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I portali self-service che assicurano il controllo degli ambienti Cloud

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Analisi

I portali self-service che assicurano il controllo degli ambienti Cloud

16 Mag 2013

di redazione TechTarget da Digital4

Negli Stati Uniti iniziano a diffondersi i portali che permettono agli utenti finali di gestire in autonomia il proprio lavoro all’interno degli ambienti “nella nuvola”

Mantenere il controllo sui processi IT nel Cloud significa dare agli utenti finali l’accesso a portali self-service. Lo sostengono molti analisti, tuttavia solo una minoranza di aziende ha capito l’importanza di questo accorgimento.

Da un sondaggio condotto da Forrester Research nel 2012 su mille professionisti IT in Nord America ed Europa emerge che il 35% degli intervistati non ha manifestato alcun interesse a implementare un portale self-service ad uso interno. Il 30% del campione si è dimostrato interessato ma non ha in programma di implementarlo a breve e il 35% lo aveva previsto nei propri piani per l’anno appena concluso, anche se alla fine del 2012 solo l’11% in realtà lo ha fatto.

«Non ci sono business case rilevanti per i portali self-service negli ambienti cloud privati se sul cloud si eseguono unicamente le applicazioni di produzione e non si hanno parecchi churn», ha detto l’analista di Forrester Research David Bartoletti.

Circa il 40% degli intervistati che utilizzano i Cloud pubblici ha ammesso, invece, di utilizzare un portale, tuttavia questo è dominio esclusivo degli amministratori IT e non anche degli utenti finali.


Shadow-boxing

Eppure, alcuni dipartimenti IT hanno iniziato ad abbracciare i portali self-service per sconfiggere il pericolo delle implementazioni IT “ombra” e riuscire a presidiare al meglio il consumo di nuove risorse da parte degli utenti finali. «Preferiamo conoscere le implementazioni e aiutarli concretamente», ha chiarito Jim O’Neill, Chief Information Officer dello specialista di marketing online HubSpot

La società utilizza i controlli di accesso basati su ruoli (RBAC) per offrire agli utenti finali un accesso diretto a una console di gestione degli Amazon Web Service, così come al Cloud Control Panel di Rackspace. L’azienda ammette è stato necessario superare alcuni difetti che si sono presentati inizialmente relativamente al processo self-service, perché «i portali non hanno garantito da subito i giusti controlli e hanno permesso a tutti di accedere a tutto – ha detto O’Neill -. Ora, invece, è possibile offrire un accesso adeguato con i giusti privilegi d’accesso».

Altre organizzazioni preferiscono, invece, mantenere uno strato software personalizzato tra gli utenti finali e la console di gestione principale. Presso Layered Innovations, una società specializzata nel software di automazione per le attività di marketing, circa 50 utenti finali hanno accesso alle interfacce a livello applicativo per il self-service attraverso un portale progettato dal fornitore di servizi cloud CoSentry. L’azienda utilizza, inoltre, vCloud Director di VMware per gestire la propria infrastruttura cloud, ma non assicura a più di tre o quattro persone l’accesso al proprio portale self-service.

Anche gli strumenti di terze parti che combinano insieme più portali di diversi fornitori cloud stanno progressivamente guadagnando popolarità, conferma John Treadway, Vice Presidente della società di consulenza Cloud Technology Partners. “In un mondo multi-cloud, tutti vogliono un unico portale per gestire tutte le singole offerte nella nuvola da un unico punto d’accesso”, ha concluso.


La risposta dei vendor

HP e ServiceNow sperano di attirare un numero sempre più ampio di utenti sul terreno dei portali self-service con alcuni rilasci di prodotto previsti per questa settimana. ServiceNow, fornitore di applicazioni in modalità SAAS (Software-as-a-Service) per la gestione di servizi, ha una nuova piattaforma di orchestrazione e automazione del cloud, oltre a un nuovo portale di provisioning self-service.

La piattaforma, battezzata Orchestration Core, costa 2.500 dollari al mese, mentre il modulo di provisioning è offerto al prezzo di 5.000 dollari per un pacchetto di 10 immagini all’interno del catalogo self-service. Superato il limite delle 10 immagini iniziali, i pacchetti da 10 immagini sono venduti al prezzo di 2.500 dollari.

HP, invece, ha aggiornato quattro software esistenti: Automation Server, Operations Orchestration, Database and Middleware Automation e Cloud Service Automation. Operations Orchestration offre ora opzioni di controllo degli accessi role-based, in modo che il personale diverso dagli amministratori di sistema possa far girare ed eseguire diversi flussi di lavoro. HP ha rifiutato di rivelare i prezzi del software, che è già disponibile.

Operations Orchestration viene offerto a un prezzo calcolato per nodo orchestrato. Automation Server and Database e Middleware Automation sono offerti con una formula che prevede un prezzo fisso per ciascuna istanza del sistema operativo.

Infine, Cloud Service Automation ha un prezzo per ogni istanza del sistema operativo ed è disponibile come pacchetto di 10 istanze con, incluse, le licenze di Server Automation e HP Operations Orchestration.

redazione TechTarget da Digital4

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