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Retelit: Insourcing e outsourcing: il giusto mix in un’impresa Ict

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Retelit: Insourcing e outsourcing: il giusto mix in un’impresa Ict

13 Gen 2009

di Riccardo Cervelli

Un’azienda che ha il proprio core business nell’Ict si può definire privilegiata per quanto riguarda la capacità di gestire il rapporto tra l’area dei sistemi informativi e il top management. Ma anche un’azienda di questo tipo necessita di dotarsi di applicativi, infrastrutture e sistemi di gestione delle informazioni, nonché di risorse umane e processi di demand e project management che sono del tutto simili a quelli di imprese di altri settori. Così come ci racconta Franco Giovani, amministratore delegato di Retelit

Anche le aziende che operano nel segmento del’Ict o delle Tlc necessitano di infrastrutture It efficienti e in grado di supportare adeguatamente il business, con adeguate soluzioni come software di supporto alla gestione d’impresa, alla business intelligence, al Crm. Un vantaggio rispetto a società non-Ict è che, in queste aziende, spesso chi gestisce i sistemi a supporto dei processi di business e coloro che gestiscono il core business tecnologico parlano lo stesso linguaggio (addirittura questo può essere compreso e utilizzato anche dal Ceo stesso), e spesso queste due figure coincidono. In questo tipo di aziende – tipicamente operatori di telecomunicazioni, aziende informatiche o società nate per sfruttare le opportunità offerte da Internet e oggi dal Web 2.0 – l’amministratore delegato stesso può essere un ingegnere o un informatico. Ovviamente può non essere così: a volte viene scelta una figura di profilo squisitamente economico, magari proveniente da settori che di tecnologico hanno ben poco.
Retelit è un’azienda nata nel 1996 che ha raccolto l’eredità di e-Planet (8 Man, Metropolitan area network, per un totale di circa 1.600 chilometri, situate a Roma, Milano, Torino, Padova, Bologna, Reggio Emilia, Napoli e Bari) e di e-Via (quasi 7.000 chilometri di fibra ottica, prevalentemente stese lungo le statali dell’Anas). Il suo modello di business è il noleggio di queste reti di trasporto come operatore wholesaler (intermediario all’ingrosso) ad altri carrier nazionali e internazionali (con questi sono in corso accordi di partnership per reciproche estensioni delle proprie reti all’estero), nonché a operatori regionali, internet e service provider. In tutto oltre 200 clienti, i maggiori dei quali sono una quindicina, inclusi nomi come Bt, At&t e Orange. Nel 2007 Retelit ha fatturato 32,7 milioni di euro. “Un nostro plus rispetto ai concorrenti che dispongono anch’essi di backbone o Man – spiega Franco Giovani, dal marzo 2007 amministratore delegato dell’azienda – è quello di essere un puro operatore wholesaler, come tale neutrale, con listini trasparenti e non in concorrenza con gli operatori retail nostri clienti”.
Franco Giovani è un ingegnere elettronico laureato al Politecnico di Milano nel 1971. Nel suo curriculum ci sono posizioni di top management con compiti di sviluppo del business o di tipo gestionale e commerciale in società come Netchemya, Sirti Sistemi, Sirti e poi Retelit.
Lo intervistiamo come capoazienda con competenze strategiche e di business con cui parlare delle sue aspettative e dei rapporti con chi, invece, si occupa di It. “In un’azienda come la nostra – spiega – le attività Ict si suddividono in due aree: una è quella legata alla gestione delle nostre reti e l’altra quella a supporto della gestione dell’azienda. Innanzitutto va precisato che la struttura in tutto conta circa una quarantina di persone. Nella parte legata alla manutenzione e assistenza delle reti in fibra ottica ricorriamo in modo intensivo all’outsourcing, in particolare con un contratto con Sirti. Questo ci permette di non dover avere nostri tecnici disponibili 24 ore su 24 per intervenire sulle reti fisiche o sui 26 datacenter di cui disponiamo in tutto il Paese. La struttura It interna che si occupa delle applicazioni necessarie a gestire il business è composta da otto persone che fanno capo a un responsabile It il quale coincide anche con il nostro Cto (chief technology officer)”.
In quanto manager di livello C, questo responsabile dei sistemi informativi fa parte del Management team che si riunisce settimanalmente.
