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Cloud application e modernizzazione: guida alle strategie e alle soluzioni



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Non basta migrare le applicazioni in cloud: servono strategie mirate per garantire agilità e sicurezza. I 5 approcci individuati da Gartner, le funzionalità chiave delle CNAP e le offerte dei principali vendor

Pubblicato il 10 set 2025



Cloud application

In sintesi

  • Le cloud application abilitano agilità, scalabilità e innovazione integrando intelligenza artificiale per software resiliente e time-to-market ridotto.
  • Efficienza operativa tramite autoscaling, microservizi, container e orchestratori come Kubernetes, con sicurezza e DevSecOps integrate by design.
  • La scelta strategica richiede valutare obiettivi, rischi e costi e selezionare piattaforme CNAP che favoriscano portabilità e interoperabilità; considerare approcci lift-and-shift (rehost, replatform), rearchitect, rebuild o replace.
Riassunto generato con AI

Le imprese che vogliono restare competitive stanno puntando sempre più sulle cloud application per rendere i propri processi più agili, scalabili e innovativi. Non si tratta solo di migrare applicazioni in cloud, ma di adottare un nuovo paradigma che consenta di progettare software resiliente, integrato con l’intelligenza artificiale e pronto a evolversi con le esigenze del business. Per farlo, serve una visione chiara delle strategie di modernizzazione disponibili, dei criteri per scegliere la piattaforma giusta e delle opportunità che il cloud-native può offrire.

Perché puntare sulle cloud application: vantaggi per le aziende

Le cloud application sono oggi un elemento chiave per le imprese che vogliono evolvere rapidamente i propri sistemi informativi, ridurre la complessità operativa e abilitare nuove forme di innovazione.

Rispetto alle applicazioni legacy, le soluzioni cloud-based consentono di rispondere più velocemente alle esigenze del business, di adattarsi ai picchi di domanda, di integrare facilmente nuove tecnologie (come l’AI) e di migliorare la resilienza complessiva dei processi aziendali.

Il passaggio verso architetture moderne, costruite su paradigmi cloud-native, non si traduce solo in un cambiamento tecnologico, ma in un salto di paradigma nella gestione del ciclo di vita applicativo: sviluppo, test, deployment e governance diventano più veloci, automatizzati e allineati con gli obiettivi di business.

Efficienza operativa e scalabilità

Le cloud application permettono alle aziende di ottimizzare l’efficienza operativa grazie alla capacità di scalare dinamicamente le risorse in base al carico di lavoro. Questo è possibile grazie ai modelli cloud-native, che si basano su microservizi, container e orchestratori come Kubernetes, e su ambienti serverless che eliminano la necessità di gestire manualmente l’infrastruttura.

La scalabilità non è solo una questione di prestazioni, ma anche di ottimizzazione dei costi: si pagano solo le risorse effettivamente utilizzate, evitando sprechi tipici delle architetture tradizionali.

Le piattaforme di cloud application più evolute permettono oggi di ottenere autoscaling intelligente, bilanciamento del carico automatizzato e aggiornamenti continui, garantendo così continuità operativa e alte performance senza complessità gestionale.

Innovazione continua e integrazione con AI

Le cloud application rappresentano un abilitatore naturale per l’innovazione continua, grazie alla possibilità di integrare rapidamente nuove funzionalità e tecnologie senza dover intervenire sull’infrastruttura sottostante. Questo approccio consente alle aziende di ridurre il time-to-market e sperimentare soluzioni evolute in tempi molto più rapidi rispetto ai sistemi tradizionali.

Uno dei fattori più significativi in questa direzione è l’integrazione con l’intelligenza artificiale. Le piattaforme cloud, soprattutto in ambito PaaS e SaaS, offrono componenti AI nativi o facilmente integrabili nei flussi applicativi: dai modelli generativi per la scrittura del codice ai motori di analytics predittivi fino ai sistemi di automazione intelligente per la customer experience.

Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il 43% delle aziende italiane ha avuto l’opportunità di sperimentare l’AI proprio attraverso applicazioni SaaS, mentre le soluzioni PaaS sono utilizzate per accedere a modelli AI all’avanguardia, ottimizzando costi e tempi di sviluppo.

Anche i principali provider evidenziano questo trend: molte piattaforme cloud-native offrono funzionalità AI-assisted, come orchestrazione intelligente delle risorse, strumenti di AI coding, analisi predittiva delle prestazioni o componenti specifici per sviluppare agenti AI. Questi strumenti non solo migliorano l’efficienza, ma aprono nuove possibilità di personalizzazione, automazione e valorizzazione dei dati aziendali.

Sicurezza, governance e conformità by design

Le cloud application moderne sono progettate per integrare la sicurezza e la governance fin dalle fasi iniziali del ciclo di vita applicativo. A differenza delle soluzioni on-premise, dove spesso questi aspetti vengono gestiti a posteriori, le architetture cloud-native permettono di incorporare policy di sicurezza, controllo degli accessi e configurazioni di compliance direttamente nel codice e nei workflow di deployment.

Questo approccio security by design è abilitato da funzionalità avanzate come:

  • Gestione automatizzata delle credenziali e dei segreti
  • Auditing continuo delle configurazioni
  • Implementazione di pipeline DevSecOps con controlli integrati nelle fasi di build e release
  • Capacità di monitoraggio end-to-end delle applicazioni, dalle componenti infrastrutturali fino all’esperienza utente

Nonostante i progressi tecnologici, le sfide organizzative rimangono centrali: secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation, il 43% delle imprese italiane indica nella sicurezza una delle principali criticità nella gestione della nuvola.

