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Rapporto Assintel: l’It cresce se ci si crede

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Rapporto Assintel: l’It cresce se ci si crede

13 Gen 2009

di Giampiero Carli Ballola

Nonostante la crisi, il mercato It cresce ancora. Ma poco, e solo perché banche e grandi imprese continuano a investire in una risorsa vista come strategica per la competitività. Resta ferma invece la massa delle piccole imprese, complice la mancanza di una vera politica di crescita e di innovazione del Paese.

In una giornata apertasi sotto l’infausta insegna di una caduta generalizzata dei mercati finanziari, Assintel ha presentato poco tempo fa il suo atteso Report 2008, la ricerca sul mercato italiano che l’associazione delle imprese Ict aderenti a Confcommercio ha affidato a Next value, società di managing consulting e studi di mercato. Il Report comprende un’analisi del mercato italiano aggiornata al secondo semestre 2008; un’analisi sulla domanda di software e servizi e una terza analisi sulle performance economico-finanziarie delle società di software e servizi. Il tutto preceduto da un breve quadro dello scenario economico globale e dei trend tecnologici in atto. Senza pretendere di sostituirci a un documento di quasi 300 pagine arricchite da oltre 130 grafici e tabelle, vediamo di capire un poco quali conclusioni se ne possono trarre.
Riguardo al mercato It, la buona notizia è che anche quest’anno prosegue il trend positivo rilevato negli anni passati, con un fatturato stimato a 21,85 miliardi di euro e una crescita complessiva del 2%. La cattiva notizia è, ovviamente, che questa crescita è inferiore all’inflazione, che Nextvalue prevede, per l’Italia, dell’ordine del 3,2% (mentre meno di un anno fa era stimata al 2,2%) e soprattutto che a questo fenomeno si accompagna una caduta del Pil, la cui crescita crolla allo 0,4% rispetto al già scarso 1,3% di un anno fa. È vero quindi che, come osserva con doveroso ottimismo il presidente di Assintel, Giorgio Rapari, “In un contesto che non è dei migliori, l’It si muove in controtendenza”, ma è anche vero che è una controtendenza più nominale che sostanziale e che, soprattutto, è aleatoria, legata a fattori che non sono generali ma peculiari del nostro Paese, e quindi più a rischio di cambiamento.

Avanza l’It a sostegno del business
Questi fattori sono principalmente due. Da un lato vi è la propensione al consumo hi-tech degli italiani, che (grazie anche a una riduzione dei prezzi che compensa il minor potere d’acquisto) hanno fatto crescere dell’8,3% il mercato consumer. Questa crescita, sebbene l’area consumer contribuisca a meno del 6% dell’intera spesa It, ha aiutato a frenare la discesa del comparto hardware (che per il 57% è basato sui Pc) fermandola ad un +1,7%. Dall’altro lato vi è un consolidamento degli investimenti It da parte delle imprese, correlato a un rinnovo degli strumenti di produzione e di sostegno al business. Per quanto concerne la funzione It in particolare, la drammatica necessità di contenere le spese (che è, nel 75% dei casi, la principale priorità indicata dai nostri Cio) a fronte di crescenti richieste da parte del business di servizi di qualità, ha portato a considerare quegli investimenti in grado di migliorare la produttività, che in Italia rimane bassa rispetto a benchmark europei, ottimizzando le risorse disponibili. Come vedremo, questo si traduce soprattutto in nuovi investimenti nel comparto del software e dei servizi. Vi è però anche un non trascurabile rinnovamento delle infrastrutture (fenomeno di cui la parte più visibile è data dai progetti di server e storage consolidation) che investe un po’ tutte le aziende e contribuisce alla già citata tenuta del settore hardware.
La quota più consistente del mercato It è, come in passato, quella dei servizi, che nel 2008 supera i 10 miliardi di euro. La crescita però è dell’1,6%. Sempre meglio dell’1,5% dello scorso anno, ma decisamente modesta. Colpita, va detto, non tanto dalla diminuita richiesta quanto dal calo delle tariffe professionali. La richiesta maggiore si ha per i servizi di consulenza e di application management (+3,5% per entrambi); superiore alla media del mercato anche la crescita dei servizi di system integration (+2,3%), mentre il valore del comparto è abbassato dalla formazione, i cui servizi sono diminuiti dello 0,3%.
Il comparto software, che nel 2008 ha raggiunto un valore di 4,2 miliardi di euro, è quello che mostra il maggior tasso di crescita: un 3,8% dovuto soprattutto al middleware, che con 1,3 miliardi e + 6,1% è il segmento che presenta le performance migliori. Nel software applicativo (2,4 miliardi e +3,3%) gli investimenti si indirizzano soprattutto alle soluzioni di Content Management (+11,4%) e di Business Intelligence (+5,4%). Continua a diminuire invece la spesa nei pacchetti gestionali, che scende del 2,8%. Va detto che questo non è un fenomeno solo italiano, ma evidenzia la crisi generale di un’offerta che deve in qualche modo rinnovarsi.

L’infrastruttura arretrata del sistema-Italia
Il vero problema degli investimenti It è che in Italia questi rimangono confinati alle poche grandi imprese, che coprono da sole il 54% del mercato, e alle medie imprese, anch’esse non molto numerose, dalle quali dipende il 24%. Le migliaia di piccole e micro imprese che sono alla base della nostra economia coprono solo il 16% del mercato e, per di più, hanno il più basso tasso di crescita degli investimenti: 1,4 e 0,9% rispettivamente, contro la già citata media del 2%. Insomma: sarà pure che hanno pochi mezzi, ma a nostro avviso (e anche secondo Nextvalue) presso il piccolo imprenditore il concetto dell’It come risorsa strategica deve ancora fare strada.
Tornando ai “soliti noti”, quelle che investono di più (grazie anche ai progetti di compliance e di fusione dei sistemi informativi) sono sempre le banche, con una spesa di quasi 5 miliardi di euro e una crescita del 2,7%. Seguono le industrie, quasi alla pari come spesa (4,56 miliardi) ma con una crescita ferma all’1,5% dello scorso anno. Quella che però è ferma davvero, e lo è da ormai tre anni, è la Pa centrale, che con una spesa di 1,66 miliardi ha segnato una “crescita” dello 0,5%, cioè praticamente zero. È un fatto preoccupante perché l’efficienza dell’amministrazione pubblica è il motore principale dell’efficienza di ogni Sistema-Paese. Questa volta siamo anche disposti a credere che non sia tanto una questione di cultura e mentalità quanto veramente di soldi, che da una Finanziaria all’altra sono costantemente diminuiti. Come ha osservato Rapari, da noi intervistato in proposito: “L’Italia sconta la mancanza di una vera politica di crescita; i nostri imprenditori non sono affatto arretrati, lo è invece l’infrastruttura entro la quale devono operare, che limita la possibilità delle aziende di fare filiera acquistando la massa critica necessaria. Questo vale anche per l’It: da una parte i fornitori devono riorganizzare i propri processi e renderli più produttivi, dall’altra gli utenti devono davvero credere nell’It come fattore competitivo e quindi trovare, anche qui riorganizzando i loro processi interni, le risorse necessarie alla ripesa degli investimenti”.

Figura 1: Crescita del mercato It per classe dimensionale (variazioni percentuali degli investimenti su anno precedente)
(cliccare sull’immagine per visualizzarla correttamente)

Giampiero Carli Ballola
Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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