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ZeroUno, le Startup e l’innovazione aziendale

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ZeroUno, le Startup e l’innovazione aziendale

18 Set 2014

di Stefano Uberti Foppa

Le Startup sono spesso l’espressione della generazione dei “nativi digitali” che si affacciano in massa, con le loro idee, entusiasmo ed inesperienze, ad un mondo del lavoro che “vogliono costruire in prima persona”, basato sulle loro visioni, sulle loro aziende e competenze digitali. Una digitalizzazione di cui sono innamorati ma della quale devono capirne l’applicabilità all’interno di complicati modelli di business

Poter aumentare la capacità e la velocità con cui le imprese italiane riescono a innovare prodotti e servizi in un contesto di mercato competitivo complesso e articolato come l’attuale, è tematica da tempo al centro del dibattito.
Oggi più che mai, mentre la società va capillarmente digitalizzandosi e le imprese devono riuscire a dare risposte adeguate a una domanda sempre più differenziata, preparata e con esigenze di personalizzazione spinta, la capacità di “leggere il quadro trasformativo” e di rispondergli con modelli di innovazione tecnologica e supporto organizzativo adeguati diventa per le imprese fattore di sopravvivenza prima ancora che di sviluppo.
È per questo motivo che ZeroUno, per quanto riguarda il proprio ruolo di informazione e abilitazione al confronto, lancia in questi giorni un nuovo progetto editoriale per la costruzione di “un ponte” che favorisca l’incontro, sul terreno dell’innovazione di impresa e di Paese, tra Startup, unitamente ai principali attori del loro ecosistema, e le Imprese, attraverso soprattutto la figura dei Cio e dei sistemi informativi, che all’interno delle organizzazioni hanno il compito di promuovere e accelerare l’innovazione. Senza dimenticare, in questo scenario, il ruolo fondamentale di supporto tecnologico e di diffusione di competenze che svolgono i vendor Ict.
È il contesto attuale che punta ad una “naturale fusione” dei diversi soggetti. Le Startup sono spesso l’espressione della generazione dei “nativi digitali” che si affacciano in massa, con le loro idee, entusiasmo ed inesperienze, ad un mondo del lavoro che “vogliono costruire in prima persona”, basato sulle loro visioni, sulle loro aziende e competenze digitali. Una digitalizzazione di cui sono innamorati ma della quale devono capirne l’applicabilità all’interno di complicati modelli di business. Per questo motivo la relazione stretta tra le Startup e le imprese, con i Cio e i sistemi informativi in primis, potrebbe generare un circolo virtuoso con opportunità per tutti. Per le Startup significherebbe attivare contatti con clienti spesso importanti e centrali per lo sviluppo della loro dimensione di impresa, misurandosi nella capacità di adattare la propria tecnologia innovativa alle complesse leggi industriali e alle esigenze del cliente. Sfruttare, in una logica di mentor, gli interlocutori aziendali, realizzare fatturato più rapidamente e trovare nuove e importanti risorse aggiuntive al tradizionale early stage finanziario. È in sostanza una relazione che concretizza un’esigenza primaria oggi per le Startup: quella di riuscire a passare da un’offerta nata soprattutto per soluzioni e applicazioni nel mondo consumer, ad un’attività continuativa sul mercato B2B.
E per le aziende, cosa significherebbe questa stretta relazione? Abbiamo detto dell’incertezza e della volatilità del mercato, di una competizione globale basata su rapidità di reazione, anticipazione e soprattutto forma mentis “digital consumer” che nei “baby boomers”, ormai vicini alla pensione e ancora numerosi nei sistemi informativi di oggi, manca totalmente. Eppure il contesto è questo: digitalizzazione della società e del business; nuove modalità e tecnologie con forti impatti sui modelli di analisi, produzione e collaborazione. L’esigenza è chiara: innovare in tempi rapidi e a costi contenuti. Vogliamo che il Cio e il dipartimento It restino al di fuori di questa rivoluzione oppure ne siano parte attiva individuando nuove e rapide soluzioni a supporto della trasformazione aziendale? E in questo processo di creazione di nuove competenze, di una nuova cultura e di una necessaria riduzione di costi, le Startup non potrebbero essere la risposta vincente, se adeguatamente gestita e, in parte (non troppo) integrata alle logiche aziendali, tanto ricercata?