Per affrontare queste complessità, le aziende devono adottare cloud application che sfruttano al massimo le capacità native delle piattaforme di riferimento, come i sistemi di identity management integrati, la cifratura automatica dei dati, i controlli granulari sui privilegi, e strumenti per la gestione dei rischi e della conformità normativa (es. GDPR, ISO 27001).

In questo modo, la sicurezza non è più un vincolo alla trasformazione digitale, ma un fattore abilitante per applicazioni agili, affidabili e conformi.

Cloud-native: il modello di riferimento per le cloud application

Adottare il cloud non significa semplicemente spostare le applicazioni su un’infrastruttura virtuale. Per ottenere benefici concreti in termini di agilità, efficienza e innovazione, è necessario ripensare profondamente l’architettura applicativa. In questo scenario, il paradigma cloud-native si impone come il nuovo standard di riferimento.

Cos’è un’applicazione cloud-native e perché supera il lift-and-shift

Un’applicazione cloud-native è costruita fin dall’inizio per operare all’interno di ambienti cloud, sfruttando meccanismi come l’orchestrazione dei container, l’autoscaling e il bilanciamento del carico. La differenza rispetto al semplice lift-and-shift è sostanziale: mentre quest’ultimo si limita a spostare l’applicazione in cloud così com’è, mantenendo spesso le stesse rigidità architetturali, il modello cloud-native consente di ripensare l’intera logica applicativa per renderla più flessibile, modulare e resiliente.

Nel lift-and-shift l’infrastruttura viene virtualizzata, ma le inefficienze strutturali restano: le applicazioni possono risultare ancora difficili da aggiornare, scalare o integrare. Al contrario, un approccio cloud-native consente di sfruttare funzionalità native del cloud, come il provisioning automatico delle risorse, i servizi gestiti (es. database, cache, API gateway), e strumenti di observability per il monitoraggio continuo delle performance.

Questo si traduce in una maggiore efficienza operativa, una riduzione del time-to-market e una migliore capacità di reazione ai cambiamenti del mercato. Inoltre, applicazioni progettate nativamente per il cloud possono integrare rapidamente nuove funzionalità, come moduli di intelligenza artificiale, senza interventi strutturali complessi.

In sintesi, mentre il lift-and-shift può rappresentare un primo passo tattico, è il cloud-native ad abilitare una vera trasformazione applicativa sostenibile e a lungo termine.

Le piattaforme più evolute per sviluppare e gestire cloud application

Per valorizzare al massimo i vantaggi delle cloud application, le aziende devono affidarsi a piattaforme in grado di gestire non solo l’infrastruttura sottostante, ma anche l’intero ciclo di vita applicativo, dallo sviluppo al deployment, fino alla gestione operativa e alla sicurezza.

Le cloud-native application platform (CNAP) rappresentano oggi lo standard di riferimento. Si tratta di ambienti integrati che offrono funzionalità avanzate per costruire, eseguire e monitorare applicazioni moderne, senza richiedere la gestione diretta dei componenti infrastrutturali.

Le CNAP svolgono un ruolo strategico nella trasformazione digitale delle imprese perché combinano automazione, scalabilità, osservabilità e supporto all’intelligenza artificiale in un’unica soluzione coerente. Tuttavia, non tutte le piattaforme sono uguali: per scegliere la più adatta è fondamentale valutarne le caratteristiche tecniche, il livello di integrazione e il supporto ai linguaggi e framework utilizzati in azienda.

Caratteristiche delle cloud-native application platforms (CNAP)

Una CNAP moderna deve includere una serie di funzionalità obbligatorie per rispondere alle esigenze delle aziende:

  • Runtime applicativo gestito, che supporti diversi tipi di workload (web, mobile, microservizi, AI/ML, analytics) senza richiedere provisioning manuale
  • Deployment automatizzato, integrabile con pipeline DevOps
  • Autoscaling, per adattare dinamicamente le risorse al carico
  • Monitoraggio e observability integrati, con raccolta di log, metriche e tracce per migliorare l’affidabilità e i livelli di servizio

Accanto a queste, vi sono anche caratteristiche comuni che ne potenziano l’efficacia:

  • Gestione completamente as-a-service, con aggiornamenti e patch automatici
  • Supporto a container e serverless
  • Tool di sviluppo e IDE estendibili, per accelerare la scrittura e il test del codice
  • Modelli AI-assisted per l’orchestrazione intelligente delle risorse
  • Integrazione semplificata con servizi esterni come database, broker di eventi e cache

Inoltre, le migliori CNAP includono meccanismi avanzati di sicurezza, alta disponibilità e disaster recovery, offrendo un’infrastruttura resiliente senza richiedere interventi manuali da parte del team IT.

Queste caratteristiche rendono le CNAP strumenti fondamentali per abilitare una modernizzazione applicativa sostenibile, capace di adattarsi ai cambiamenti tecnologici e alle esigenze di business con rapidità e controllo.

