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Meno tecnico, più manager: «Il CIO supporti il business per non essere scavalcato»

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Punti di vista

Meno tecnico, più manager: «Il CIO supporti il business per non essere scavalcato»

09 Mar 2015

di Giuseppe Goglio da Digital4

Lo scenario creato dalla diffusione del cloud computing, dell’analisi dei dati, dei social media e del mobile rende indispensabile lavorare più a stretto contatto con il management aziendale e assecondare le richieste. Le principali aree di impiego del cloud pubblico sono legate al ruolo del CIO e alla collaborazione con le business unit e funzioni aziendali, sempre più portate a sviluppare nuovi progetti IT in proprio

Di pari passo con la crescente importanza dei sistemi IT all’interno di un’organizzazione aziendale, anche il ruolo dei responsabili dell’area IT nel corso degli anni si è evoluto, da semplici “super tecnici” a veri e propri dirigenti, chiamati a condividere decisioni e rischi con gli altri manager e i vertici societari. Diventata figura ormai irrinunciabile e strategica anche al di fuori delle grandi organizzazioni, il CIO è chiamato però a rinnovarsi di continuo.

In particolare, uno dei compiti più ardui, è assecondare il costante aggiornamento tecnologico, un aspetto sul quale Wieland Alge, VP & general manager EMEA di Barracuda Networks, offre un’analisi utile a  capire come stia effettivamente cambiando questo ruolo di fronte alle più recenti evoluzioni dettate da cloud computing, analisi dei dati, social business e mobile.

Nelle grandi aziende distribuite, scrive Alge, si denota spesso una mancanza di collaborazione tra i vari reparti. In questo contesto, il CIO diventa il solo regolatore. Una situazione destinata inevitabilmente a cambiare, per buona parte sotto la spinta del cloud, in favore di una gestione IT più collaborativa. Grazie alla nuvola, i singoli dipartimenti diventeranno sempre più autosufficienti e potranno contare su strumenti di lavoro più efficienti e veloci. Per i team IT, questo significa sin da ora dover supportare i processi di business per non essere scavalcati. Con l’affermarsi del cloud infatti, calano le esigenze di programmazione, da sostituire con una sempre migliore conoscenza del business.

Secondo Alge invece è meno preoccupante il rischio di non essere sempre conformi alle normative a causa dell’utilizzo del cloud pubblico, perché le normative spesso rischiano di essere obsolete La priorità massima quindi va data al cambiamento. La strategia vincente deve supportare il business e permettere la soddisfazione dei clienti. Questo significa concentrarsi sul cloud pubblico al fine di rispondere alle esigenze del mercato e sopravvivere in un ambiente competitivo.

Per quanto riguarda le aziende più piccole, fino a 500 dipendenti, costi inferiori e flessibilità sono le parole chiave quando si tratta di adottare il cloud. Secondo una ricerca Barracuda Networks, la migliorata capacità competitiva risulta seconda solo ai costi in termini di vantaggi offerti dal cloud pubblico (37%). Nelle aziende con più di 5.000 dipendenti questo fattore è meno importante (29%). Il 58% delle aziende intervistate vede nel taglio dei costi uno dei maggiori vantaggi della nuvola, seguito dalla maggior flessibilità associata (40%). Questi dati suggeriscono come le aziende siano pronte all’adozione del cloud pubblico. Dopo tutto, il 45% dei responsabili IT europei coinvolti nell’indagine stanno progettando di utilizzare tale tecnologia.

Le due principali aree di impiego del cloud pubblico sono e saranno legate al ruolo del CIO e alla collaborazione con le business unit e funzioni aziendali. Un contesto dove giocano un ruolo chiave anche mobilità e Bring Your Own Device, praticabili solo attraverso il cloud. Tradizionalmente, è il reparto IT a sviluppare nuovi progetti e richiedere investimenti. Questo ruolo ora sta cambiando, con un maggior coinvolgimento dei dipartimenti specializzati. Le unità di business sono sempre più proattive nella richiesta di investimenti legati al cloud e stanno registrando un crescente riscontro positivo.

Di fronte a un tale scenario, proprio come un architetto, il CIO deve costruire un contesto di ‘fiducia zero’, per garantire il perfetto funzionamento dell’organizzazione. L’idea di fondo è che la sicurezza IT non debba più decidere dove tracciare la linea di demarcazione tra fiducia e sfiducia, ma piuttosto diffidare di tutto e tutti. Ogni applicazione e ogni hardware possono essere manipolati, ciascun utente può navigare su siti poco sicuri e condividere facilmente dati sensibili. In un contesto che ne rende così semplice la violazione, i dati fanno gola a tanti. La soluzione è proteggere le infrastrutture critiche attraverso ‘cancelli di sicurezza intelligenti’. Ogni query deve essere monitorata e  tutti gli atti sospetti devono essere analizzati e bloccati sul nascere. La sfiducia deve diventare il mantra del CIO, il cui compito sarà  costruire, senza schemi predefiniti,  le singole reti aziendali, lasciando ai reparti alcune delle responsabilità.

In definitiva, attualmente esistono le condizioni affinchè il dipartimento IT si trovi scavalcato sia nelle decisioni strategiche sia nel comportamento degli utenti, con il sorgere di sviluppi eterogenei all’interno dell’azienda. Il CIO è così chiamato a collaborare con i singoli reparti aziendali, coinvolti nei progetti fin dall’inizio. «Il dipartimento IT così come l’abbiamo concepito finora, è destinato a scomparire – sottolinea Alge -, perché verrà assorbito in altri. In alcune aziende, questi cambiamenti sono stati gestiti brillantemente, mentre in altre realtà la trasformazione deve ancora iniziare o è in corso. Un cambiamento non indolore per strutture organizzative molto gerarchiche».

Giuseppe Goglio da Digital4

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