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Smettere di parlare di innovazione e pensare a farla

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Smettere di parlare di innovazione e pensare a farla

02 Apr 2005

di Giancarlo Capitani

Nel 2004 l’economia mondiale ha registrato il tasso di crescita maggiore degli ultimi 20 anni e ha trainato il mercato ict, cresciuto del 5,9%. questo film, però, non ci riguarda: come evidenziano le anticipazioni del rapporto Assinform 2005, l’italia è ancora protagonista di un pericoloso ritardo. l’innovazione non può più rimanere una dichiarazione di intenti, ma è imperativo farla

Nel 2004 l’economia mondiale ha registrato il tasso di crescita maggiore degli ultimi 20 anni e ha trainato il mercato dell’Ict che è cresciuto del 5,9% dal 3,9% dello scorso anno, raggiungendo il valore di quasi 2.443 miliardi di dollari, pari a circa il 7% del Pil mondiale. La crescita è stata consistente in entrambi i segmenti dell’Ict, in particolare nelle telecomunicazioni con un +6,9% e un valore di mercato di 1.483 miliardi di dollari, mentre l’It è cresciuta a livelli consistenti, quasi 2 punti in più rispetto allo scorso anno (4,4%), e raggiunge i 960 miliardi di dollari.

Italia in ritardo
Le ragioni che spiegano questi andamenti e il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi sono due: una di ordine strutturale e l’altra congiunturale. La ragione strutturale è relativa al fatto che in Italia, a differenza degli altri maggiori paesi, esistono ormai poche grandi imprese e che, di converso, il sistema produttivo è basato su un numero elevatissimo di piccole imprese, il cui livello medio di spesa IT è molto basso. La ragione congiunturale consiste nel fatto che, in un contesto economico generale difficile, anche le grandi imprese tendono a investire in modo cauto e conservativo In questo quadro poco positivo fa eccezione il segmento consumer che cresce del 4% anche se la sua quota sul mercato totale è ancora inferiore al 5%.
L’hardware è tornato a crescere positivamente grazie a una forte domanda generata da progetti di razionalizzazione e consolidamento dell’infrastruttura IT nelle aziende e dall’esigenza di rinnovare il parco delle tecnologie esistenti sia presso le famiglie che presso le imprese Quest’ultimo fattore spiega la crescita notevole (+16,7%) del numero di PC venduti, che sono ammontati a 3.620.000. I progetti di consolidamento hanno, viceversa, alimentato una domanda di server, ma anche di mainframe, che crescono del 15,5% in Mips, sintomo questo di un ritorno a un IT più centralizzata e più governata dal centro rispetto agli scorsi anni, dove il Cio gioca anche il ruolo di controller sugli acquisti di IT.
A queste crescite in volumi non sono corrisposte però analoghe crescite a valore per effetto della continua erosione dei prezzi in tutti i segmenti e del contestuale aumento delle prestazioni offerte a parità di prezzo.
Sul basso andamento a valore dei PC incide anche la pratica ormai diffusa da parte dei grandi clienti di acquistare attraverso gare on line che trasformano il downpricing tradizionale in downpricing dinamico, dove i fornitori che concorrono abbassano progressivamente, in tempo reale, il prezzo per vincere la gara.
Questa situazione, accanto a una aumentata propensione ad acquistare PC presso la grande distribuzione, sta creando notevoli criticità sia sulle aziende del canale che sui produttori nazionali di PC, che non possono fare leva su economie di scala per praticare prezzi più bassi né nella produzione, né nella Supply Chain. Di fatto il mondo consumer ha rappresentato il soggetto più dinamico del mercato, con una crescita del 22,1% delle unità, acquistate contro il 15,2% delle imprese. Questo spiega in parte l’aumento del credito al consumo che si è verificato in Italia nel 2004. Il fenomeno più generale che sta dietro a questi andamenti è quello di nuclei familiari o individui che stanno diventando forti utilizzatori di tecnologie e, in qualche modo, più innovatori di quanto non lo siano le imprese. Un ruolo importante nel rendere così dinamico questo fenomeno nel 2004 lo hanno avuto la diffusione degli accessi a banda larga e dei contenuti e dei servizi disponibili da questa veicolati, oltre che l’acquisto di fotocamere e videocamere digitali.

Il segmento dei servizi continua ad avere una dinamica di segno negativo (-1,2%) anche se meno forte rispetto allo scorso anno, grazie all’attenuazione dei fenomeni di downpricing competitivo sulle tariffe professionali. Si consideri che mentre il downpricing dei sistemi è dimensione globale e tende più o meno a essere omogeneo in tutti i Paesi, il downpricing delle tariffe ha una dimensione locale e dipende dai rapporti di forza tra domanda e offerta. Quindi il suo livello è diverso tra Paese e Paese. Il segmento dei servizi, che è ormai il più importante del mercato, vale circa 9,3 miliardi di euro, va interpretato come un insieme di attività differenziate portate sul mercato da un numero molto elevato di operatori, quindi la sua dinamica complessiva esprime andamenti molto differenziati tra operatori e segmenti.
I progetti di consolidamento a livello di infrastrutture e di integrazione applicative e di sicurezza hanno stimolato una domanda di servizi di consulenza, di system integration, che sono cresciuti rispettivamente dello 0,8% e dell’1,5%.