I vendor leader secondo Gartner: AWS, Google Cloud, Microsoft, Red Hat, Salesforce

Secondo il Magic Quadrant 2025 di Gartner per le cloud-native application platform, i vendor leader sono quelli in grado di combinare ampiezza di offerta, capacità di esecuzione, innovazione tecnologica e una visione strategica coerente con l’evoluzione del mercato. Tra questi spiccano AWS, Google Cloud, Microsoft, Red Hat e Salesforce (Heroku), ciascuno con approcci differenti, ma complementari.

AWS è uno dei player più completi, grazie a una vasta gamma di servizi tra cui AWS Lambda (serverless), App Runner (container), Amplify (sviluppo front-end) e Bedrock per l’integrazione dell’AI. Offre flessibilità e profondità funzionale, ma richiede competenze elevate per navigare la complessità dell’ecosistema.

Google Cloud si distingue per la semplicità e la coerenza delle sue soluzioni, in particolare con Cloud Run (serverless/container) e Firebase per lo sviluppo mobile e web. La forte integrazione con Vertex AI e Gemini lo rende particolarmente adatto a chi vuole combinare sviluppo cloud e intelligenza artificiale.

Microsoft Azure propone un’offerta articolata e integrata con il mondo enterprise. Azure App Service, Functions e Container Apps coprono i principali scenari di modernizzazione, mentre Azure AI Foundry consente di costruire agenti AI in modo nativo. L’integrazione con gli ambienti Microsoft è un vantaggio per le aziende già inserite nell’ecosistema.

Red Hat punta sulla flessibilità multicloud attraverso OpenShift, disponibile come servizio gestito su AWS, Azure, Google Cloud e IBM Cloud. La forza di Red Hat risiede nell’approccio open source e nella portabilità delle applicazioni, oltre che in una solida strategia DevSecOps e nel supporto alle architetture Kubernetes-based.

Salesforce (Heroku) completa il quadro con una piattaforma orientata a semplificare lo sviluppo e il deployment di applicazioni attraverso un modello PaaS puro. Heroku è particolarmente apprezzato per la user experience sviluppatore-centrica e per l’ecosistema di add-on e strumenti di integrazione.

Questi vendor si distinguono non solo per le funzionalità tecniche, ma anche per il livello di supporto allo sviluppo AI-native, la maturità dei servizi serverless e la capacità di garantire portabilità, sicurezza e affidabilità su scala enterprise.

Le funzionalità avanzate per l’AI e lo sviluppo low-code

Le piattaforme cloud-native più evolute stanno integrando funzionalità avanzate di intelligenza artificiale e strumenti di sviluppo low-code/no-code per accelerare l’adozione delle cloud application e democratizzare l’accesso all’innovazione.

Da un lato, l’intelligenza artificiale è sempre più presente come componente nativa delle CNAP, abilitando l’orchestrazione intelligente delle risorse, il supporto alla scrittura del codice tramite AI generativa, e l’analisi predittiva di log, metriche e anomalie. Ad esempio, Amazon Bedrock, Azure AI Foundry e Vertex AI permettono di integrare modelli AI direttamente nei flussi applicativi o nei microservizi, rendendo le piattaforme ideali per sviluppare AI agent o applicazioni data-driven.

Dall’altro lato, i vendor stanno investendo in strumenti low-code per semplificare lo sviluppo anche a team non specialistici. Queste interfacce consentono di assemblare funzionalità complesse tramite componenti preconfigurati, riducendo i tempi di delivery e il carico di lavoro sugli sviluppatori. Salesforce, con Heroku e i suoi strumenti drag-and-drop, è tra i più attivi su questo fronte, ma anche Microsoft e Google stanno integrando strumenti simili nelle rispettive piattaforme.

La convergenza tra AI e low-code consente di:

  • Creare rapidamente prototipi e MVP con funzionalità evolute
  • Ridurre le barriere d’accesso per utenti di business
  • Automatizzare attività ripetitive nello sviluppo e nella gestione operativa

Questo rende le CNAP strumenti strategici non solo per modernizzare il parco applicativo esistente, ma anche per abilitare nuovi modelli di innovazione distribuita, coinvolgendo più attori nell’evoluzione del software aziendale.

Le principali strategie per adottare cloud application

L’adozione efficace delle cloud application non passa solo dalla scelta della tecnologia, ma soprattutto dalla definizione di una strategia di modernizzazione coerente con gli obiettivi di business, le caratteristiche del portafoglio applicativo e il livello di rischio accettabile.

Molte imprese intraprendono iniziative di cloud migration o application modernization senza una chiara analisi delle cause che rendono obsolete o poco efficaci le applicazioni esistenti. Questo porta spesso a risultati deludenti: costi imprevisti, ritardi, scarsa integrazione con i processi aziendali.

Gartner (Gartner, Decision Point for Choosing a Cloud Migration Strategy for Your Application) propone un framework strutturato per valutare e scegliere l’approccio più adatto alla modernizzazione, basato su due elementi:

  • L’identificazione dei driver di modernizzazione (come business fit, agilità, costi, rischi)
  • La valutazione del layer da migliorare (funzionalità, architettura o tecnologia)

Rehost, revise, rearchitect, rebuild o replace: i 5 approcci a confronto

Nel report di Gartner si evidenziano cinque approcci principali alla modernizzazione e migrazione in cloud, ciascuno con impatti, vantaggi e rischi differenti:

