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Come portare le Sap application in ambiente cloud

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Come portare le Sap application in ambiente cloud

15 Dic 2011

di Nicoletta Boldrini

La virtualizzazione ha finora interessato maggiormente la parte hardware delle infrastrutture e meno la parte applicativa (è difficile trovare applicazioni core business virtualizzate, ancor meno in ambienti cloud). Questo perché esistono ancora problematiche legate alla sicurezza e i livelli di servizio. Tuttavia, le aziende si stanno muovendo anche in questa direzione cercando di trovare ognuna la propria strada. Se ne è discusso in un recente incontro organizzato da ZeroUno con Emc, VMware e la partecipazione di Sap

La virtualizzazione si è diffusa negli ultimi anni nelle aziende come una delle principali risposte alla domanda di razionalizzazione, economicità, flessibilità dei sistemi informativi. Vi sono però ancora diverse problematiche che impediscono alle aziende di trarre i dovuti benefici dalla virtualizzazione delle applicazioni core o dal trasferimento di applicazioni mission critical, Sap su tutte, in ambienti sempre più cloud oriented.

La complessità e le criticità intrinseche delle applicazioni mission critical ne frenano la virtualizzazione, anche se risulta chiaro alle aziende la necessità di andare in questa direzione per trarre i benefici ottenibile attraverso il passaggio al cloud, sia esso privato o pubblico. Le difficoltà maggiori si riscontrano rispetto alla sicurezza (del dato in primis ma anche della disponibilità delle applicazioni e dell’affidabilità delle infrastrutture che le ospitano), nonché alla disponibilità della rete e ai livelli di servizio dei provider (in caso di cloud pubbliche). Ma le aziende che hanno intrapreso la strada del cloud o della virtualizzazione applicativa non mancano.

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Da chi ha già fatto esperienze sul campo arrivano alcuni consigli utili: attenzione a non confondere la virtualizzazione delle applicazioni mission critical come una migrazione (non stiamo parlando di un passaggio da una infrastruttura legacy ad una open/standard ma di un percorso più complesso nel quale interferiscono problemi di funzionalità e integrazione tecnologica che potrebbero richiedere la riscrittura o lo sviluppo di nuove parti di software e incidere sui livelli di servizio delle applicazioni, oltre alle problematiche di licesing e, quindi, contrattuali); identificare un proprio modello di gestione del cambiamento (non esistono ancora best practice diffuse ma ogni azienda può trovare nelle metodologie consolidate, come per esempio quella dell’application lifecycle management, alcuni riferimenti utili); porre la massima attenzione sugli aspetti organizzativi (cambiamento del dipartimento It e maggiore cooperazione con le line of business); governare adeguatamente il percorso di cambiamento.

Un momento della discussione

Questo, in sintesi, ciò che è emerso in un recente “Incontro a pranzo” organizzato a Roma da ZeroUno in collaborazione con VMware ed Emc e la partecipazione di Sap, attraverso il quale si è cercato di analizzare in dettaglio gli aspetti tecnologici che delineano il cambio infrastrutturale necessario affinché il cloud computing diventi un modello di fruizione anche per le applicazioni aziendali oggi più strategiche per il business: le mission critical application (tra le quali Sap) che rappresentano l’ambito di più difficile trasformazione verso il modello cloud/as-a-service.

Il cloud è dirompente. Ma il cambiamento sarà lento

“Che il cambiamento sia in atto, è innegabile ma ora il fenomeno del cloud computing sta entrando in una sorta di fase di disillusione (le aziende, superati i primi progetti pilota di sperimentazione, iniziano ad estendere le tecnologie anche in ambienti critici e ad incontrare, di conseguenza, difficoltà maggiori – ndr) che ne attenuerà le “rivoluzionarie” conseguenze prospettate negli ultimi due anni”, afferma Stefano Mainetti, professore incaricato di Tecnologie, Applicazioni e Servizi Internet, nonché condirettore dell’Osservatorio Cloud, presso il Politecnico di Milano.

Il prof Stefano Mainetti del Politecnico di Milano

“Attenzione però, parliamo solo di un rallentamento. Negli ultimi anni abbiamo annunciato a gran voce il potere distruttivo/rivoluzionario del cloud; gli impatti saranno senz’altro importanti ma il percorso di cambiamento non è così immediato e, soprattutto, non è affatto facile. L’It è da tempo in fase evolutiva verso nuovi paradigmi orientati al concetto di servizio a valore per il business ma proseguire questa evoluzione verso un modello cloud oriented implica molte difficoltà, soprattutto quando si entra nell’ambito delle applicazioni mission critical”.

