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I wearable in azienda: tra realtà aumentata e software enterprise

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I wearable in azienda: tra realtà aumentata e software enterprise

25 Ago 2014

di Gabriele Roberti

Attesa una vera e propria esplosione delle tecnologie indossabili, i wearable, con una crescita annua del 78% nel 2018 rispetto al 2013. E’ quanto prevede Idc per device che oggi trovano la loro principale applicazione nel mondo consumer, ma per i quali esistono già alcuni interessanti progetti pilota di applicazioni business.

Secondo Idc, il 2014 sarà l’anno delle tecnologie indossabili, i cosiddetti wearable. Questi device sono stati finora associati prevalentemente al mondo consumer, che li vede come un’estensione dello smartphone con scopi prevalentemente legati al fitness e alla visibilità delle notifiche, tuttavia hanno un fronte di applicazione più allargato, che li rende ancor più interessanti: anche il mondo business sta iniziando infatti a scoprirne l’utilità su particolari progetti pilota.
A partire dal Ces (la fiera mondiale della consumer electronics che si tiene a Las Vegas)  dello scorso gennaio, l’attenzione posta sui device indossabili è stata costantemente in crescita: sono stati presentati sensori sempre più piccoli e integrati, wearable più o meno smart. Tuttavia, per ora i consumatori sono rimasti perlopiù alla finestra: i maggiori dubbi riguardano il fattore forma, l’utilizzo e, in fondo, l’effettiva utilità di questi device.
Le previsioni di Idc parlano di una vera e propria esplosione del mercato dei wearable nei prossimi anni: a livello mondiale nel 2018 verranno venduti 112 milioni di device, con una crescita media annua del 78% rispetto al 2013. Nell’orizzonte previsionale, quelli che Idc definisce nella fascia bassa i “Complex Accessory” (ad esempio i braccialetti per il fitness), che finora riempiono circa tre quarti del mercato, vedranno una crescita (Cagr 2013-2018) del 62% e inizieranno a sentire la pressione degli “Smart Accessory” (ad esempio gli smartwatch), cioè dispositivi che, come i precedenti, necessitano della connessione a uno smart device, ma che hanno la possibilità di aumentare le proprie funzionalità attraverso delle app. Questi ultimi cresceranno con un ritmo medio pari al 99% annuo. Crescite ancora maggiori sono previste per i top della gamma, gli “Smart Wearable”, che uniscono alle app una connessione internet autonoma (ad esempio gli smartglass): arriveranno a poco meno di 10 milioni di unità vendute nel 2018, partendo oggi da una diffusione pressoché nulla.
Osservando questi device in ottica consumer è palese l’utilità dei Complex Accessory, mentre rimane ancora da chiarire quale sarà il valore dei device più evoluti per gli utenti. La mancanza di un ricco catalogo e della vera “killer app” ne limita al momento la comprensione. Tuttavia, è possibile prevedere che quanto più gli Smart Accessory e gli Smart Wearable si diffonderanno per l’uso privato, tanto più l’effetto consumerization, che abbiamo imparato a conoscere con smartphone e tablet, diventerà un fenomeno di notevole portata per le aziende.
I wearable applicati al business
C’è però un secondo aspetto da valutare: che impatto avranno i wearable device sul mercato business? L’utilizzo professionale di queste tecnologie potrebbe essere una leva per lo sviluppo del mercato? Guardando agli ultimi casi di adozione di smartwatch e smartglass nel mondo delle imprese, i presupposti per risposte positive sembrerebbero esserci. I device indossabili sono un’interfaccia innovativa verso un “mondo intelligente”, con un alto livello d’integrazione con il corpo umano; consentono quindi l’evoluzione di alcuni processi di business a vantaggio della produttività e del servizio al cliente. Vediamo alcuni esempi.
Al Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston è partito un progetto pilota per l’utilizzo dei Google Glass nel reparto di Pronto Soccorso, dove l’accesso in breve tempo alle informazioni del paziente è un requisito fondamentale. In un caso la possibilità di controllare la storia clinica di un paziente arrivato in gravi condizioni ha addirittura consentito ai medici di salvargli la vita, scegliendo di non somministrare la cura di routine, che sarebbe stata fatale per quel paziente. Sperimentazioni in campo ospedaliero sono partite anche in Italia: alla Clinica Humanitas vicino a Milano, per esempio, i Google Glass sono entrati in sala operatoria, per ora solo per scopi formativi, rendendo partecipi i giovani medici del punto di vista del chirurgo.
La possibilità di condividere la propria vista in tempo reale, collaborando con colleghi collegati in remoto e ricevendo dati da un sistema informativo, è alla base degli utilizzi per i lavoratori sul campo. Tramite applicazioni di Field Workforce Automation su smartglass, gli addetti hanno la possibilità di ricevere informazioni sullo stato degli impianti e di avere procedure guidate che li aiutino in tempo reale. A breve anche il settore delle costruzioni e le attività di manutenzione in senso lato potrebbero interessarsi ad applicazioni simili.  
Cambiamo ancora settore. Brian A. Rellinger e il dipartimento dei sistemi informativi della Ohio Wesleyan University, del quale è il Cio, si sono chiesti in che modo gli smartglass potessero cambiare l’istruzione e la vita di studenti, insegnanti e staff in un campus universitario. Ne sono nate più di una dozzina d’idee che si possono raggruppare in due filoni: servizi allo studente e al professore (ad esempio navigazione nel campus, traduzione simultanea, accesso a risorse informatiche durante le lezioni, gestione delle presentazioni) e abilitazione di una maggior partecipazione per studenti da remoto, in caso di lezioni, simulazioni, eventi culturali e sportivi. Proprio nelle università, inoltre, stanno nascendo nuove idee a riguardo. Secondo Melissa Woo, Cio della University of Oregon, infatti, le università sono un campo di sviluppo fondamentale per le tecnologie wearable, non solo per l’interattività nell’insegnamento ma perché in questi contesti è possibile sperimentare il modo migliore di interagire e integrare questi device nella società del futuro.
Anche per quanto riguarda gli smartwatch i settori di applicazione sono molteplici: possono essere impiegati nella distribuzione e nel retail, come interfaccia verso la supply chain e il magazzino, mentre il mondo dei trasporti ha già visto una sperimentazione per migliorare il customer service. La compagnia aerea Virgin Atlantic ha introdotto un servizio di accoglienza personalizzato per i clienti Upper Class, sfruttando Smartwatch Sony e Google Glass per avere informazioni riguardo i clienti e i loro itinerari, in modo da ottimizzare l’accoglienza. Tecnologie simili, inoltre, sono in via di sviluppo per fornire strumenti di riconoscimento dei volti alle forze dell’ordine.
Infine vanno citati tutti i settori che sono legati all’intrattenimento e al tempo libero come per esempio la produzione di contenuti video (televisione e cinema), il gaming e il settore turismo, in cui l’utilizzo delle tecnologie wearable consente nuovi punti di vista e nuovi servizi, tutto a vantaggio dell’utente.
In conclusione, la realtà aumentata consentita dall’integrazione di applicazioni business, infrastrutture enterprise e wearable device per ora è relegata a progetti pilota, ma potrebbe presto maturare, integrandosi nei processi aziendali in una miriade di casi: ciò non solo abilita nuovi servizi, ma crea anche nuovi spazi per sviluppatori, Isv e system integrator, che in ambito di enterprise mobility potranno andare oltre smartphone e tablet.  

* Gabriele Roberti è Senior Research Analyst di Idc Italia

Gabriele Roberti

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