  • Rehost (“lift and shift”): si sposta l’applicazione su un’infrastruttura cloud senza modificarne il codice. È rapido, poco costoso e a basso rischio, ma non risolve le limitazioni architetturali o funzionali.
  • Replatform (o revise): si effettuano minime ottimizzazioni per sfruttare alcune funzionalità cloud (es. database gestiti, bilanciamento del carico), pur mantenendo la struttura di base dell’applicazione.
  • Rearchitect: si modifica l’architettura dell’applicazione per renderla più scalabile, modulare e integrabile (ad esempio, trasformandola in microservizi). È un approccio più complesso, ma consente benefici strutturali.
  • Rebuild: si riscrive completamente l’applicazione, mantenendo però le stesse funzionalità. Richiede tempo e risorse, ma offre l’opportunità di adottare pienamente i paradigmi cloud-native.
  • Replace: si sostituisce l’applicazione con una soluzione commerciale, spesso SaaS, modificando anche i processi aziendali. È indicato quando le funzionalità core non sono un fattore distintivo e la priorità è l’efficienza.

Come valutare l’approccio più adatto in base a obiettivi, costi e rischi

Scegliere il giusto approccio alla modernizzazione delle cloud application richiede una valutazione multidimensionale che tenga conto non solo dell’aspetto tecnico, ma anche degli impatti su business, tempi e costi. Il già citato report di Gartner propone un modello di analisi a tre livelli, utile per identificare la soluzione più coerente con le esigenze aziendali:

  1. Quali problemi bisogna risolvere?
    È necessario identificare i limiti dell’applicazione esistente attraverso i sei driver della modernizzazione:
    • Business fit: l’applicazione non risponde più ai requisiti del business
    • Innovazione: ostacola l’adozione di nuove tecnologie
    • Agilità: è lenta da aggiornare o modificare
    • Costo: è troppo onerosa da gestire
    • Complessità: difficile da mantenere
    • Rischio: comporta problemi di sicurezza, compliance o supportabilità
  2. Qual è la causa dei problemi?
    I sei driver possono essere ricondotti a tre layer principali:
    • Tecnologia (es. linguaggi obsoleti, ambienti rigidi)
    • Architettura (es. monoliticità, scarsa modularità)
    • Funzionalità (es. funzioni ridondanti, inefficaci o mancanti)
  3. Qual è l’approccio più efficace per intervenire?
    A seconda del layer critico, cambia l’approccio:
    • Se il problema è tecnologico, possono bastare rehost o replatform
    • Se è architetturale, è preferibile rearchitect
    • Se riguarda le funzionalità, servono rebuild o replace

Nel valutare ogni opzione, vanno anche considerati:

  • Tempo di implementazione e quindi il time-to-value
  • Livello di disruption sul business (es. processi da adattare, formazione necessaria)
  • Costo dell’intervento
  • Rischio operativo

La comunicazione con gli stakeholder è fondamentale: va chiarito cosa ci si può realisticamente attendere da ciascun approccio, evitando aspettative irrealistiche (es. che un semplice replatform migliori l’agilità di business). Un’analisi accurata permette di evitare sprechi e massimizzare il ritorno dell’investimento.

Orientarsi tra strategia, piattaforme e innovazione applicativa

Come si è visto, il passaggio verso modelli cloud-native consente di trasformare radicalmente la gestione del ciclo di vita applicativo, ma richiede una visione integrata tra obiettivi di business, capacità architetturali e scelte di piattaforma.

Non esiste un’unica strada valida per tutti. Le aziende devono valutare attentamente il proprio punto di partenza e adottare approcci graduali, in grado di bilanciare innovazione e controllo. Le strategie di modernizzazione (rehost, revise, rearchitect, rebuild, replace) devono essere scelte in funzione del valore atteso, dei vincoli tecnologici e della sostenibilità operativa.

In parallelo, la selezione della piattaforma giusta è oggi un fattore critico. I principali cloud provider offrono ecosistemi ricchi, ma con diversi livelli di integrazione, supporto AI e strumenti di sviluppo. È quindi essenziale definire criteri di valutazione chiari, che tengano conto non solo delle caratteristiche tecniche, ma anche della governance, della sicurezza, della portabilità e dell’evolutività nel tempo.Infine, l’integrazione con l’intelligenza artificiale apre nuovi scenari: dalle applicazioni che sfruttano modelli generativi per la scrittura del codice, fino ai flussi decisionali automatizzati basati su analisi predittive. Le cloud application diventano così il motore della trasformazione digitale, abilitando una maggiore velocità, resilienza e capacità di innovare.

FAQ: Cloud application

Le cloud application sono software che vengono eseguiti su infrastrutture remote anziché sul dispositivo dell’utente finale, sfruttando la potenza del cloud computing per offrire servizi accessibili via internet. Secondo la definizione del National Institute of Standards and Technology (NIST), sono caratterizzate da cinque elementi essenziali. La peculiarità principale è che i dati e la logica di elaborazione risiedono su server remoti, permettendo agli utenti di accedere all’applicazione da qualsiasi dispositivo connesso a internet, senza necessità di installazione locale. Le cloud application stanno ridefinendo il modo in cui le aziende operano, offrendo flessibilità, scalabilità e accessibilità senza precedenti. La loro architettura distribuita consente aggiornamenti continui e manutenzione semplificata, garantendo che gli utenti abbiano sempre accesso alle versioni più recenti del software senza interruzioni del servizio.