I punti critici di attenzione

Francesco Barbieri, manager of Application & Infrastructure Management di Almaviva TSF – Tele Sistemi Ferroviari, ha condiviso con la platea alcune considerazioni maturate dalla sua diretta esperienza: “Abbiamo fatto i primi ragionamenti sull’opportunità di trasformare le nostre infrastrutture in ambienti “service oriented” ormai tre anni fa. Abbiamo una Iaas (Infrastructure as a service) attiva da due anni che si chiama HyperCed, sulla quale abbiamo portato tutti gli ambienti applicativi, non senza difficoltà. Oggi stiamo proseguendo il cammino cercando di portare le soluzioni Sap sulla piattaforma virtualizzata ma il percorso è complesso. Il problema non è tecnologico, anzi, la tecnologia è un driver e anche un motore in grado di accelerare il percorso. La criticità sta nel metodo, nell’identificazione di un approccio strategico che, necessariamente, deve tener conto della specificità dell’azienda. Non possiamo parlare di migrazione da un ambiente ad un altro, qui il passaggio è molto più complesso e delicato e le metodologie di migrazione “tradizionali” non sono applicabili”.
La collega Letizia Pace, responsabile progetti infrastrutturali, ha spiegato come, nel loro caso, abbiano deciso di ispirarsi alla metodologia di Application Lifecycle Management di Sap, ribadendo tuttavia la necessità di “declinare in modo personalizzato qualsiasi metodo si scelga di adottare”.
“Una volta identificata la propria metodologia – prosegue Pace – inizia la vera difficoltà. La governance!”.
Su quest’ultimo aspetto si è soffermato anche Alessandro Musumeci, Cio di Gruppo di Ferrovie dello Stato, evidenziando quali, a suo avviso, siano i punti critici di attenzione: “La prima criticità da mitigare è relativa allo spostamento dei costi da Capex ad Opex. Sebbene sia un’enorme opportunità, è bene valutare ogni singolo aspetto contrattuale e valutarne gli impatti sul sistema di contabilizzazione, non affatto banale, onde evitare che l’opportunità si traduca poi in un aumento dei costi. Secondo aspetto critico è la sicurezza, in particolare quella del dato (ogni azienda deve tener conto non solo delle normative di legge ma anche delle proprie policy interne; Ferrovie dello Stato, per esempio, obbliga a tenere tutti i dati all’interno del territorio italiano). Terzo elemento è l’organizzazione: virtualizzazione e cloud portano ad uno “smagrimento” dei dipartimenti It e dei cambiamenti su skill e competenze. Tali impatti vanno valutati e correttamente governati, soprattutto in strutture medio-grandi dove spesso vigono importanti accordi con i sindacati di categoria”.

Sap verso il cloud. Come?

Nonostante siano chiare le difficoltà e le incertezze di un cambiamento che non trova ancora nella “letteratura It” delle best practice consolidate, le aziende sembrano aver chiare le opportunità da cogliere.

Bruno Melandri, Pratice Manager Emea Emc

Bruno Melandri, practice manager Emea di Emc, ha più volte ribadito la necessità di una strategia sulla quale costruire poi tutte le logiche e le azioni attuative (e la governance) ma ha anche sottolineato come già oggi sia possibile lavorare sui landscape Sap, che hanno mediamente alti livelli di complessità ed elevati costi di gestione operativa: “Emc lavora a stretto contatto con VMware e Sap ed è in grado di intervenire in sette differenti ambiti: virtual infrastructure, tiered unified storage, backup/recovery, business continuity, management, security, content management & archiving”.
“Sebbene non vi siano regole standard da seguire – prosegue Melandri – esistono delle pratiche comuni su cui Emc e VMware hanno lavorato per tracciare, se non proprio una roadmap, un quadro di riferimento utile”.

Luca Zerminiani, Systems Engineer Manager VMware

“La visione VMware si basa, per esempio, su due assiomi principali: virtualizzazione e visione del cloud integrata – descrive Luca Zerminiani, System Engineer manager dell’azienda -. Il primo passo importante è procedere con la virtualizzazione pervasiva dei server, in modo da raggiungere all’interno dei data center livelli di flessibilità ed elasticità che possono agevolare il passaggio ad ambienti cloud. Da qui si sale alla virtualizzazione dei sistemi operativi per poi proseguire con gli ambienti applicativi. Proseguendo, naturalmente, per gradi, partendo da applicazioni non critiche e istanze di test e sviluppo, costruendosi una esperienza monitorando aspetti quali la riduzione dei costi, la disponibilità, sicurezza e disaster recovery. Nella fase successiva, si può proseguire con le applicazioni mission-critical (anche in questo caso, per gradi, scegliendo un tipo di applicazioni per volta); in questo caso, l’esperienza che si andrà a maturare dovrà essere maggiormente focalizzata su aspetti quali i livelli di servizio, le performance, l’affidabilità”.

Matteo Losi, direttore Prevendita e Business Development Sap ItaliaLa stessa Sap sta da tempo lavorando per adattarsi a uno scenario spinto dalla forte consumerizzazione It, anche se, osserva Matteo Losi, direttore prevendita e business development di Sap Italia, “crediamo che non tutto evolverà al modello as-a-service (motivo per cui Sap manterrà comunque l’offerta di soluzioni tradizionale, ndr)”.

Matteo Losi, direttore Prevendita e Business Development Sap Italia


“Abbiamo da tempo sviluppato una proposta di soluzioni on-demand specifica per singoli processi (sales force, collaboration, ecc.) – spiega Losi – e abbiamo lavorato con VMware e Emc anche in tema di virtualizzazione (Sap ha sviluppato una serie di soluzioni middleware insieme a Emc e VMware inserite all’interno della piattaforma NetWeaver; soluzioni, per esempio, di system management e per la migrazione live ad ambienti virtuali) e stiamo lavorando alla seconda generazione di questi tool, in particolare per la gestione integrata degli ambienti fisici e virtuali”.
Va detto, infine, che per facilitare l’accesso alle soluzioni Sap mediante il cloud, l’azienda sta lavorando anche con l’ecosistema dei partner per fare co-innovazione attraverso il Paas.Nonostante siano chiare le difficoltà e le incertezze di un cambiamento che non trova ancora nella “letteratura It” delle best practice consolidate, le aziende sembrano aver chiare le opportunità da cogliere.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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