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RAPPORTO ASSINFORM 2006. L’Ict in Italia? Poco ma si muove

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RAPPORTO ASSINFORM 2006. L’Ict in Italia? Poco ma si muove

05 Lug 2006

di Stefano Uberti Foppa

Presentati in contemporanea a Roma e a Milano i dati del consueto Rapporto Assinform sugli investimenti Ict nel nostro Paese. Situazione ancora arretrata, ma qualcosa si muove…

Scarica Rapporto Assinform 2006

Guardare i dati Assinform è come guardare un quadro astratto. Nel senso che ognuno ne dà una propria interpretazione.
Cominciamo allora da alcuni dati di base e da una considerazione di fondo: nell’andamento delle principali economie mondiali esiste ormai uno stretto rapporto tra tassi di crescita del Pil e livelli di investimenti in It. Il Pil mondiale è cresciuto nel 2005 del 4,3% mentre il mercato Ict, sempre a livello mondiale (vedi figura 1), ha segnato una crescita dello 6,1%. Spettacolare, a questo proposito la componente IT, cioè esclusivamente informatica, quella legata agli investimenti in sistemi e soluzioni software nonché servizi, con un tasso, a livello mondiale, del 5,4%, del 5% negli Usa e del 3,5% in Europa (fuori quota quello della Cina, tipico dei mercati giovani in forte sviluppo, con un + 20%).

Figura 1
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E la nostra Italia? NetConsulting, che cura come ogni anno il Rapporto e che quest’anno, nella sede romana, è stato illustrato da Giancarlo Capitani, Amministratore Delegato della società, alla presenza, oltre che del presidente di Aitech-Assinform, Ennio Lucarelli, anche del Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais, ha rilevato un dato aggregato It e Tlc (Ict) del + 2,3% (per un valore totale di 62,6 miliardi di euro, con l’It che ne vale 19,5 e le Tlc 43,1 – vedi figura 2), dove la parte principale continuano a svolgerla le Tlc, con un + 3% mentre l’IT segna un + 0,9%, dato che NetConsulting conferma anche per il primo trimestre del 2006.

Figura 2
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Subito due considerazioni; la prima: in un’economia che registra un Pil quasi fermo, l’It rileva un tasso conseguentemente modesto. Va peraltro detto che pur rappresentando questo rapporto “sviluppo economico-investimenti Ict” un indicatore diffuso nelle analisi dello sviluppo economico dei principali paesi industrializzati, il dibattito è aperto se uno sia conseguenza dell’altro o viceversa.
La seconda considerazione (da cui l’interpretazione soggettiva di ogni osservatore, così come avviene, si diceva, dinnanzi ad un quadro astratto) riguarda lo 0,9% di crescita It. E’ poco? E’ insufficiente? Certamente sì, se paragonato ai tassi dell’andamento It nei principali paesi europei nel 2005 (vedi figura 3 – grafico pag.51), tutti superiori al nostro: Germania (+ 2,5%); Regno Unito (+3,15); Francia (+ 3,3%); fino alla prodigiosa Spagna con un + 6% registrato lo scorso anno. In sintesi: bisogna, e rapidamente, ritornare a crescere. Consideriamo, però, la tendenza. E la tendenza ci dice che l’IT…eppur si muove. Nel 2003 la spesa It in Italia era infatti -3,2%; nel 2004 era – 0,4%; nel 2005, dati registrati in quest’ultimo Rapporto, si è assestata ad un + 0,9%, con una stima per la fine di questo 2006 che NetConsulting quantifica in un + 1,2%.

Figura 3
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Il dibattito attorno a queste cifre sarà, c’è da giurarlo, ampio e articolato nel corso dei prossimi mesi. Aitech-Assinform focalizza da subito alcuni punti attorno ai quali chiede, al Governo, di concentrare la propria attenzione. Innanzitutto un’azione che se da un lato prevede una finanza pubblica del risparmio e del rigore, dall’altro non deve colpire soprattutto quegli investimenti riconducibili a progetti di innovazione, ma anzi questi vengano incentivati. E poi le liberalizzazioni: secondo Lucarelli la domanda pubblica di innovazione, che per l’It viene stimata in circa 3 miliardi di euro, deve tornare ad essere uno stimolo per lo sviluppo, attraverso l’apertura al mercato delle imprese non controllate da capitale pubblico. “Oggi – sostiene infatti il presidente di Aitech-Assinform – una parte sempre più rilevante della spesa pubblica in It è assorbita dalla crescente presenza di aziende a capitale pubblico di servizi informatici, che arrivano a coprire il 46% della domanda locale e il 20% dell’amministrazione centrale”. Una situazione, per il presidente, da ribilanciare.
Un altro punto di preoccupazione riguarda l’industria manifatturiera, asse portante dell’economia italiana. Attualmente gli investimenti in It delle imprese italiane ammontano a circa 15,5 miliardi di euro, con segni positivi per quanto riguarda le Tlc e lo Spazio (+3%); Distribuzione (+2,3%) e Servizi (+1,7%); banche e assicurazioni (+0,6%). L’industria manifatturiera ha invece registrato un calo nel 2005 degli investimenti in It dell’1,7%, a testimonianza di come le imprese non abbiamo ancora saputo utilizzare la tecnologia come una delle risposte principali alla loro esigenza di evoluzione competitiva in mercati sempre più internazionalizzati e complessi (vedi figura 4). E sarà proprio questo ruolo di supporto all’evoluzione competitiva delle imprese utenti, secondo Lucarelli, che i fornitori di It dovranno saper svolgere per creare uno dei principali stimoli ad una ripresa più robusta dell’informatica italiana.