Le differenze tra le cloud application e il software tradizionale sono sostanziali e hanno implicazioni significative per utenti e sviluppatori. Il software tradizionale, noto anche come on-premise, richiede l’installazione e l’esecuzione locale sui dispositivi degli utenti o sui server aziendali. Al contrario, le cloud application sono accessibili tramite browser web o app leggere, con la maggior parte dell’elaborazione che avviene sui server remoti del provider. Questa distinzione fondamentale si traduce in una serie di vantaggi operativi e funzionali per le cloud application, tra cui l’eliminazione della necessità di infrastrutture IT on-premise e la riduzione dei costi di manutenzione del software, permettendo alle aziende di realizzare risparmi significativi.

I vantaggi offerti dalle cloud application alle aziende sono molteplici e impattano diversi aspetti dell’operatività e della strategia aziendale. In primo luogo, la riduzione dei costi rappresenta un beneficio tangibile: eliminando la necessità di infrastrutture IT on-premise e riducendo i costi di manutenzione del software, le aziende possono realizzare risparmi significativi. Secondo un report di Deloitte, le organizzazioni che migrano al cloud possono ridurre i costi IT totali fino al 30%. La scalabilità è un altro vantaggio cruciale: le cloud application consentono alle aziende di adattarsi rapidamente alle fluttuazioni della domanda, pagando solo per le risorse effettivamente utilizzate. L’accessibilità globale permette ai dipendenti di lavorare da qualsiasi luogo e dispositivo, supportando modelli di lavoro flessibili e remoti. La collaborazione in tempo reale è notevolmente migliorata grazie alle funzionalità di condivisione e co-editing offerte da molte cloud application, aumentando la produttività dei team distribuiti.

Le Piccole e Medie Imprese (PMI) possono trarre vantaggi significativi dall’adozione delle cloud application, che offrono loro l’opportunità di accedere a tecnologie avanzate precedentemente disponibili solo per le grandi organizzazioni. Uno dei principali benefici è la riduzione delle barriere all’ingresso: le cloud application eliminano la necessità di investimenti iniziali consistenti in infrastrutture IT, permettendo alle PMI di accedere a software enterprise-grade con un modello di costi basato sull’utilizzo. Questa democratizzazione della tecnologia consente alle PMI di competere più efficacemente con aziende di maggiori dimensioni. La scalabilità offerta è particolarmente vantaggiosa per le PMI in fase di crescita: possono aumentare o diminuire rapidamente le risorse in base alle esigenze, senza dover pianificare e implementare costose espansioni dell’infrastruttura IT. L’accessibilità remota supporta la flessibilità lavorativa, un aspetto cruciale per le PMI che spesso operano con team ridotti e necessitano di massimizzare l’efficienza.

Le grandi organizzazioni affrontano sfide uniche nell’implementazione di strategie di cloud application, dovendo bilanciare l’innovazione con la complessità delle loro infrastrutture esistenti e le esigenze di sicurezza e compliance. Una strategia efficace spesso inizia con un approccio ibrido, che combina cloud pubblico, privato e on-premise, permettendo di sfruttare i vantaggi del cloud mantenendo il controllo su dati sensibili e applicazioni critiche. La migrazione graduale è un’altra strategia chiave: invece di un approccio “lift and shift” totale, molte grandi organizzazioni optano per una migrazione selettiva, iniziando con applicazioni non critiche o nuovi progetti per poi espandere progressivamente. L’adozione di piattaforme di gestione multi-cloud è cruciale per gestire la complessità derivante dall’uso di molteplici provider e ambienti cloud. La sicurezza e la compliance rimangono priorità assolute, con l’implementazione di strategie di sicurezza cloud-native, inclusi controlli di accesso basati su identità, crittografia end-to-end e monitoraggio continuo.

Le piattaforme di applicazioni cloud stanno ridefinendo il panorama dello sviluppo software, offrendo un ambiente strutturato che nasconde le complessità dell’infrastruttura sottostante e delle risorse di calcolo. Secondo Gartner, questo mercato ha superato i 3 miliardi di dollari di fatturato nel 2023, con una crescita annuale a doppia cifra del 14,4%. Le proiezioni indicano che entro il 2028 il mercato raggiungerà i 5,4 miliardi di dollari, con un CAGR del 12,1% nei prossimi cinque anni. Queste piattaforme non sono semplici ambienti per l’esecuzione di applicazioni da codice nativo, ma integrano molteplici tecnologie avanzate che migliorano il deployment, la scalabilità, la sicurezza, la connettività e l’osservabilità delle applicazioni. Un aspetto cruciale è la loro capacità di semplificare la gestione di container, deployment Kubernetes e macchine virtuali, driver fondamentali della crescita del mercato. Affrontando le sfide della gestione dell’infrastruttura, queste piattaforme consentono operazioni applicative più efficienti negli ambienti cloud.

Nel Magic Quadrant 2024 di Gartner per le piattaforme di applicazioni cloud, emergono chiaramente i leader del settore. Amazon Web Services (AWS) si posiziona nel quadrante Leader, offrendo diverse piattaforme con AWS Lambda, AWS App Runner e AWS Elastic Beanstalk. In particolare, AWS Lambda supporta funzioni serverless, mentre AWS App Runner fornisce un runtime serverless per container e strumenti per costruire immagini di container da codice nativo. Google propone Google Cloud Run, una piattaforma serverless che supporta funzioni e container, e Google App Engine, una piattaforma poliglotta che facilita lo sviluppo di nuove applicazioni e la migrazione al cloud. Microsoft, altro player inserito nel quadrante Leader del Magic Quadrant, offre una suite completa con Azure App Service, Azure Functions, Azure Container Apps, Azure Spring Apps e Azure Static Web Apps. Red Hat, con la sua piattaforma Red Hat OpenShift Cloud Services in partnership con diversi hyperscaler, dimostra una forte strategia multi-cloud. Salesforce, altro Leader del Magic Quadrant 2024, offre Heroku, una piattaforma pionieristica che supporta il deployment di codice nativo utilizzando Buildpacks.

