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Con il Cloud il CIO diventa Chief Integration Officer

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Analisi

Con il Cloud il CIO diventa Chief Integration Officer

19 Giu 2012

di Vincenzo Zaglio da Digital4

Il Cloud rompe gli schemi perché per la prima volta i manager di linea hanno un’alternativa. La divisione IT deve diventare un centro servizi, guidando con arte maieutica il cambiamento dei processi aziendali. L’opinione di Fabio Violante, CTO di BMC Software

“Per la prima volta nella storia IT, i manager di linea hanno un’alternativa”. Il succo del Cloud è tutto qui. Fabio Violante, CTO a livello EMEA di BMC Software, sta più sulle Nuvole (essendo sempre in giro in aereo fra USA e Europa) che a terra.

E dall’alto si ha una visione distaccata del Cloud, che parte da una certa dose di pragmatismo.


La sicurezza
Cloud sì, Cloud no? “Non è questione di principio o di nascondersi dietro l’alibi della mancanza della sicurezza. La questione è semplice. Tutte le applicazioni e i servizi commodity possono essere spostati sul Cloud senza nessun problema”.

Il punto non è che “in casa siamo più sicuri”. Il punto è: quanto il servizio è critico? Bisogna prima partire dall’analisi dei servizi, delle applicazioni e capire quali sono quelli critici.


Il “sorpasso a destra”
“Il CIO non si deve arroccare e difendere il territorio, perché i manager delle varie divisioni hanno ora un’alternativa”. E’ il famoso “sorpasso a destra” secondo il quale i responsabili della aree funzionali vanno a prendere all’esterno i servizi IT che servono, esautorando di fatto i CIO.

Le motivazioni sono note: lungaggini burocratiche, porte chiuse da parte dell’IT, questioni (nobili) di sicurezza. Per un motivo o per l’altro l’IT fa spesso fatica a dare risposte (veloci) alle altre divisioni e queste comprano storage, capacità computazionali e servizi applicativi su Internet, sul Cloud. Basta una carta di credito e nel giro di poco si ha quello che serve.

I problemi? La crescita indiscriminata di isole applicative che si traduce in un’IT occulta e parallela a quella “ufficiale”, fuori controllo e decisamente poco efficiente. Cosa succede poi se un dipendente che usa una sandbox in Amazon Web Services lascia l’azienda? Come si fa a riprendere il lavoro fatto?


Procedure standard
“Gli utenti, se ben guidati, possono standardizzare le proprie esigenze”, spiega Violante. “Se la divisione commerciale richiede un certo tipo di servizio personalizzato, l’IT può rispondere con un golive ad esempio in 10 giornate-uomo. Ma può anche dire che basterebbero 2 giorni, se si usasse un servizio Cloud più standardizzato e spesso questo compromesso funziona. I manager di linea sono soddisfatti perché hanno il servizio live in poco tempo, l’area IT mantiene il controllo e si risparmiano soldi. I CIO, insomma, devono diventare dei Chief Integration Officer, dove l’IT assume il ruolo di centro servizi”.

Il cavallo di Troia è il progetto pilota Cloud. Si comincia a usare il Cloud su particolari aree e/o progetti quali i sistemi di sviluppo e testing, il training, il workload placement. Da lì si acquisisce esperienza per progetti sempre più articolati.


Costi/opportunità
“L’approccio deve essere sempre improntato al pragmatismo”, continua Violante. Il Cloud è un modo diverso di gestire l’IT, dove più che di costi è meglio parlare di “costo/opportunità”.

Il Cloud, si sa, ha (o dovrebbe avere…) un cost saving misurabile. Ma c’è dell’altro. Ci sono risparmi “indotti” difficili da quantificare esattamente ma estremante importanti. Intanto, si guadagna in agilità: risulta molto facile “spegnere” o “accendere” servizi in base alle necessità.

Inoltre la strada verso la standardizzazione delle procedure elimina le inefficienze, risolve le esigenze degli utenti e consente all’IT di fornire un servizio complessivamente migliore.

“Il Cloud è un treno in corsa – chiosa Violante – . Ci si può opporre arroccandosi, rischiando di essere travolti. Oppure si può governare il processo, per guidare l’azienda verso un nuovo modo di gestire l’IT”.

Vincenzo Zaglio da Digital4

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