Figura 4
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Alcune considerazioni di dettaglio
Presentando il Rapporto, Capitani ha effettuato alcune analisi qualitative interessanti. Da queste emerge come la netta accelerazione che il mercato mondiale sta segnando nella componente IT sia dovuta soprattutto alla necessità di strutturazione e sviluppo da parte delle nuove economie emergenti. Interessante analizzare anche la dinamica del mercato It per dimensione di impresa in Italia: esiste una forte concentrazione dimensionale della spesa IT nel nostro Paese (vedi figura 5), con il 56,7% della spesa effettuata da grandi imprese (con oltre 250 addetti) che però ha aumentato la propria spesa solo dello 0.9% nel 2005. La piccola impresa (da 1 a 49 addetti) occupa il 18,6% ma continua a vedere nell’It soprattutto un costo e non una risorsa attraverso la quale dare efficienza alla propria organizzazione e impulso al proprio business, tant’è che gli investimenti sono calati dell’1,4%. Chi invece sembra aver decisamente optato per investimenti It (se siano pensati in termini strategici lo vedremo l’anno prossimo se il tasso di crescita sarà confermato) sono le medie imprese, quelle del Made in Italy che pur nel segmento manifatturiero in calo come investimenti Ict, ha registrato invece una crescita decisa dell’1,7%. Queste realtà stanno riprendendo la corsa.
Infine due aspetti da sottolineare: continua a crescere nel mercato del software la componente middleware (+ 5,1%) in quanto centrale a numerosi processi di razionalizzazione, mentre è ancora in segno negativo l’area dell’education and training, dove le aziende non stanno investendo seguendo ancora una logica di risparmio di costi che, se non verrà rapidamente ripensata, rischia di essere una strategia di corto respiro, lasciando le imprese impreparate su quello che dovrebbe essere il loro patrimonio più prezioso: le risorse umane e le loro competenze. Non sempre, infatti, il ricorso a risorse esterne o a scelte di outsourcing potrà dare alle imprese quella certezza di conoscenza e di controllo che solo il presidio e lo sviluppo di competenze in house è in grado di dare. Soprattutto in anni di forte cambiamento come quelli che stiamo vivendo.
Un ultimo dato interessante per quanto riguarda la parte Tlc: l’elevatissimo tasso percentuale in migliaia di accessi relativamente alla banda larga: + 52,4%. Va però anche detto che a livello di penetrazione della banda larga in Europa (dato al gennaio 2006) la nostra percentuale dell’11,8% ci situa ancora alle spalle dei principali paesi europei. Ma la tendenza fa ben sperare per il prossimo anno.


Il Ministro predica bene
Degnissima persona, il Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione, Luigi Nicolais ha evidenziato alcuni punti nel suo intervento che rivelano le nobili intenzioni e la visione innovatrice del proprio ministero. Naturalmente, dopo le dichiarazioni, il mondo delle imprese lo aspetta alla prova dei fatti.
Ad ogni buon conto, sostiene Nicolais:
– la collaborazione stretta tra pubblico e privato deve rappresentare l’elemento di novità e innovazione
– la conoscenza, che si concretizza nell’Information Technology, viene considerata come valore centrale dello sviluppo. Servirà anche saper creare “modelli di cerniera” tra imprese, scuola, Ricerca per rendere concreta una strategia di innovazione
– anche le Pmi devono avere la capacità (e la possibilità, sottolineiamo noi) di fare e/o accedere ad ambiti di ricerca, per poter innovare
– la PA deve mettere al centro della propria azione il tempo, il time to market. Fare in sostanza cambiamenti in tempi rapidi nella direzione di una maggiore efficacia ed efficienza
– la semplificazione è un altro elemento che dovrà contraddistinguere l’azione della PA nei confronti delle imprese
– servirà creare un “Piano regolatore del sistema informatico italiano” per rendere chiari e trasparenti le attività delle diverse realtà locali.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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