La scelta della piattaforma di applicazioni cloud ideale richiede una valutazione attenta di molteplici fattori, bilanciando innovazione e strategia aziendale. Un elemento chiave da considerare è l’innovazione continua dei fornitori, come l’integrazione dell’AI generativa di AWS, le funzionalità di orchestrazione di Google e le capacità di AI coding di Microsoft. Queste innovazioni dimostrano come i fornitori stiano anticipando le esigenze future degli sviluppatori e delle organizzazioni. La strategia di settore gioca un ruolo molto importante: alcuni fornitori offrono soluzioni specifiche per settore, mentre altri hanno un’offerta più generalista. Ad esempio, Salesforce (Heroku) ha allineato la sua organizzazione di vendita con i mercati verticali di Salesforce, includendo specialisti per settori regolamentati. La strategia di prodotto è altrettanto cruciale: mentre alcuni fornitori come Red Hat offrono una forte strategia multi-cloud con alta flessibilità e portabilità tra fornitori cloud e piattaforme on-premises, altri possono avere offerte più limitate o focalizzate. Infine, è importante considerare l’ecosistema e le integrazioni: fornitori come AWS e Microsoft offrono marketplace estesi di soluzioni di terze parti e integrazioni native, mentre altri potrebbero avere ecosistemi più limitati.

Secondo Gartner, esistono cinque approcci principali alla modernizzazione e migrazione in cloud, ciascuno con impatti, vantaggi e rischi differenti. Questi approcci costituiscono un framework strutturato per valutare e scegliere la strategia più adatta alla modernizzazione, basato su due elementi fondamentali. La scelta del giusto approccio richiede una valutazione multidimensionale che tenga conto non solo dell’aspetto tecnico, ma anche degli impatti su business, tempi e costi. Nel valutare ogni opzione, vanno considerati diversi fattori, tra cui la complessità dell’applicazione, i requisiti di sicurezza e conformità, la disponibilità di competenze interne e il budget disponibile. La comunicazione con gli stakeholder è fondamentale: va chiarito cosa ci si può realisticamente attendere da ciascun approccio, evitando aspettative irrealistiche (es. che un semplice replatform migliori l’agilità di business). Un’analisi accurata permette di evitare sprechi e massimizzare il ritorno dell’investimento.

Le cloud native application sono applicazioni progettate per sfruttare appieno le caratteristiche del cloud computing, tra cui la capacità di essere scalabili ed elastiche, condivise, misurate in base all’utilizzo, basate su servizi e ubique attraverso le tecnologie Internet. Sono tipicamente costruite utilizzando architetture a microservizi, containerizzate e orchestrate attraverso piattaforme come Kubernetes. Questo approccio consente una maggiore flessibilità e modularità rispetto alle applicazioni monolitiche tradizionali. Un aspetto fondamentale delle applicazioni cloud-native è l’adozione di principi architetturali come LIFESPAR per le applicazioni e PRIMED per l’infrastruttura. L’adozione di applicazioni cloud native offre alle aziende vantaggi significativi che possono trasformare radicalmente le loro operazioni IT e il loro modello di business. Secondo il Magic Quadrant di Gartner per le piattaforme cloud del 2024, il mercato del cloud computing ha superato i 3 miliardi di dollari di ricavi nel 2023, con una crescita anno su anno del 14,4%. Le proiezioni indicano che entro il 2028 il mercato raggiungerà i 5,4 miliardi di dollari, con un CAGR del 12,1% dal 2023 al 2028.

L’implementazione di cloud native application richiede un approccio olistico che coinvolge non solo aspetti tecnologici, ma anche cambiamenti organizzativi e culturali. Il processo inizia con una valutazione approfondita del portafoglio applicativo esistente per determinare quali applicazioni sono adatte per la migrazione o la riscrittura in un’architettura cloud-native. Non tutte le applicazioni devono necessariamente essere trasformate in cloud-native; è essenziale identificare i casi d’uso più appropriati in base agli obiettivi aziendali e al ritorno sull’investimento previsto. Il passo successivo è la progettazione dell’architettura cloud-native, che implica l’adozione di principi come LIFESPAR per le applicazioni e PRIMED per l’infrastruttura, guidando lo sviluppo di soluzioni scalabili, resilienti e altamente automatizzate. L’implementazione spesso comporta la scomposizione di applicazioni monolitiche in microservizi, ciascuno dei quali può essere sviluppato, distribuito e scalato indipendentemente. Un aspetto critico è l’adozione di pratiche DevOps e l’automazione del ciclo di vita dell’applicazione, inclusa l’implementazione di pipeline di Continuous Integration/Continuous Deployment (CI/CD) per automatizzare il processo di build, test e deployment del software.