Abbiamo infine la consapevolezza che questo incontro tra aziende e Startup potrebbe rivelarsi un forte acceleratore nella capacità di innovare/trasformare anche il paese (leggi attuazione concreta dell’Agenda Digitale)?
Anche i vendor e gli incubatori/acceleratori trarrebbero vantaggio da questo dialogo finalmente reso effettivo: i primi, che già portano avanti progetti di formazione articolata sul territorio con le università e si rendono conto di dover partire dalla diffusione capillare delle loro tecnologie per assicurarsi una continuità di competenze per il domani, potrebbero trovare nuove modalità di relazione con le aziende clienti proprio attraverso questa mediazione delle Startup viste come veicolo di accelerazione dell’innovazione di impresa. Senza dimenticare come già oggi, anche in Italia, proprio dalla consapevolezza di uno scenario competitivo che va fortemente digitalizzandosi, i principali vendor abbiano già incominciato a “seminare cultura tecnologica” relativa alle proprie piattaforme Ict attraverso una nuova generazione di sviluppatori e partner, molti dei quali proprio all’interno di giovani Startup.
Gli Incubatori e gli Acceleratori, invece, da questo stretto incontro aziende-Startup ne potrebbero trarre soltanto benefici. Una dimensione più “business” delle loro “scuderie di Startup”, che diventano parte di un percorso di innovazione aziendale strutturato, non farebbe altro che accelerare il lancio sul mercato della Startup stessa, riducendo così i rischi e i tempi di rientro del capitale investito e aumentando, con molta probabilità, il ritorno economico.
Come sempre, i freni da superare non sono pochi. Far emergere le possibili sinergie significa intervenire non solo sul piano dello sviluppo progettuale condiviso, ma soprattutto su quello culturale, lavorando all’eliminazione di alcune preclusioni. Ed è qui che si inserisce il ruolo di ZeroUno, facendo emergere, attraverso una serie di strumenti editoriali e di incontri, le possibili sinergie fra le parti, aiutandole a superare le reciproche diffidenze: da parte dei Cio, in merito all’opinione che le Startup rappresentino una specie di moda passeggera e non un fattore determinante, un soggetto credibile, strutturale al loro percorso di innovazione (lavorando su oggettive criticità: si tratta di realtà in cui le persone sono spesso aziendalmente “acerbe” e inesperte, difficili da gestire, digiune delle logiche di policy e di integrazione con i sistemi informativi e con l’organizzazione dell’azienda in genere). Sul versante Startup si tratta invece di lavorare per eliminare un preconcetto in base al quale il percorso di innovazione anche nelle imprese possa essere portato avanti a prescindere da un coinvolgimento reale dei sistemi informativi e del Cio, visto come depositario della conservazione, ma debba piuttosto indirizzarsi “ai creativi”, agli innovatori al di fuori del dipartimento It.
Alla fine cosa farà ZeroUno? Il suo mestiere di soggetto di informazione e abilitatore di confronto. Abbiamo cominciato questa estate, per il lancio ufficiale durante questo mese di settembre, con un Osservatorio Startup nel quale Cio e Startup cercheranno di avviare un dialogo e troveranno spazio per confrontarsi dalle loro diverse prospettive. Con casi utenti che hanno già intrapreso la strada di un’innovazione “mista” (in-house + Startup), con risultati misurabili d’eccezione.
Lanceremo poi a fine mese una Web Survey per “tastare il polso del mercato”, coinvolgendo aziende e Startup, proprio in merito a questa complessità e prospettiva di rapporto.
In autunno sarà poi l’ora di un momento di incontro, con un Convegno che finalizzerà le principali criticità e aspettative emerse dalla survey, sottoponendole al dibattito, al confronto e anche alla conoscenza dei diversi attori di questo ecosistema (StartUp, Cio, Vendor, Incubatori). E infine, nella nostra parte più tradizionale sulla rivista, a partire dalla Storia di Copertina di questo stesso numero, troverete poi continuità di approfondimento nei prossimi mesi con servizi, dossier e interviste a utenti che attraverso l’illustrazione delle loro esperienze, concretizzeranno lo stimolante viaggio da loro intrapreso verso una nuova modalità di innovare in questo “mondo digitale” che stiamo insieme costruendo. Seguiteci!

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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