Figura 2: Il mercato italiano dell’informatica, valori in milioni di euro e variazioni %


Fonte: Assinform/NetConsulting


I trend per il 2005

In linea generale è prevedibile che il 2005 sarà un anno di transizione caratterizzato dall’ingresso sul mercato di nuove tecnologie, dal cambiamento nel profilo della domanda, dal riassetto dei fornitori e del mercato, soprattutto nell’IT.
I fattori positivi saranno rappresentati dalla prosecuzione dei progetti di consolidamento e integrazione applicativa, dal refresh tecnologico sia sul lato hardware che degli applicativi, dai progetti innovativi di mobilità e sicurezza, dalla penetrazione delle tecnologie e dei contenuti digitali presso le famiglie, dai progetti di e-government e dal loro impatto e dalla probabile crescita della domanda da parte delle medie imprese.
Mentre i vincoli saranno probabilmente ancora rappresentati da un lato dalla cautela e dalla selettività degli investimenti da parte delle grandi imprese, dall’altro dal perdurare della bassa propensione agli investimenti da parte delle piccole imprese. Un pericolo, inoltre, è rappresentato dalla prosecuzione dei fenomeni di downpricing che rischiano di introdurre nel settore una cultura del low cost simile a quella di tanti altri settori, e questo potrebbe accelerare un processo di concentrazione e riassetto dei fornitori che è stato già consistente nel 2004.
Ma il 2005 sarà un anno di transizione poiché comincerà a strutturarsi e a manifestarsi il mondo della convergenza digitale che oggi si sta creando attraverso numerose attività, iniziative, aziende che ancora non fanno sistema e massa critica.
A regime, quando avrà acquistato una struttura ordinata, questo mondo sarà basato su un sistema d’offerta che integrerà tecnologie e piattaforme, infrastrutture veloci e ubiquitarie di comunicazione e renderà disponibili strumenti di accesso universali attraverso i quali veicolerà contenuti e servizi e che si indirizzerà a un sistema domanda più evoluto e maturo e più disposto a spendere e investire. Questo mercato e questo settore nascenti potranno rappresentare una nuova opportunità per le imprese e per il Paese. Bisognerà, dunque, pensare a come dare un supporto alla sua crescita veloce e ordinata.
Volendo fare una previsione per il 2005 è ipotizzabile che entrambi i settori proseguiranno, pur con le loro ciclicità, su una linea di crescita basata sulla continuità, con un timido ritorno a un segno positivo per l’It e una crescita allineata a quella dello scorso anno per le Tlc. Se così fosse, il dato risulterebbe allarmante, alla luce della consapevolezza che, come è scritto anche nell’Economic Report che il Presidente Bush ha presentato il mese scorso al Congresso, l’Ict è il vero motore di crescita di un Paese, ed è responsabile per il 20% della crescita dell’economia americana negli ultimi cinque anni.
L’Italia, da questo punto di vista, si trova in una situazione di doppio, pericoloso ritardo (vedi figura 3), e allora, invece di continuare a parlare di innovazione senza mai farla, tutti dovremmo davvero cominciare seriamente a farla e vedere nell’Ict lo strumento più adatto.
Il mercato dell’Ict è cresciuto in Italia a ritmi inferiori rispetto alla media mondiale, nonostante il buon andamento delle telecomunicazioni e quello meno negativo dell’Ict. A livello aggregato l’Ict è cresciuta in Italia dell’1,5%, le telecomunicazioni del 2,4% contro l’1,8% dello scorso anno, mentre l’It ha registrato un lieve decremento. Il mercato dell’It ha evidenziato notevoli divari di crescita tra Paesi nel 2004 e queste differenze sono state forti non solo tra gli stessi paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, ma anche tra paesi all’interno dei singoli gruppi. L’Italia ha avuto un andamento migliore rispetto al 2003 nell’informatica, ma è l’unico tra i grandi Paesi a registrare ancora una dinamica di segno negativo (vedi figura 1). A livello aggregato, il mercato decresce dello 0,4% rispetto al -3,2% del 2003 e questo relativo miglioramento è dovuto a un insieme di fattori, tra i quali i più importanti sono un ritorno al segno positivo nelle vendite di hardware e un andamento meno negativo dei servizi, grazie anche a una parziale attenuazione dei fenomeni di downpricing competitivo, mentre il software cresce meno dello scorso anno (0,4% contro 2,2%) (vedi figura 2).

Giancarlo Capitani

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