Lo sviluppo di cloud native application richiede un ecosistema di strumenti e tecnologie specificamente progettati per sfruttare al meglio le caratteristiche del cloud. Tra questi, i container svolgono un ruolo fondamentale. Docker, ad esempio, è diventato uno standard de facto per la containerizzazione delle applicazioni, consentendo agli sviluppatori di creare, distribuire e eseguire applicazioni in modo coerente su diverse piattaforme cloud. Kubernetes si è affermato come il sistema di orchestrazione dei container più diffuso, offrendo funzionalità avanzate di gestione, scalabilità e auto-riparazione per le applicazioni containerizzate. Piattaforme come AWS Lambda, Google Cloud Run e Azure Functions stanno guadagnando popolarità per lo sviluppo serverless, permettendo agli sviluppatori di concentrarsi esclusivamente sul codice senza preoccuparsi dell’infrastruttura sottostante. Gli strumenti di Continuous Integration/Continuous Deployment (CI/CD) come Jenkins, GitLab CI/CD e GitHub Actions sono diventati essenziali per automatizzare il processo di sviluppo e distribuzione delle cloud-native application. Per il monitoraggio e l’osservabilità cloud, soluzioni come Prometheus, Grafana e Jaeger stanno diventando sempre più importanti nell’ecosistema cloud-native.

Le cloud application moderne sono progettate per integrare la sicurezza e la governance fin dalle fasi iniziali del ciclo di vita applicativo. A differenza delle soluzioni on-premise, dove spesso questi aspetti vengono gestiti a posteriori, le architetture cloud-native permettono di incorporare policy di sicurezza, controllo degli accessi e configurazioni di compliance direttamente nel codice e nei workflow di deployment. Questo approccio security by design è abilitato da funzionalità avanzate come l’Infrastructure as Code (IaC), che permette di definire e applicare configurazioni di sicurezza in modo programmatico; il Policy as Code (PaC), che traduce requisiti di compliance in regole automatizzate; e la Security Posture Management, che monitora continuamente l’allineamento con gli standard di sicurezza. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation, il 43% delle imprese italiane indica nella sicurezza una delle principali criticità nella gestione della nuvola. Per affrontare queste complessità, le aziende devono adottare cloud application che sfruttano al massimo le capacità native delle piattaforme di riferimento, come i sistemi di identity management integrati, la cifratura automatica dei dati, i controlli granulari sui privilegi, e strumenti per la gestione dei rischi e della conformità normativa.

Secondo l’analisi di Gartner, le vulnerabilità più frequenti nel cloud computing includono la configurazione errata degli ambienti cloud, la gestione inadeguata delle identità e degli accessi, e le debolezze nella sicurezza delle API. Oltre a queste, le organizzazioni devono essere consapevoli dei rischi associati alla sicurezza dei container e all’orchestrazione Kubernetes, che sono diventati elementi fondamentali delle architetture cloud-native. Le vulnerabilità nei registri dei container, le immagini non sicure e le configurazioni errate di Kubernetes possono portare a compromissioni dell’intera infrastruttura. Un altro aspetto critico è la sicurezza della supply chain del software, dove componenti di terze parti o dipendenze non controllate possono introdurre vulnerabilità nell’applicazione. Per affrontare efficacemente queste sfide, le organizzazioni devono adottare un approccio multilivello che includa scansioni regolari delle vulnerabilità, analisi della configurazione, monitoraggio continuo e implementazione di politiche di sicurezza basate su principi di zero trust.

Le piattaforme CNAPP (Cloud-Native Application Protection Platform) offrono un approccio unificato alla sicurezza, coprendo l’intero ciclo di vita delle applicazioni cloud-native, dalla fase di sviluppo fino alla produzione. Prisma Cloud di Palo Alto Networks si distingue come una delle soluzioni di cloud security più complete e mature sul mercato, con funzionalità di monitoraggio in tempo reale, protezione dei carichi di lavoro e supporto multicloud. Wiz, recentemente acquisita da Google, si è rapidamente affermata come una delle piattaforme CNAPP più innovative e in rapida crescita, con un approccio agentless basato al 100% su API. SentinelOne Singularity si distingue per il suo approccio incentrato sull’intelligenza artificiale e il machine learning, offrendo una protezione completa per ambienti cloud, con un focus particolare sulla visibilità in tempo reale e sulla risposta automatizzata alle minacce. Microsoft Defender for Cloud si posiziona come una soluzione CNAPP integrata e nativa per gli ambienti Azure, ma con supporto esteso anche per altre piattaforme cloud. Check Point CloudGuard CNAPP si distingue per le sue funzionalità di Cloud Security Posture Management (CSPM), Cloud Workload Protection Platform (CWPP) e Cloud Infrastructure Entitlement Management (CIEM) in un’unica soluzione unificata.

L’API Management è un elemento fondamentale nel panorama tecnologico e applicativo contemporaneo, conseguenza diretta della crescente necessità di integrazione tra software e servizi. Le applicazioni moderne non sono sviluppate con la logica dei silos: basano la propria versatilità sull’impiego di servizi, funzionalità e dati condivisi tra sistemi e applicazioni, in un vero e proprio circolo virtuoso per l’utente finale. Nel contesto attuale, le API hanno un ruolo centrale in quanto sono lo strumento che collega tecnologie e piattaforme alla base dei processi aziendali. La differenza tra l’approccio tradizionale e quello contemporaneo è che un tempo le API venivano “consumate” all’interno dell’azienda, oggi sono spesso esposte verso intere community di sviluppatori, diventando esse stesse uno strumento di business. Secondo il Magic Quadrant 2024 di Gartner dedicato alle piattaforme di API Management, il settore ha registrato una crescita del 13,7% nel 2023, raggiungendo un valore di 3,3 miliardi di dollari. Questa crescita è guidata dalla crescente adozione di API come componenti fondamentali per la trasformazione digitale, la modernizzazione e gli ecosistemi di business digitali.

