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Perché migrare SAP su Google Cloud Platform?

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Perché migrare SAP su Google Cloud Platform?

SAP “vola” sulla Nuvola grazie a Google: ecco l’ibridazione del futuro che consente alle imprese di crescere in termini di funzionalità, flessibilità e opportunità.

04 Dic 2020

di Redazione

Non suonasse eccessivamente fiabesca, l’espressione “azienda sulla Nuvola” potrebbe a buon diritto diventare il paradigma del futuro. La fotografia del business del domani. Niente a che fare con voli e magie: dietro alle tre parole, in realtà, si nasconde qualcosa di profondamente concreto. Se un’impresa vuole guardare al domani, è proprio lassù − alla Nuvola per eccellenza − che deve mirare.

Oggi un player di primo piano, forse il principale, rende quella destinazione alla portata di tutti. E nel mondo dei sistemi informativi aziendali c’è già chi ha guardato avanti e ha colto al balzo l’occasione. In termini pratici, la frontiera più rivoluzionaria che si apra oggi ai management globali si fonda su un connubio fra Tech giant: Google e SAP.

In uno scenario d’impresa che ormai da anni strizza l’occhio alla Cloud strategy e all’Hybrid Cloud, oggi BigG offre alle aziende uno strumento capace di cambiare la direzione delle cose. Google Cloud Platform: il compendio delle tecnologie sviluppate dal Cloud player che sempre con maggior forza riveste il ruolo di game changer, sino a dettare le proprie regole del gioco.

In questo stesso campo gioca anche l’altro Big player: SAP. Leader del mondo ERP, da tempo ha compreso la potenzialità della Nuvola, a supporto delle proprie soluzioni più innovative ed avveniristiche: prima tra tutte SAP S/4HANA, il sistema gestionale che segna il “punto di rottura”. La discontinuità fra il prima dell’on premise e il poi (eccola che ritorna) del Cloud, che voci del calibro di Forrester e Gartner prevedono diventerà sempre più centrale nella normalità del futuro.

Mentre aziende appartenenti alle più variegate verticalità riflettono sulle possibilità di transizione al nuovo modello ERP, SAP S/4HANA, per tentare un’innovazione non solo tecnologica ma anche di processo, Mr. Google offre quindi l’assist decisivo. E rende concreta quella promessa (“Democratize data”) che un claim dello scorso anno faceva ancora sembrare un sogno.

Con Google Cloud Platform (GCP) le regole del gioco cambiano: improvvisamente il dato diventa più accessibile, analizzabile, fruibile, in modo quasi self-service, sicuro, profilato e agile. E all’azienda che già quotidianamente sfrutta le opportunità di un gestionale di alto profilo come SAP, l’ibridazione con GCP apre un altro mondo.

È qui che prende il via la nuova era della digital transformation. Parola di Qintesi, tech-company specializzata in servizi di management consulting e di system integration, che sintetizza lo status di SAP Gold Partner e di Google Cloud Partner. Nella sua esperienza di affiancamento alle imprese proiettate all’innovazione, le parole chiave che fondano la value proposition sono ormai da tempo Google e SAP: “Un binomio − spiega l’Account executive Gianfranco Vallese − vincente non solo per motivi di carattere tecnico, ma anche perché capace di far scattare la scintilla della digital transformation con processi del tutto inediti”.

Da GCP immense opportunità in ottica 4.0 per le imprese

“Google è molto materiale come piattaforma − puntualizza Vallese −: è uno dei sistemi networking privati più grandi al mondo, sicuramente uno dei più performanti. Ma non solo. È un sistema in cui la sicurezza rappresenta uno degli assi fondanti. Quello che si percepisce come totalmente immateriale è possibile proprio grazie alla fisicità di Google, delle Cloud Region che continua a costruire e connettere con cavi proprietari, con latenze minimali”. Risultato: “Un forte elemento di competition da punto di vista del Total cost ownership − aggiunge l’Account executive Qintesi −, vincente anche in termini di offering perché permette di scalare up o down qualsiasi soluzione”.

È in questo contesto che nasce la suite Google Cloud Platform, il famoso “compendio” di soluzioni e tecnologie sviluppate negli anni, riconosciuto e certificato anche da SAP, che ha scelto Data Center Google per i propri sistemi. “Estendere le funzionalità del proprio ERP SAP, magari dopo la transizione a SAP S/4HANA, con l’adesione a GCP − chiarisce Vallese − significa accedere a un’immensa quantità di prodotti e soluzioni tecnologiche in ottica 4.0. Tra queste, da padrona la fa BigQuery, il data warehouse di Google che, contornato da un’altra serie di applicativi, permette di attuare le più innovative metodologie di modern data warehousing“. Questa espressione, molto nota a chi lavora nel mondo IT, trova forse qui il suo culmine in termini di implementazione. “Google BigQuery è veramente un PetaByte Scale DataWareHouse − chiarisce ancora l’Account executive −. La sua capacità di risolvere interrogazioni molto complesse in brevissimo tempo è incredibile. E da qui deriva la misura dell’innovazione che sa imprimere nei propri prodotti”.

