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Vendor e cloud: alcuni punti fermi

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Vendor e cloud: alcuni punti fermi

04 Feb 2011

di Nicoletta Boldrini

Non approcciare il cloud in modo incondizionato solo perché rappresenta una novità che promette interessanti benefici. Fare un’attenta analisi dell’esistente e delle azioni di cambiamento sulla base degli obiettivi di business e delle esigenze dell’utente. Tenere conto di tutti gli aspetti architetturali e delle interrelazioni, comprese quelle delle Tlc. Governare l’evoluzione. ascoltiamo i suggerimenti di alcuni vendor su come affrontare scelte di innovazione cloud… oculate.


Sulla base delle esperienze utente presentate nel corso del convegno “Cloud Computing – Esperienze di successo in Italia” promosso e organizzato da ZeroUno in partnership con ClubTI, si sono confrontati in una tavola rotonda coordinata da Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno, alcuni vendor It, chiamati a dare la loro visione su una tematica di forte interesse come il cloud inserita in un contesto di complessità tecnologica che rende critico il cambiamento. Aspettative, criteri e criticità, gestione dei progetti, prospettive della tematica cloud sono, infatti, alcuni dei punti toccati nel corso del dibattito cui ha dato il via Uberti Foppa chiedendo ai partecipanti di dare una personale risposta su “come può avvenire un percorso di integrazione tecnologica e organizzativa, in rapporto all’affermarsi del modello cloud computing; con quali criteri di valutazione e criticità d’adozione”.
Marco Maffé, Business Consultant di T-Systems, sostiene che “Sposare il cloud in maniera dogmatica a priori è un errore. È fondamentale fissare dei punti chiave in termini di obiettivi e chiarire fin dall’inizio le aspettative. Bisognerebbe cioè individuare le aree che potrebbero trarre beneficio dal cloud (capire se serve e dove) e quali obiettivi sono raggiungibili concretamente. Siamo di fronte a un’opportunità, un’opzione in più per rendere efficienti e flessibili i sistemi It, che però non cancella tutte le altre scelte tecnologiche fin qui adottate. L’esperienza ci insegna che le opportunità sono vincenti quando valutate a priori in dettaglio, compresi gli aspetti di integrazione tecnologica, da un lato, e gli impatti organizzativi, dall’altro”. “È un errore pensare di avvicinarsi al cloud perché lo fanno tutti, ed è altrettanto un errore prenderlo in considerazione solo come risposta al contenimento dei costi”, aggiunge Maffé.
“Il cloud non è totalitario – gli fa eco Andrea Rodolico, Chief Technology Officer di Nice – ma va integrato in una struttura esistente, spesso complessa sia tecnologicamente sia come processi. L’adozione del cloud computing deve seguire un percorso graduale e partecipativo (il fattore “utenti” va affrontato da subito) con una valutazione realistica di costi e benefici. L’ideale sarebbe procedere con un primo progetto pilota che coinvolga un campione di utenti per poi valutare in modo concreto i passi successivi. Trattandosi di una nuova opportunità, il cloud deve conquistare la fiducia degli utenti; bisogna creare una prima confidenza interna grazie alla quale si verificano gli impatti e, quindi, la fattibilità di progetti più ampi, per continuare a investire in quella direzione con una maggiore garanzia di successo”.
Il dipartimento It, in quest’ottica, diventa un “ambiente trust” con un ruolo evolutivo basato su esigenze e obiettivi di business dove tematiche come assessment tecnologico, analisi di processo, demand management, diventano determinanti. “Le capacità consulenziale e manageriale dell’It e l’appoggio dei vendor assumono un connotato di rilievo”, evidenzia Antonella Ferrari, responsabile Gruppo di lavoro Saas del ClubTI, “con questi ultimi che devono affiancarsi all’azienda utente offrendo, accanto alla tecnologia, capacità e competenze per introdurre tali tecnologie in un contesto già definito”.
“Il ruolo del vendor assume un risvolto business: deve saper ‘traghettare’ le aziende lungo il fiume del cambiamento e non semplicemente lanciare il salvagente dalla riva”, aggiunge Stefano Mainetti (a sinistra), Professore incaricato di Tecnologie, Applicazioni e Servizi dell’Internet al Politecnico di Milano.
Sul ruolo del dipartimento It quale “consulente dell’evoluzione”, Fabio Tessera (a destra), responsabile Sud Emea di Vidyo, ha sottolineato l’importanza delle fasi di assessment iniziali quale “momento per fare chiarezza nell’It e condividere con il business il futuro dell’azienda”, aggiungendo però la necessità di interrelazione tra tutte le parti, comprese le Tlc: “La banda larga, è un presupposto fondamentale per l’adozione del cloud o per la scelta di soluzioni ‘as a service’; le inefficienze causate dalla rete rischiano di vanificare investimenti che non tengono prima conto anche di questi aspetti”.
Identificare le aree di ottimizzazione e i benefici ottenibili è sì un percorso di analisi che coinvolge anche gli utenti, come si diceva, ma l’analisi tecnologica è comunque di primaria importanza. “Dal punto di vista architetturale, prima di qualsiasi scelta è necessario evidenziare gli elementi comuni delle infrastrutture e le capacità di interoperabilità, così come misurare le performance, attuali e raggiungibili”, precisa Pietro Riva (a sinistra), It and Security Solutions Sales Manager di Verizon Business.
“Io vedo il Cloud come una marcia in più per l’It, come grande opportunità per supportare progetti di business che necessitano di sistemi efficienti in tempi stretti e con un certo grado di flessibilità”, incalza Riccardo Sponza (a destra), Technical Evangelism Manager di Microsoft Italia. “Sono totalmente d’accordo con le considerazioni fatte, sia lato tecnologia sia sugli aspetti organizzativi, ma è bene fare una precisazione: il private cloud è una evoluzione della virtualizzazione e, in quest’ambito, l’adozione è meno complessa di quanto si creda. L’attenzione va riposta al public cloud e, in particolare, allo strato al quale ci si vuole avvicinare (Iaas, Paas, Saas), tenendo conto anche dei rischi e delle esigenze di conformità normativa o di policy interne e degli interventi architetturali necessari per approcciare il cloud pubblico (a livello di Paas, per esempio, optare per il public cloud implica una certa revisione e adattamento dei sistemi esistenti). Il rapporto costi/benefici, infine, deve tener conto anche del fornitore di riferimento e delle garanzie che questo offre (anche in termini di rinnovamento tecnologico)”.
“La Governance è l’anello che unisce tutti gli altri – chiarisce e conclude Mainetti -. Più i sistemi (architetture e applicazioni) sono ben governati, più e facile gestire e controllare il passaggio al ‘nuovo’. E lo stesso vale a livello organizzativo. Tanto più i processi sono maturi e strutturati verso la cosiddetta Enterprise 2.0, tanto è meno complesso riuscire a muoversi verso il cloud e avvicinarsi al punto d’arrivo (la flessibilizzazione del business, che passa attraverso quella dell’It)”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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