“Questo fatto – continua Giovani – facilita al responsabile It l’immediata comprensione delle necessità del resto del management. Per quanto riguarda i bisogni dei processi amministrativi, contabili, di gestione dei clienti e dei fornitori, per esempio, si interfaccia direttamente con il Cfo (chief financial officer). Per le necessità legate alle tecnologie a supporto del core business, lo fa con se stesso”.
La struttura It è snella in quanto, oltre a essere formata da risorse altamente qualificate, si occupa prevalentemente di pianificazione, progettazione, controllo, testing. Gli sviluppi vengono demandati solitamente all’esterno. “Tuttavia – prosegue Giovani – è in corso un’attività orientata allo sviluppo interno per la gestione di determinati prodotti. Questo trend sta aumentando in conseguenza dell’ottenimento della licenza Wimax”. A febbraio 2008, infatti, tramite la controllata e-Via, Retelit si è aggiudicata una licenza per la creazione di una rete Wimax in dieci regioni del Nord Italia (Lombardia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Marche). Questo ha richiesto un esborso di 23,3 milioni di euro. “Mentre per la gestione delle reti in fibra ottica e della Man continueremo a ricorrere all’outsourcing, per la tecnologia del centro di gestione dei servizi Wimax puntiamo a uno sviluppo prevalentemente in proprio”.
Grazie alla tecnologia Wimax in futuro è prevista l’espansione dell’accesso a banda larga anche a zone e territori dove l’Adsl non è arrivato e risulta antieconomico portarlo. C’è quindi un grande mercato – costituito sia da utenze residenziali, sia da aziende e interi distretti industriali – da conquistare. “Anche in questo caso – precisa l’amministratore delegato di Retelit – a differenza dei nostri competitor in questo settore (principalmente Aria  e Aft-Linkem), opereremo come fornitore di connettività wholesaler. Daremo cioè la possibilità ai nostri clienti attuali e ad altri potenziali, anche di piccole dimensioni e di livello locale, di ampliare l’accesso ai loro servizi a nuovi utenti tramite le connettività a banda larga Wimax. Un vantaggio rispetto agli altri operatori titolari di licenza Wimax è che, oltre a possedere le stazioni radio base, noi siamo proprietari anche del backbone in fibra ottica che percorre tutta la penisola. E su questo siamo in grado di garantire la migliore qualità di trasporto. Se vogliamo offrire all’utente finale un accesso wireless a banda larga, dobbiamo garantire che anche il trasporto su lunga distanza sia a banda larga e di qualità. Le nostre reti sono così ad alta affidabilità che vengono utilizzate per interconnettere ministeri e basi militari, sia in Italia sia negli Stati Uniti”.
L’ampliamento del business apportato dalla licenza Wimax sta portando Retelit ad affrontare, quindi, nuovi bisogni in termini di supporto It. “Agli operatori retail nostri clienti – spiega Giovani – offriamo sia un puro servizio di accesso Wimax e la fornitura dei dati degli accessi che devono essere conservati a norma di legge e possono essere utilizzati per la fatturazione, sia un servizio chiavi in mano consistente anche nella profilazione della clientela, la fornitura dei dati e il billing”. Per il prossimo anno Giovani prevede un’ulteriore espansione di una decina di persone della struttura aziendale. Ed evoluzioni saranno necessarie nel parco applicativo. “Per quanto riguarda il software gestionale, utilizziamo una versione di Mago (l’Erp di Microarea) che abbiamo arricchito con molte personalizzazioni. Inoltre abbiamo diversi applicativi per il reporting e il budgeting. Facciamo ampio uso di software open source e molti nostri sistemi girano su Linux”.
Dove vede Giovani maggiore necessità di innovazione dal punto di vista It? “Credo che dovremo potenziare le funzionalità di data mining e di reportistica. È qui che chiederò uno sforzo maggiore, con l’obiettivo di esercitare un controllo costante del piano Wimax, che io desidero mantenere con un approccio market-driven. Per questo, sia per noi, sia per i nostri clienti, dobbiamo puntare ad avere collezioni di dati e reportistiche adeguate per sapere, in ogni momento, quanti sono i clienti che fruiscono delle connessioni, di quali tipologie sono, con quali livello di utilizzo e così via. Presto dovremo prendere delle decisioni, ma penso che alla fine creeremo qualcosa in casa”.
Una scelta che si sta rivelando, se non un vero e proprio ritorno, molto più in voga di quanto abbiano portato a pensare il recente boom dei package e i discorsi sulla commoditizzazione dell’It.

Riccardo Cervelli
Giornalista

57 anni, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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