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Applicazioni: modernizzare con il Paas

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Applicazioni: modernizzare con il Paas

10 Giu 2013

di Nicoletta Boldrini

Nonostante in Italia l’approccio al cloud sia ancora timido, non mancano le occasioni per fare efficienza sul piano dei costi e per trovare nuove vie di efficacia sul fronte del business. Un esempio viene dallo sfruttamento del Paas per sviluppare e modernizzare applicazioni web, cloud e mobile. Ancora un po’ arduo districarsi nell’offerta, che sta evolvendo, ma i vantaggi da cogliere sono molti.

La modernizzazione applicativa si inquadra oggi in una strategia orientata alla migliore efficienza It e a fornire un maggior valore al business. “Le motivazioni che spingono verso questa strada sono molteplici e vanno da fattori tecnici (per esempio obsolescenza della tecnologia), economici (ridurre i costi di manutenzione/gestione di applicazioni basate su tecnologie ‘antiche’), architetturali (necessità di integrare applicazioni legacy all’interno di architetture orientate ai servizi), ma anche e soprattutto di business. Ad esempio, per consentire l’accesso ad applicazioni core tramite smartphones e tablet – commenta Massimo Pezzini, vice president and fellow di Gartner Research -. Spesso le applicazioni core sono basate su architetture e tecnologie datate (perché pensate e implementate prima dell’ondata mobility) che è necessario modernizzare per potervi accedere tramite device nuovi”.

Massimo Pezzini, vice president and fellow di Gartner Research

Modernizzazioni simili non necessariamente richiedono interventi radicali, “ma con azioni mirate e con l’uso di strumenti software di uso comune e costo ragionevole è possibile modernizzare l’applicazione in modo incrementale e poco invasivo per consentire accesso via apparecchi mobili”, spiega Pezzini.

Se da un lato la mobility è dunque uno dei fattori che spingono alla modernizzazione delle applicazioni, non da meno lo è il cloud computing. Molte software house stanno modernizzando le proprie soluzioni per renderle disponibili in ambienti cloud pubblici; altrettanto stanno facendo alcune aziende per rendere fruibili le proprie applicazioni in modalità di servizio sfruttando il private cloud.

“Quali sono gli aspetti di criticità e le sfide in questi percorsi evolutivi?”, chiediamo all’analista.

“Tipicamente si cita la sicurezza come principale ostacolo all’adozione del cloud, ma noi pensiamo che, almeno nella maggior parte dei casi, i livelli di sicurezza realizzati dai fornitori cloud siano più che sufficienti. Per essi la sicurezza è un’ossessione e spesso mi capita di chiedere retoricamente ai nostri clienti se sono certi che il loro data center sia più sicuro di quello di un fornitore cloud per il quale alti livelli di sicurezza sono un fattore vitale – commenta Pezzini -. Direi invece che in Italia abbiamo un problema di offerta da parte degli Isv e dei grandi fornitori (non ancora pronti al modello as a service); la scarsa capillarità delle banda larga ‘taglia fuori’ ancora oggi dalla possibilità di accesso al cloud una percentuale non trascurabile del Paese; infine, in Italia registriamo soprattutto un problema di fiducia. Il paradigma è, nonostante tutto, ancora nuovo e molti non si fidano perché temono per l’integrità dei loro dati, per i costi e per la qualità del servizio. Direi che forse quest’ultimo è il problema più rilevante. Ciò non toglie che in Italia abbiamo già delle esperienze di assoluta avanguardia in termini di uso strategico del cloud. Ad esempio, aziende importanti che hanno portato sul cloud tutto (ma proprio tutto) il loro sistema informativo”.

Non dimentichiamo poi che cloud, oltre ad essere l’ambiente target di rilascio delle nuove applicazioni, può essere anche la piattaforma di modernizzazione che aiuta ad accelerare i cicli di sviluppo e rilascio delle applicazioni. “Uno degli usi più comuni del cloud è proprio come piattaforma di sviluppo per le applicazioni, anche in un ottica di modernizzazione – sottolinea Pezzini -. Come accennato esiste un forte connubio tra modernizzazione ed esigenze di mobilità, che a sua volta viene abilitato da un approccio cloud. Spesso applicazioni legacy (anche on premise) vengono rese accessibili via smartphone e tablet tramite opportuni gateway (per esempio Integration Platform as a service – iPaaS, oppure Api management platform) residenti sul cloud. Questo migliora la sicurezza, rende il tutto più gestibile e delega una serie di problemi gestionali al fornitore di servizi cloud”.

