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Application in Volkswagen Group Italia: più agili con esperienza, competenze e analisi

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Application in Volkswagen Group Italia: più agili con esperienza, competenze e analisi

04 Giu 2013

di Nicoletta Boldrini, Nicoletta Boldrini

Applicazioni eterogenee che vanno da ambienti mainframe al web, fino al mondo mobile. È questa la fotografia del parco applicativo di Volkswagen Group Italia; uno scenario che rende complesso il development lifecycle e testing: “servono esperienza, competenze e capacità di analisi”, dice Giovambattista Rumi, Responsabile Projects & Applications, It Department dell’azienda veronese.

Volkswagen Group Italia è l’importatore italiano del Gruppo automobilistico tedesco che colloca sul mercato nazionale i marchi Volkswagen, Audi, SEAT, ŠKODA e Volkswagen Veicoli Commerciali. Volkswagen Group Italia non è l’unica realtà italiana che appartiene alla multinazionale tedesca; ne fanno parte anche Lamborghini, Italdesign Giugiaro, Porsche Italia e di recente Ducati. Il ruolo del reparto It di Volkswagen Group Italia è supportare sia i Clienti interni (intesi i Collaboratori), sia la Rete Organizzativa (Concessionarie e Service Partner dislocati su tutto il territorio nazionale).

“Per riuscire a supportare adeguatamente tutti gli utenti – spiega Giovambattista Rumi – ci avvaliamo di sistemi molto diversificati. In questo momento, ad esempio, stiamo affrontando contemporaneamente dei progetti di modernizzazione applicativa in ambito mainframe, basati sul linguaggio Cobol (che garantiscono ancora quegli elevati livelli di affidabilità di cui necessita la nostra realtà), con altri sviluppi web based fino ad arrivare a soluzioni per il mondo mobile”.

L’ambiente di sviluppo nel quale opera il team Projects & Applications è dunque piuttosto complesso e ingloba un insieme variegato di tecnologie. A tale eterogeneità si aggiunge anche la “mission” del team che opera sia su progetti locali sviluppati da Volkswagen Group Italia e che vengono applicati sul territorio nazionale, sia su quelli implementati a livello centrale dalle nostre Case madri sui quali il team di sviluppo italiano coopera con i reparti It delle altre Aziende del Gruppo.

“Il framework metodologico e architetturale/tecnologico risulta molto articolato – prosegue Rumi -. Dobbiamo quindi lavorare nella direzione dell’ottimizzazione e della semplificazione del ciclo di sviluppo e rilascio delle applicazioni. Lo stiamo facendo innanzitutto passando dal tradizionale modello waterfall [modello di sviluppo a cascata che delinea un approccio sequenziale e lineare allo sviluppo software. Nata negli anni Cinquanta, quando l’attività di sviluppo di software iniziò ad affermarsi come una vera e propria attività di produzione industriale, la metodologia si basa su un framework che prevede 5 fasi puntuali e consecutive: comunicazione, pianificazione, modellazione, costruzione e dispiegamento – ndr] all’utilizzo di metodologie agili, cercando di sfruttare quelle che sono le caratteristiche principali di tale metodologia adattandole secondo un approccio personalizzato e disegnato ad hoc sulle necessità specifiche dell’azienda e dell’organizzazione di sviluppo applicativo”.

Testing: servono esperienza e competenze

“Anche nel caso del testing ci stiamo spostando dai classici modelli ‘a V’ (ossia sempre modelli a cascata che prevedono fasi sequenziali) verso approcci innovativi che hanno una forte integrazione con i metodi agili – aggiunge Rumi -. La metodologia Agile ci sta aiutando molto, anche se sulla parte di ciclo di sviluppo l’approccio è più semplice, forse anche perché abbiamo iniziato prima. L’applicazione del framework metodologico all’ambito del testing è più complessa”.

Giovambattista Rumi, Responsabile Projects & Applications, It Department di Volkswagen Group Italia

Il perché è dato dal fatto che sul piano del testing, in Volkswagen Group Italia, coesistono situazioni molto diverse: per quanto riguarda i progetti central, ad esempio, ove Volkswagen Group Italia gioca il ruolo di Cliente, il team italiano deve occuparsi dei test di sistema e del test di accettazione. Per gli sviluppi applicativi interni, locali, le attività di testing si ampliano al test di modulo e di integrazione; il test funzionale e di accettazione sono quindi svolti congiuntamente con i Clienti (utenti interni e/o rete Organizzativa).

