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Una Engineering più ‘industriosa’

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Una Engineering più ‘industriosa’

13 Ott 2009

di Paolo Lombardi

Incontriamo Enrico Negroni, direttore della divisione industria e servizi della società romana. Ormai con un’anima internazionale e con una focalizzazione in ambito industry che colma le lacune del passato

Il 2008 è stato un anno di svolta per la Divisione Industria del Gruppo Engineering. Anzitutto, tra marzo e aprile dello scorso anno, per l’importante acquisizione della tribolata filiale italiana di Atos; successivamente, a luglio, per l’ingresso alla guida della divisione di Enrico Negroni (un passato, tra gli altri incarichi, come country manager e artefice dello sviluppo della filiale italiana di Sap), chiamato a rilanciare finalmente strategia e risultati di una componente, quella appunto focalizzata sul mondo dell’industria, storicamente ‘problematica’ per il gruppo romano.
Proprio Negroni abbiamo incontrato, per raccogliere il bilancio di un anno di attività  che, diciamo subito, il manager valuta con una certa soddisfazione: sia per i risultati raggiunti – superiori, ci dice, al target fissato – sia soprattutto perché, secondo lui  “Engineering sembra finalmente diventata un punto di riferimento anche per le aziende del mercato industria”. La conferma starebbe nel fatto che la divisione è tornata a fare utili rispetto alle perdite consolidate degli anni precedenti, abbandonando così il fastidioso ruolo di ‘Cenerentola’ del Gruppo e contribuendo, con una quota-parte significativa e su un piano di sostanziale equivalenza con quella delle altre cinque divisioni del Gruppo, ai suoi ricavi complessivi.
Negroni ricorda tuttavia come il confronto numerico tra la situazione attuale e quella da lui ereditata oltre un anno fa sia reso piuttosto complicato, visto che a ottobre 2008 il perimetro di business della ex divisione Industria si è allargato inglobando parte di un’altra divisione, la Oil & Services (che seguiva il mercato Oil, i servizi e il transportation) scorporata e distribuita nel gruppo: anche formalmente le cose sono cambiate, e la divisione di Negroni oggi non si chiama più “Industria” ma ‘Industria e Servizi’.

Le aree di attività

La divisione guidata da Negroni ha superato abbondantemente gli 85 milioni di ricavi del 2007 con l’obiettivo, per fine 2009, di “Crescere, con ricavi a tre cifre e migliorando profittabilità e marginalità”.
Per favorire il raggiungimento di questi obiettivi, Engineering ha varato un nuovo disegno organizzativo, con una struttura oggi articolata e specializzata per settori di mercato: automotive (Fiat e il resto), aerospace, manifatturiero discreto, consumer products, il retail e la ‘nicchia’del fashion.
Oltre alla struttura Commerciale e a quella di Delivery della divisione, a riporto diretto di Negroni troviamo anche un Centro di competenza su ‘Automazione e Controlli’. “In questa struttura abbiamo voluto centralizzare, per valorizzarle e rafforzarne la visibilità, una serie di iniziative prima disperse in aree specifiche di delivery, e che riteniamo di vera e propria eccellenza”. Qui si trovano competenze e capacità di system integration articolate su 4 filoni principali: automazione di magazzino, automazione di fabbrica (Mes), data acquisition e controllo sui dati (Scada), mondo del transportation (sistemi automatizzati di gestione della sicurezza nell’ambito del trasporto urbano).
A parte la qualità delle persone che ne fanno parte, la valenza di questo centro starebbe sopratutto in skill e competenze specifiche piuttosto rare nell’area dell’integrazione con Sap degli strumenti del ‘campo’, attraverso la piattaforma Xmii che consente di normalizzare e integrare verso Sap tutti i dati che arrivano dai Mes e dai sistemi di automazione.
Tra le realizzazioni di maggior prestigio e criticità che documentano le competenze di questa struttura Negroni ricorda il caso di Whirlpool, con l’automazione Mes e dei magazzini verso Sap e il caso Ferrero con l’automazione dei magazzini.
Il caso di Ferrero è indicativo della notevole expertise accumulata dalla divisione guidata da Negroni nel comparto del ‘consumer products’ con esperienze di rilievo, tra le altre, nella automazione degli stabilimenti Kraft di S.Pietroburgo, dello stabilimento di Flaga industriale (biscotti Plasmon), in Heineken e in Granarolo.
A corollario di questi interventi Negroni ha puntato molto anche sull’allestimento di una struttura specializzata oggi in grado di fornire un insieme di servizi di application management con gestione degli interventi sulle anomalie dei sistemi attraverso il trouble ticketing, con tracking delle chiamate, monitoraggio continuo, tracking delle query, degli incident e così via.

