruppi bancari ma anche di aziende come Italcementi, Sixty Group nella moda, N&W Global Vending, produttore di distributori automatici, dispenser e macchine da caffè per uffici, Denso Thermal System, fornitore di appliance per i maggiori produttori di autoveicoli o Saipem, forse una delle aziende italiane più globali. Il tema della dimensioni non è di per sé un vincolo; spesso quello che manca è la capacità dell’azienda italiana di pensarsi e organizzarsi in una logica globale. Se non è strutturata e organizzata con processi di business davvero globali anche l’IT fatica a identificare il valore che può dare e sovente è ancora chiamato ad armonizzare tecnologie, a condividere Sap ma non ad allineare l’Information Technology al business.

ZeroUno: Mancanza di visione o debolezza dell’IT?
Centrone: È un problema di visione. Ci sono molte imprese con notevole aggressività commerciale in mercati internazionali ma ancora organizzate e pensate con processi – acquisti, ricerca, marketing-, strategia e scelte di investimento inadeguati. In Italia più di quanto non avvenga in Spagna. Quando si dice che la spesa IT italiana è inferiore a quella della media europea dipende dal fatto che gli imprenditori italiani non hanno ancora capito perché, dove investire e come disegnare i processi in modo che l’IT possa dare davvero un contributo. E’ chiaro che tutto questo incide sulla nostra attività e sui nostri servizi. Prendiamo il caso del quadruple play o dell’integrazione fisso – mobile: se il Cio è responsabile della parte dati ma non dei costi di fonia non sarà mai in grado di coglierne le potenzialità né di valutarne l’impatto sull’azienda e di fare proposte al suo management.

ZeroUno: Quindi?
Centrone: Quindi in Italia, ma anche altrove, dobbiamo promuovere il concetto di global communication. Tuttavia si può continuare a crescere. La quota di mercato è in linea: a livello mondiale i servizi di global communication pesano per il 12/14%, in Italia per il 15%.

ZeroUno: Quali sono stati i vostri trend di crescita nel mercato italiano e quali i servizi più richiesti?
Centrone: Siamo cresciuti inizialmente con tassi di crescita molto elevati; oggi siamo intorno al 5% in un mercato flat e dobbiamo incominciare a portare via clienti alla concorrenza. Nel 2007 abbiamo fatturato circa 70 milioni di euro (su 7 miliardi di Euro di fatturato complessivo) derivanti per il 70% dai servizi di communication (dati e voce) e per il 30% dalle soluzioni e servizi di network. Per quanto riguarda la voce abbiamo buone prospettive di sviluppo: nel biennio 2000-2002 avevamo scelto di spingere solo sul Voip per la bassa marginalità della voce; oggi con la telefonia su IP e l’integrazione fisso-mobile le condizioni sono cambiate e stiamo rilanciando l’offerta con due nuove soluzioni (Business Talk per i servizi voce internazionali e Business Talk mobile per il fisso-mobile), che ci consentiranno di catturare sia nuove quote di mercato sia traffico telefonico.
Un altro ambito che vediamo in grande crescita è quello del machine2machine, – le macchine che potenzialmente possono parlare fra loro sono nell’ordine dei 12-15 miliardi al mondo – dove possiamo mettere in campo tutte le nostre competenze nelle applicazioni di integrazione IT con communication, mobile con fisso, gps con umts. In Europa abbiamo già diverse esperienze.

ZeroUno: Che cosa chiedono oggi i clienti globali?
Centrone: Il meglio che c’è: basso costo sull’accesso; portanti ad altissima velocità e a costi competitivi sul backbone; ovviamente soluzioni IP managed back to end; perlomeno integrazione triple play.

ZeroUno: E per queste aziende ci sono ancora margini di ottimizzazione nei servizi di telecomunicazioni?
Centrone: Assolutamente sì e piuttosto spinti sia nella telefonia che nel web, soprattutto in moltissimi Paesi dove le tariffe telefoniche e il roaming hanno costi ancora molto elevati, come nel Far East. Orange Business Services sta effettuando significativi investimenti in Russia, Cina, India e Brasile per garantire rete, presenza, supporto locale proprio nei Paesi dove si gioca il destino commerciale e industriale delle aziende. Le imprese hanno pertanto ancora ampi spazi di recupero dei costi, a patto di volerli controllare. Non è un caso che siamo molto impegnati in un’attività di consulenza che ci porta a realizzare un assessment dei costi, interrogando il management a livello locale, a cui facciamo seguire un’analisi e un disegno finale, un vero e proprio modello tecnologico/finanziario

Maria Cristina Bianchi

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