“Al nostro interno non abbiamo team totalmente dedicati al testing; chi si occupa di test solitamente segue anche le attività di sviluppo. Sebbene in teoria possa non essere la situazione ottimale, questa organizzazione ci consente di avere risultati positivi derivanti dalla consolidata esperienza maturata dai componenti del Team IT. Proprio l’esperienza e la competenza non solo tecnologica, ma anche applicativa e funzionale, costituiscono punti di forza della nostra organizzazione; la piena conoscenza dei processi di business e di quelli amministrativi ci consente di poter gestire con maggiore facilità tutte le fasi della progettazione , dello sviluppo e del test (conoscenza dei modelli di business, dei processi, delle esigenze e degli obiettivi aziendali ecc.)”.

Una situazione che, dice Rumi, risulta proficua soprattutto sul piano della gestione dei requisiti: “Riuscire a governare in modo adeguato tutte le fasi di sviluppo del software, nonché semplificare e accelerare il testing delle soluzioni dipende moltissimo dalla capacità di individuazione, definizione e pianificazione dei requisiti. Nel nostro caso questo è possibile anche grazie alle competenze delle persone che si occupano di sviluppo e test che, come dicevo, conoscono i processi, il business dell’azienda e ne comprendono le esigenze”.

In particolare, Rumi ha individuato, proprio per la gestione dei requisiti, delle specifiche aree di competenza all’interno della propria organizzazione: sono state individuate delle figure di demand manager che, a seconda dell’area di competenza, hanno il compito di seguire e guidare varie fasi del ciclo di sviluppo, a partire dalla definizione dei requisiti sulla base delle esigenze di business. “Devo dire con un certo orgoglio che la nostra struttura è molto apprezzata all’interno dell’azienda per il valore che riusciamo a portare proprio in fase di analisi”, puntualizza Rumi.

Testing in Italia: il punto di vista

Facendo un’analisi del mercato italiano, Rumi distingue tra aziende safety critical e altre realtà dove le attività di sviluppo e test delle applicazioni, pur essendo mission/business critical, sono calibrate in funzione del rischio. “Dal mio punto di osservazione, nelle aziende dove il contesto non è “safety critical” la tendenza è quella di puntare di più sull’analisi e gestione del rischio piuttosto che sulle attività di testing applicativo.

Considerando il fatto che le attività di testing sono sicuramente costose e richiedono uno sforzo all’azienda in termini di tempo e risorse da dedicare, la strategia e l’approccio sono maggiormente orientati all’analisi e valutazione dei rischi e, in funzione di questi, accelerare il rilascio delle soluzioni”.

In qualche modo le aziende sono più abituate a fare l’analisi dei rischi – o forse è più semplice -, mentre devono ancora comprendere come riuscire a tarare le attività di test delle applicazioni per essere egualmente soddisfatte (in termini di time-to-market e qualità).

“Apprezzo molto l’impegno e le attività di Ita-Stqb [il chapter italiano di Istqb, International Software Testing Qualifications Board che si occupa di definire lo schema di certificazioni delle professionalità che operano nell’ambito del software engineering – ndr] – osserva Rumi, che peraltro è membro del Comitato Scientifico -. I percorsi di certificazione aiutano le persone a compiere un cammino professionale riconosciuto a livello internazionale, da un lato, e dall’altro contribuiscono a migliorare la cultura aziendale legata a queste tematiche e al valore che le attività di testing possono generare soprattutto sul piano del business”.

“Ritengo inoltre molto importante e significativa la scelta di adottare uno schema di certificazioni specifico per la gestione dei requisiti [uno schema di certificazioni differente da quello di Istqb, ideato e seguito da Reqb Requirements Engineering Qualifications Board – ndr], aspetto fondamentale e critico per la gestione di successo dei progetti.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

Nicoletta Boldrini
Giornalista

Giornalista e Blogger in ambito tecnologico: mi occupo di tendenze ed evoluzioni tecnologiche analizzandone l’impatto all'interno delle aziende e nel loro modo di 'fare business'. Come giornalista ho la possibilità di ‘vedere in anticipo’ le rivoluzioni tecnologiche, come esperta di comunicazione e Data Journalist aiuto manager ed aziende a trasformare la 'rivoluzione digitale' in realtà. Ho una conoscenza approfondita delle tematiche di digital economy e tecnologie Ict. Sono interessata alle dinamiche di innovazione che abilitano i percorsi di trasformazione delle imprese ed è qui che metto a frutto le mie competenze.

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