L’anima internazionale di Engineering

Negli altri comparti del mercato, le esperienze e i clienti più significativi citati da Negroni portano i nomi di Piaggio (rinnovo del contratto di outsourcing con l’ampliamento del ventaglio di servizi forniti – vedi in dettaglio caso utente su ZeroUno di luglio/agosto – ndr) e soprattutto Fiat. Qui, il rafforzamento della presenza di Engineering (integrazione di sistemi di produzione e gestione dei sistemi di fabbrica) porterà a beve all’apertura di una filiale negli Stati Uniti. Engineering è direttamente coinvolta proprio sulle due linee che Fiat vuol portare negli Usa ed è chiaro che avere persone e risorse proprie su quel mercato e poterle complementare con altre risorse e competenze, potrà rafforzare non solo il rapporto con questo grande cliente ma anche stimolare la nascita di nuove opportunità su quell’immenso mercato. Secondo Negroni “Si tratta di un primo significativo risultato di una strategia di espansione all’estero che l’intero gruppo in questi anni ha portato avanti e sviluppato con coerenza”.
L’anima internazionale del Gruppo Engineering è alimentata dalle diverse divisioni anche se un contributo fondamentale e determinante viene dal delivery di progetti della ‘Industria e servizi’ sui cui ricavi, secondo i dati forniti da Negroni, l’estero incide per più del 15%. “E non si tratta, o non si tratta soltanto, di ricavi provenienti da filiali estere di aziende italiane già nostre clienti” come mostrerebbe la presenza di Engineering negli stabilimenti europei di Whirlpool (con un possibile prossimo allargamento anche al mercato Usa), e nelle sedi europee di Ikea, mentre interessanti sviluppi, in area automazione e controlli, si profilerebbero sul mercato brasiliano.

Nuove aree di opportunità: il re-hosting

Fin qui il sintetico bilancio delle tipiche attività della divisione guidata da Negroni, che non rinuncia tuttavia ad esplorare nuove aree di opportunità.
Un’attenzione particolare va a quelle aziende che vogliono contenere i costi IT senza tuttavia rinunciare ad adeguare e modernizzare i propri sistemi. “Un esempio significativo riguarda un importante progetto per il re-hosting dei sistemi core di una grandissima azienda del triveneto. Proprio come è accaduto in molte banche, questa azienda ha sviluppato molto tempo fa su mainframe alcune applicazioni di rilievo critico, di grande complessità e con problematiche di manutenzione che con il tempo si sono fatte sempre più complesse e costose”.
Negroni ricorda come le esperienze di trasferibilità di sistemi simili ad ambienti più moderni e standard non sempre abbiano riscosso successo. “Molte aziende hanno cercato più volte di sostituire sistemi legaci di rilievo strategico con sistemi Erp, fallendo nella gran parte dei casi proprio nelle aree più specifiche e strategiche per il tipo di azienda e ritrovandosi così con sistemi vecchi, difficilmente mantenibili e su piattaforme, i mainframe, costosissime. E proprio qui nasce la nostra proposta di re hosting, che consiste nel portare l’applicazione ‘as is’ in ambiente Unix, ma introducendo sull’applicazione stessa un layer di interfaccia utente, un front end web based.”
Questa soluzione è nata dalle esperienze fatte all’interno del gruppo  Engineering in ambito bancario e in particolare dalle competenze di una consociata, la Nuova Trend (ex Finmatica), che ha messo a punto expertise specifiche per reingegnerizzare, senza interventi sul codice dell’applicativo, un nuovo front end non più di tipo ‘green terminal’ ma web based e quindi decisamente più ‘amichevole’.
“Oggi, in una situazione di forte attenzione agli investimenti, questo costituisce una opportunità a grande valore aggiunto” conclude Negroni.

Paolo Lombardi

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