Tecnologie emergenti 2020: Gartner identifica i 5 trend più dirompenti

Tecnologie emergenti 2020: Gartner identifica i 5 trend più dirompenti

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Tecnologie emergenti 2020: Gartner identifica i 5 trend più dirompenti

Da chip realizzati con filamenti di DNA sintetico a una nuova fiducia algoritmica sono, insieme alle architetture composite, l’AI formativa e l’Io digitale i trend che Gartner identifica come maggiormente disruptive nell’immediato o entro i prossimi 5-10 anni, dopo avere analizzato oltre 1.700 tecnologie emergenti 2020

16 Set 2020

di Patrizia Fabbri

Architetture composite, Fiducia algoritmica, Oltre il silicio, AI formativa, Io digitale: sono questi i 5 trend che caratterizzano l’Hype Cycle for Emerging Technologies elaborato da Gartner analizzando oltre 1.700 tecnologie emergenti 2020, dalle quali ha estratto 30 set di tecnologie che maggiormente influenzeranno il business, la società e le persone nei prossimi 2-5-10 anni.

Gartner rilascia ogni anno l’Hype Cycle for Emerging Technologies (qui l’analisi dell’Hype 2019), che è uno degli Hype più interessanti prodotti dalla società di ricerca perché ci dà un’idea complessiva degli ambiti verso i quali maggiormente si orienta la trasformazione digitale. “Le tecnologie emergenti sono dirompenti per natura, ma il vantaggio competitivo che forniscono non è ancora ben noto o provato sul mercato. La maggior parte impiegherà più di cinque anni, e alcune più di 10 anni, per raggiungere il plateau della produttività. Ma alcune tecnologie nel ciclo hype matureranno a breve termine e i leader dell’innovazione tecnologica devono comprendere le opportunità di queste tecnologie, in particolare quelle con un alto impatto trasformazionale”, ha affermato Brian Burke, vicepresidente della ricerca di Gartner.

L’Hype indica lo spazio temporale entro il quale ogni set di tecnologie raggiungerà il picco di adozione e quelle con un impatto importante entro i 2 anni sono ovviamente strettamente legate alla pandemia Covid: tecnologie per il distanziamento sociale e per un passaporto sanitario elettronico.

Nelle soluzioni per il distanziamento sociale viene utilizzato un insieme articolato di tecnologie: da avanzati algoritmi di intelligenza artificiale per il riconoscimento delle persone e per monitorare i flussi in ambienti chiusi o all’aperto a sistemi di sensori, al cloud, individuazione dei soggetti a rischio grazie alla misurazione della temperatura corporea a distanza o al riconoscimento dell’assenza di mascherina laddove è necessaria.

I passaporti sanitari sono app mobili che indicano il livello relativo di rischio di infezione di una persona e se può accedere a edifici, supermercati, ristoranti, spazi pubblici e trasporti. I primi utenti in Cina (Health Code) e in India (Aarogya Setu) stanno dimostrando che la combinazione di passaporti sanitari e metodologie di screening sono efficaci per fermare la diffusione del Covid-19 e allo stesso tempo dare alle persone la libertà di utilizzare gli spazi pubblici e i trasporti. Il codice sanitario cinese è ampiamente utilizzato come strumento di screening per ridurre al minimo il rischio di trasmissione del virus e fornisce all’utente un codice QR a colori in base allo stato di salute designato: il rosso è confermato infetto da Covid-19, il giallo dovrebbe essere in quarantena e il verde è libero di viaggiare.

Per entrambe le tecnologie è aperto il dibattito relativamente ai temi della privacy e della libertà di movimento, ma quello sul passaporto sanitario è sicuramente il più acceso, a questo proposito rimando alla lettura dell’articolo Ten reasons why immunity passports are a bad idea, pubblicato lo scorso maggio su Nature.

Comunque, anche se queste tecnologie hanno avuto una forte accelerata a causa della situazione contingente, non bisogna pensare che esauriranno il loro potenziale a pandemia passata. La comunità medico-scientifica ci ha ormai avvisato che situazioni come quella determinata dal Covid potranno ripetersi e, quindi, l’adozione di queste tecnologie quindi non si esaurirà certo alla comparsa, e distribuzione, dei vaccini per il Covid-19.

Ma vediamo nel dettaglio i 5 trend che riassumono l’hype cycle delle tecnologie emergenti 2020 di quest’anno.

Gartner Hype tecnologie emergenti 2020
Gartner Hype Cycle delle tecnologie emergenti 2020

Trend n. 1 – Architetture composite

Niente di nuovo. È un trend che ormai da diversi anni connota l’evoluzione tecnologica e organizzativa delle aziende a tutti i livelli, cambiano di volta in volta le tecnologie e i modelli organizzativi che abilitano questo trend.

Come scrive Gartner, per fronteggiare i sempre più rapidi cambiamenti, le organizzazioni devono passare ad architetture più agili e reattive. Un’architettura composita è costituita da funzionalità aziendali pacchettizzate costruite su un data fabric flessibile; ciò consente all’azienda di avere una maggiore resilienza aziendale. Questo design modulare permette alle organizzazioni di “ricomporsi” quando necessario e si basa su quattro principi fondamentali: modularità, efficienza, miglioramento continuo e innovazione adattiva.

Come dicevamo, niente di nuovo, ma quello che evidenzia la società di ricerca è che molte organizzazioni applicano questi principi in modo frammentato, mentre un’impresa componibile applica tutti e quattro i componenti in tutte le parti dell’organizzazione, dai modelli di business al modo in cui lavorano i dipendenti, in modo da poter passare da una pianificazione rigida e tradizionale a un’agilità attiva. “Il pensiero aziendale componibile crea più innovazione, costi ridotti e migliori partnership”, specifica Gartner.

