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Cloud computing e open source: la vision di Red Hat

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Cloud computing e open source: la vision di Red Hat

09 Mar 2011

di Riccardo Cervelli

La parola a uno dei protagonisti del mondo del sorgente libero adottato per l’It mission critical: Red Hat. Che nel corso del 2010 ha compiuto diversi passi strategici per giocare un ruolo importante nel futuro dell’It aziendale all’insegna della virtualizzazione e del cloud computing. ZeroUno incontra Gianni Anguilletti (nella foto), Country Sales Manager di Red Hat Italia.

“Stiamo riproponendo il binomio sistema operativo Red Hat Enterprise Linux (Rhel) – open source anche nell’ambito del cloud computing”. Con queste parole Gianni Anguilletti, Country Sales Manager di Red Hat Italia introduce la strategia dell’azienda verso il cloud; una mission aziendale che fa prima di tutto leva sulle caratteristiche peculiari di questi fattori: “L’affidabilità e l’ampio spettro di certificazioni di Red Hat, che fanno sì che il sistema operativo sia ormai adottato da moltissime aziende per ambienti mission-critical, e le promesse di innovazione, flessibilità, velocità di sviluppo, aderenza agli standard aperti tipici del mondo open source”. Su queste basi, Red Hat ritiene che ancor più di quanto avviene già per gli ambienti It tradizionali on-premise, trattandosi di open source vada prestata attenzione al tema della governance. È in quest’ottica che, dopo aver lanciato sul mercato lo scorso mese di giugno il proprio portafoglio Cloud Foundation, Red Hat ha acquisito la società californiana Makara, che sviluppa soluzioni di implementazione, gestione e auto-scaling delle applicazioni su cloud. Un’operazione che ha permesso all’azienda del cappello rosso di proporre una soluzione PaaS (Platform-as-a-Service) ancora più completa, grazie all’integrazione tra l’infrastruttura JBoss Enterprise Middleware e la Cloud Application Platform di Makara.
In quale strategia più articolata si inseriscono tutte queste mosse? “Le linee guida strategiche su cui abbiamo ravvisato la necessità di investire – risponde Anguilletti – sono tre: la completezza della linea tecnologica, la flessibilità di proposizione e l’apertura/aderenza agli standard. Per quanto riguarda il primo punto, oggi il nostro focus principale è la completezza dello stack PaaS. La seconda linea guida prevede di realizzare il concetto di ‘Any Apps, Anytime, Anywhere’. Il programma prevede che qualsiasi applicazione certificata in ‘bare metal’ (cioè sugli hardware tipicamente presenti nelle aziende), lo sia anche negli ambiti virtuali e cloud che abbracciano la tecnologia Red Hat: come, per esempio, Amazon Elastic Compute Cloud (Amazon Ec2). Questo consente alle aziende, come operatori di trading online o gestori di transazioni in particolari periodi dell’anno, di affittare risorse da Amazon per gestire i picchi di lavoro senza dover intervenire sulle applicazioni. Il terzo aspetto mira a far sì che l’adozione del modello cloud non si trasformi in lock-in (vincoli nei confronti di determinati sistemi operativi). Puntiamo a creare uno stack completo ma che permetta ai clienti di usare indifferentemente Windows invece di Red Hat Enterprise Linux, il middleware Websphere di Ibm invece di JBoss”.
A questo punto Anguilletti ricorda un progetto in cui Red Hat è impegnata: Deltacloud. Il progetto parte dalla constatazione che ciascuna infrastruttura as-a-service ha proprie Api che gli sviluppatori e gli Isv devono utilizzare affinché le loro applicazioni possano usufruire delle risorse cloud proposte. Deltacloud prevede lo sviluppo di una Api Rest-based comune che costituisce una sorta di “cloud broker” o “cloud abstraction” che permette – come semplifica Anguilletti – “di gestire, con qualsiasi strumento di gestione, qualunque hypervisor e qualsiasi nuvola in cui siano presenti svariati sistemi operativi”
La filosofia cloud di Red Hat – che mette a disposizione degli sviluppatori anche manuali con consigli pratici e servizi di consulting propri e di partner – mira a far sì che il computing nella nube permetta ai responsabili It di realizzare anche il primo obiettivo che gli viene posto dai top management: fare di più con meno.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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