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Ctera: un cloud storage a prova di digital divide e di mobilità

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Ctera: un cloud storage a prova di digital divide e di mobilità

Soluzioni per backup e condividere dati sulla nube sia direttamente dai client sia dalla rete di un’azienda tramite gateway o Nas. Nel mirino, soprattutto gli operatori di telecomunicazioni e i service provider. E in futuro anche le aziende di grandi dimensioni.

18 Dic 2012

di Riccardo Cervelli

L’azienda è relativamente giovane, classe 2008, come il mercato in cui opera: il cloud storage. Parliamo di Ctera Networks, società con sedi negli Usa e in Israele. L’approccio al modello di backup, archiviazione e gestione dei dati sul web è particolare. “Considerato che c’è ancora molto da fare perché tutti possano disporre di connessioni ad alta velocità a Internet – spiega Donato Antonangeli, Regional Sales Director – Ctera propone l’hybrid cloud storage. La soluzione si basa su gateway che si comportano come ‘broker’ che spostano i dati dei clienti sulla rete nei tempi e nei modi che le connessioni disponibili consentono”.

Donato Antonangeli, Regional Sales Director di Ctera

L’utente aziendale, insomma, può continuare a lavorare con i dati come è sempre stato abituato, con in più la possibilità di sfruttare ulteriori funzionalità simili a quelle che, nel mondo consumer, offre un servizio come Dropbox (backup, accesso remoto, condivisione ecc.). Ci pensa un’appliance Ctera – sono disponibili diverse tipologie, che vanno dalla piccolissima Cplug, delle dimensioni di un caricabatterie, ai C-Series, veri e propri Nas – a gestire autonomamente la connessione con il cloud service provider. “Stiamo lavorando – aggiunge Antonangeli – anche su una versione software del Nas da installare su un server generico”. Sui client deve essere semplicemente installato uno Ctera Agent che gestisce la connessione disk-to-disk-to-cloud.

Il target più importante per Ctera, al momento, sono i service provider: “Sia le aziende telco [nei mesi scorsi un importante accordo è stato siglato in Europa con Swisscom, ndr] – sia i system integrator che vedono nei servizi cloud una nuova opportunità di business”. Il service provider deve installare su un proprio web server virtualizzato un’applicazione che si chiama Ctera Portal e connettervi un sistema storage, sia Nas che San, di qualunque vendor. L’indipendenza dai produttori di sistemi storage è uno dei punti di forza dell’offerta Ctera. La soluzione è di tipo multitenant, il che consente al service provider di offrire ad altri reseller la possibilità di proporre lo stesso tipo servizio ai loro clienti attraverso portali personalizzati. “Un singolo provider – dice Antonangeli – può ospitare infiniti portali”. In prospettiva, le soluzioni rivolte ai provider saranno proposte anche alle aziende di grandi dimensioni per realizzare cloud storage private.

Accanto all’hybrid cloud, le tecnologie Ctera consentono anche di implementare servizi di cloud storage puro. In questo caso, così come avviene sempre con servizi consumer tipo Dropbox, il Ctera Agent si occupa della gestione di una connessione sicura disk-to-cloud. A livello di sistemi operativi client, sono supportati Windows (compreso l’8), Linux e Mac sui desktop e i laptop, mentre nel mondo mobile è già garantita la compatibilità per Apple iOs e Android. Presto saranno aggiunti anche Windows 8 e Rim.

E per quanto riguarda i costi di licenza? “Nel caso dell’hybrid cloud – risponde Antonangeli – l’utente paga un costo solo per gateway, mentre gli agent sui Pc sono gratuiti. Qualora si adoperasse il cloud sono previsti costi di licenza dell’agent sul dispositivo. Ad ogni modo, i prezzi non sono rapportati né alla capacità storage né al traffico”.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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