Trend n. 2 – Fiducia algoritmica

Anche qui non stiamo navigando in un’area sconosciuta: l’aumento dell’esposizione dei dati dei consumatori, fake news e un’intelligenza artificiale che Gartner classifica in molti casi come “di parte” hanno portato le organizzazioni ad affidarsi ad algoritmi affidabili più che alle tradizionali autorità centrali fidate (registri governativi o di altri enti) per ri-conquistare la fiducia degli utenti. È un tema cruciale perché se la digitalizzazione avanza bisogna che privacy e sicurezza dei dati siano garantiti by default (oltre al fatto che alcune normative, come il GDPR, lo prevedono esplicitamente), ma gli utenti vogliono essere certi che questo avvenga veramente e per monitorare adeguatamente le risorse bisogna che queste siano tracciate in modo inequivocabilmente certo, immodificabile e sicuro dalla loro fonte.

La regina delle tecnologie in questo ambito è la blockchain, ma attenzione, ricorda Gartner: “Sebbene la blockchain possa essere utilizzata per autenticare le merci, può solo tenere traccia delle informazioni fornite. Ad esempio, se un articolo contraffatto viene aggiunto alla blockchain come una versione autentica, la blockchain continuerà a verificare la sua autenticità sulla base dell’input di dati originali errati. A causa della natura del libro mastro immutabile, non può mai essere modificato o eliminato”. Ecco quindi che diventano fondamentali tecnologie come l’AI spiegabile per autenticare la provenienza dei dati e sviluppare modelli di fiducia algoritmica che possano garantire privacy, sicurezza dei dati, provenienza delle risorse nonché identità di persone e cose.

Trend n. 3 – Oltre il silicio

La legge di Moore prevede che il numero di transistor in un circuito integrato denso raddoppierebbe ogni due anni, ma la tecnologia sta rapidamente raggiungendo i limiti fisici del silicio. Ciò ha portato all’evoluzione di nuovi materiali avanzati con funzionalità avanzate progettate per supportare tecnologie più piccole e più veloci.

Ad esempio, il “calcolo e archiviazione del DNA” utilizza il DNA e la biochimica al posto del silicio o delle architetture quantistiche per eseguire calcoli o memorizzare dati: i dati vengono codificati in filamenti di DNA sintetico e gli enzimi forniscono le capacità di elaborazione tramite reazioni chimiche. Stiamo parlando dei biochip di cui abbiamo scritto nel già citato articolo sulle tecnologie emergenti 2019.

È un trend di lungo periodo che impatterà in modo importante non prima di 10 anni perché nonostante due prototipi di successo, avverte Gartner, la tecnologia è attualmente rudimentale e costosa con notevoli barriere tecniche per l’uso tradizionale. Ma è evidente che non appena saranno superati gli ostacoli, questa modalità di computing e archiviazione, questa tecnologia trasformerà in modo radicale l’archiviazione dei dati, l’elaborazione del parallelismo e l’efficienza del calcolo. In questo ambito, Gartner segnala anche tecnologie come sensori biodegradabili e transistor a base di carbonio.

Trend n. 4 – Ai formativa

I set che riguardano tecnologie di intelligenza artificiale fanno la parte del leone nell’Hype 2020: AI spiegabile, AI embedded, AI responsabile, machine learning adattivo fino ad arrivare all’AI generativa cioè la capacità di creare contenuti (immagini, video ecc.) completamente nuovi o alterare i contenuti esistenti. “I nuovi artefatti sono simili, ma non esattamente uguali, all’originale. Questa tecnologia – mette in guardia Gartner – è responsabile di contenuti falsi, che possono causare grave disinformazione e rischio reputazionale, e si prevede che aumenterà di numero nei prossimi cinque anni. Tuttavia, anche gli usi meno nefasti come la scoperta di farmaci e la generazione di dati sintetici, e persino le opere d’arte generate dall’IA, stanno aumentando di popolarità”.

Gartner riunisce tutte queste AI con il termine “AI formativa” perché in grado di cambiare dinamicamente per rispondere a una situazione generando nuovi modelli per risolvere problemi specifici.

Un trend che è strettamente connesso con il trend n. 2, la fiducia algoritmica.

Trend n. 5 – Io digitale

Poiché la tecnologia si integra con le persone, ci sono più opportunità per creare versioni digitali di noi stessi, modelli digitali rappresentano gli esseri umani sia nel mondo reale sia in quello virtuale.

Bisognerà attendere 2-5 anni per avere un impatto disruptive, ma in questo ambito è interessante la tecnologia 2 Way Brain Machine Interface, ossia le interfacce bidirezionali che mettono direttamente in comunicazione il cervello con la macchina e agiscono monitorando gli EEG (attività elettrica del cervello) e gli stati mentali degli individui. La bidirezionalità consente di utilizzare l’elettrostimolazione per modificare lo stato mentale della persona. Se questa tecnologia offre potenziali interessanti applicazioni nel mondo degli affari come autenticazione, accesso e pagamento, analisi immersive ed esoscheletri, solleva anche forti preoccupazioni di carattere etico e sociale: uso della stimolazione per aumentare la vigilanza in un dipendente affaticato o per cambiare l’umore di un insegnante irritabile applicando correnti al cervello, sono gli inquietanti esempi portati da Gartner.

Patrizia Fabbri

Giornalista, Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

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