PaaS, evidenze di utilità

In questo contesto, approcci di tipo PaaS sono estremamente utili in quanto:

1) consentono di estendere le applicazioni legacy con nuovi sviluppi che possono essere realizzati velocemente grazie a strumenti di sviluppo altamente produttivi (in questo caso ci riferiamo a ciò che Gartner chiama Application PaaS – aPaaS);

2) consentono di integrare le applicazioni legacy con soluzioni di tipo SaaS, con applicazioni mobili e con la cosiddetta Internet of Things (tramite le iPaaS).

“L’offerta si sta sviluppando molto rapidamente e oramai quasi tutti i grandi fornitori di software dispongono (o disporranno a breve) di offerte PaaS – puntualizza Pezzini -. I fornitori stanno arrivando sul mercato PaaS da direzioni diverse. Alcune aziende con un passato di tipo IaaS (per esempio Amazon) stanno aggredendo il mercato PaaS ‘dal basso’, come naturale estensione dell’offerta di infrastruttura e per differenziarsi dalla miriade di concorrenti emergenti. Altri che provengono dal mondo più applicativo (ad esempio, Salesfoce.com e per certi versi Google) invece vedono nel PaaS un’opportunità di business legata alla necessità dei clienti e dei partner di estendere e integrare le soluzioni SaaS da loro fornite. I fornitori di infrastruttura applicativa (middleware, Dbms, strumenti di sviluppo, Bpm, Bi ecc.) vedono nel PaaS un diverso canale per le loro tecnologie e anche un’opportunità per raggiungere le piccole o medie realtà che non potrebbero permettersi i costi delle loro soluzioni on premise”.

Va poi sottolineato che un numero sempre più alto di start-up si lanciano sul mercato PaaS, anziché perseguire un approccio di software on premise tradizionale, “in quanto i costi di ingresso al mercato sono molto più bassi e anche per il maggiore appeal che soluzioni etichettate come cloud hanno nei confronti degli investitori”, sottolinea ancora Pezzini.

Se sul fronte dell’offerta quindi stiamo assistendo a un mutamento dei provider e delle loro proposte, dal lato della domanda delle aziende si aprono nuove interessanti opportunità. “Rapido accesso all’innovazione associato a una soglia di ingresso bassissima è la maggiore opportunità legata al cloud, in particolare al livello PaaS – evidenzia infatti Pezzini -. Funzionalità avanzate (big data, business process management, real-time analytics, integrazione di dati, applicazioni e processi, in-memory computing ecc.) che avrebbero costi proibitivi per una piccola o media impresa, sono oggi disponibili praticamente in modo istantaneo e a costi iniziali molto contenuti. Innovazione tecnologica che fino a pochi anni fa sarebbe stata disponibile solo alle grandi imprese, ora è accessibile praticamente a tutti. Tutto ciò apre possibilità straordinarie per aziende che sono in grado di sfruttare queste tecnologie per innovare, globalizzare e migliorare la loro competitività”. Abbiamo già menzionato in precedenza alcuni problemi che frenano l’utilizzo di cloud (sicurezza, qualità del servizio, diffidenza verso un paradigma ancora percepito come ‘immaturo’). “Certamente c’è anche un problema di costi a lungo termine da prendere in considerazione, ma vorrei citare un altro aspetto molto importante: l’estrema frammentazione del mercato rende il districarsi tra una miriade di offerte un’impresa epica, aumenta i rischi ‘di fare la scelta sbagliata’ e frammenta anche l’offerta di servizi professionali – conclude Pezzini -. Scegliere un fornitore tra una cinquantina di offerte aPaaS e un paio di dozzine di offerte iPaaS non è per niente uno scherzo. Ma coloro che ci sono passati, raramente si sono pentiti”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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