L’intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando il panorama dell’API Management, introducendo nuove capacità e migliorando l’efficienza in vari aspetti della gestione delle API. Queste innovazioni stanno permettendo alle organizzazioni di gestire e governare in modo più efficace le loro API legate all’AI, un aspetto sempre più critico man mano che l’AI diventa più pervasiva nelle applicazioni aziendali. L’AI sta migliorando vari aspetti delle piattaforme di API Management stesse. Alcuni vendor, ad esempio, stanno utilizzando l’AI per migliorare il rilevamento delle anomalie nella sicurezza delle API, permettendo una migliore identificazione delle minacce. L’AI sta anche trovando applicazione nella progettazione delle API, dove può suggerire best practice e identificare potenziali problemi. Nel testing delle API, l’AI può generare casi di test più completi e identificare scenari di edge case che potrebbero sfuggire ai tester umani. Tuttavia, l’integrazione dell’AI nelle piattaforme di API Management presenta anche nuove sfide. Le organizzazioni devono considerare attentamente le implicazioni di privacy e conformità dell’utilizzo dell’AI, specialmente quando si tratta di dati sensibili che potrebbero passare attraverso le API.

Secondo l’analisi di Gartner nel Magic Quadrant for API Management 2024, i leader del mercato si distinguono per la loro capacità di esecuzione e completezza di visione. Google Cloud (Apigee) si distingue per la sua robusta offerta e continua innovazione nel settore, con Apigee API Management come prodotto SaaS su Google Cloud e Apigee Advanced API Security come add-on. IBM offre una soluzione completa e flessibile con IBM API Connect, che si distingue per la sua versatilità di deployment, supportando implementazioni SaaS, on-premises e ibride, oltre a essere disponibile come parte di IBM Cloud Pak for Integration. Axway offre Amplify Platform, che include Amplify API Management, Amplify Enterprise Marketplace e Amplify Integration, con un set di funzionalità robusto per la gestione distribuita delle API. Salesforce (MuleSoft) comprende Anypoint Flex Gateway, Anypoint API Manager, Anypoint API Designer e Anypoint API Governance, oltre a fornire Anypoint API Experience Hub e Anypoint Exchange. Kong si posiziona come Leader grazie a Kong Konnect per i clienti SaaS e Kong Enterprise per i clienti self-managed, con un forte focus sull’innovazione, come dimostra il Kong AI Gateway.

La cloud integration è l’insieme di pratiche, architetture e strumenti che consentono di connettere applicazioni, dati e processi distribuiti tra diversi ambienti cloud e sistemi on-premises. Non si tratta soltanto di un’integrazione tecnica, ma di un elemento strategico per le imprese che vogliono sfruttare la flessibilità del cloud senza rinunciare al controllo, alla conformità normativa e all’ottimizzazione dei costi. La crescente diffusione di modelli multicloud e hybrid cloud ha reso inevitabile la necessità di garantire interoperabilità tra piattaforme differenti, superando le barriere di lock-in che i grandi provider hanno storicamente imposto. Gartner prevede che entro il 2027 il 50% delle organizzazioni richiederà un framework di cross-cloud integration per poter utilizzare dati e workload in maniera trasversale. In quest’ottica, la cloud integration non si limita a collegare sistemi eterogenei, ma diventa un fattore di differenziazione competitiva: le aziende che riescono a orchestrare ambienti complessi possono accelerare il time-to-market, adottare più facilmente tecnologie come la GenAI e ridurre rischi legati alla conformità o alla dipendenza da un singolo provider.

L’integrazione dei servizi cloud rappresenta un percorso complesso che richiede di bilanciare esigenze tecnologiche, operative e normative. Le imprese si trovano a dover gestire architetture distribuite, applicazioni legacy, regolamenti sempre più stringenti e una pressione crescente sui costi. Secondo Gartner, le principali barriere alla piena adozione del cloud sono proprio legate a difficoltà di integrazione, mancanza di competenze e insoddisfazione sui risultati attesi. Le sfide principali includono la complessità architetturale derivante dal dover far convivere sistemi legacy, applicazioni cloud-native e piattaforme SaaS, con il fattore critico rappresentato dalla data gravity: grandi volumi di dati attirano verso di sé applicazioni, servizi e altri dati rendendo complessa e costosa la loro migrazione. La sicurezza è un altro pilastro delicato, con la necessità di definire policy coerenti di Identity & Access Management (IAM), crittografia end-to-end, controllo sugli endpoint e monitoraggio continuo delle API esposte. Un altro fronte critico riguarda la gestione dei costi e la dipendenza dai singoli provider. Per superare queste sfide, è necessario adottare approcci architetturali e strumenti in grado di garantire scalabilità, interoperabilità e governance centralizzata, come modelli hybrid cloud, Cross-Cloud Integration Framework (CCIF) e pattern di integrazione come API-led, event-driven e data-centric.

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