Per le imprese, in termini operativi: “Significa ad esempio poter costruire soluzioni molto più flessibili − spiega Vallese −. Ma anche raccogliere i propri dati sui processi aziendali, esplorarli con la capacità di analisi di uno dei data warehouse più potenti e performanti al mondo (BigQuery) e quindi incrociarli con le informazioni che Google è in grado di reperire a proposito dei clienti e del mercato, ad esempio grazie a strumenti come Google Analytics 360 o Google Trends. Ma significa anche avere la capacità di applicare il Machine Learning, ormai parte integrante di tutti i prodotti Google, e ottenere così soluzioni che sfruttino il binomio Google-SAP per costruire un maggior valore per tutti”.

“Qintesi solution”: quando l’integrazione è ricca di vantaggi

Per Qintesi, Google è un compagno di viaggio ormai da lungo tempo. Dalle prime esperienze di transizioni SAP on GCP, in cui al centro era l’infrastruttura, alla concezione di un modello di integrazione del tutto nuovo. “In breve − specifica Vallese − abbiamo compreso che Google non era solo il posto dove mettere i propri server, ma dove far crescere nuove applicazioni. Da lì abbiamo immaginato un nuovo percorso formativo dei nostri addetti, intraprendendo il processo per divenire Google Cloud Partner. Abbiamo introdotto nuove competenze e formato dei veri Data scientist, professionalità di provenienza STEM molto legate agli Analytics e capaci di portare set di skill diversi da quelli che tradizionalmente costituivano il bagaglio dei consulenti del mondo SAP”.

Ma le sole conoscenze, senza il rigore di procedure codificate, non sarebbero state sufficienti a guidare un’ibridazione tanto complessa. E così “negli ultimi anni, sulla base di quanto avevamo appreso con i progetti orientati al mondo del Data Lake, abbiamo definito una metodologia operativa − puntualizza ancora l’Account executive −: veri acceleratori di progetto che permettono di costruire soluzioni in poche settimane. È stato il frutto di una lunga esperienza che ha comportato l’adozione di un nuovo mindset. Noi lo vediamo come un investimento che permette ai nostri clienti di sperimentare il massimo valore dall’unione fra SAP e GCP”.

In sostanza, ogni step della “Qintesi solution” mira a dare vantaggi all’impresa sui vari aspetti dell’integrazione: dalla gestione della Data platform a quella delle logiche di trasformazione, all’automazione del processo di testing, dalla raccolta metadati, alla tracciabilità end-to-end della pipeline che porta dall’informazione al dato elaborato per l’utente. E ancora, dall’automatizzazione delle attività infrastrutturali, al rilascio del codice, dai tempi di change, sino al monitoring automatizzato.

Nel concreto, per un’azienda SAP, il percorso della GCP si fonda su una value proposition che Qintesi riassume in due macro fasi: l’approccio alla migrazione e la costruzione di soluzioni di Data warehousing e Analytics ibride che possono sfruttare le due piattaforme. Cosa che rende necessarie competenze da entrambi i mondi. “Abbiamo ormai qualche anno di esperienza su questi progetti di migrazione al Cloud, in genere dall’on premise − spiega Dario Rossi, Manager e Head of Unit Cloud & Infrastructure di Qintesi −. Si tratta di un percorso che parte dall’analisi preventiva degli scenari As-is e To-be per definire la miglior transizione possibile, con un occhio sia al contenimento dei costi di progetto sia al TCO. A seguito della prima analisi si definisce l’architettura target definitiva e i possibili path di migrazione su GCP, quindi si procede al deployment vero e proprio, ovvero il rilascio e la messa in esercizio. Grazie alle competenze che Qintesi ha sviluppato e all’uso di Terraform, un tool open source di “infrastructure as a code”, riusciamo a effettuare il setup degli oggetti in GCP in pochissimo tempo; questo, ad esempio, ci permette di proporre soluzioni di Disaster recovery immediatamente disponibili e attivabili in tempi mai visti prima”. A valle della migrazione, poi, “sia che si passi a SAP S/4HANA sia che si effettui un “lift and shift” puro su GCP”, Qintesi è in grado di supportare il cliente nella maintenance e nel run successivo di questi sistemi”.

I feedback di chi ci è passato raccontano di una User experience esaltata al massimo grado, “perché abilitata − chiarisce Rossi − a una serie di nuove funzioni, utili soprattutto in questo periodo di smart working”.

“Google − puntualizza ancora Gianfranco Vallese − grazie ad Apigee permette anche di ripensare l’ecosistema delle API rivoluzionando la customer experience. E la ragione è semplice: si rendono disponibili nuove interconnessioni tra applicazioni e sistemi, ma in modo più accelerato e immediato. Con un immediato beneficio per tutti”.

Storie di innovazione targate SAP/GCP

In casa Qintesi, il diario del matrimonio SAP/GCP è un susseguirsi di racconti andati a buon fine. Uno dei principali clienti, primaria realtà del mondo Engineering e Transportation, ha rappresentato il primo caso a livello europeo di transizione SAP su GCP. Era storia di quattro o cinque anni fa, ma i frutti sono un raccolto del presente. “Per loro − chiarisce Vallese − si è trattato di abbandonare i sistemi on premise, trasferendo anche Office su Google suite. È stato l’inizio di una nuova epoca per questa realtà, che da allora ha continuato a mettere in esercizio soluzioni sempre su architettura Google. E con successo”.

Ancor più radicale il percorso di un altro cliente, un’importante compagnia di assicurazioni italiana, che ha dapprima importato SAP S/4HANA in Cloud “e ora − fa notare l’Account executive − sta valutando di trasferire su GCP il cosiddetto Data center, spostando quasi tutte le applicazioni, SAP e non SAP, su Google Cloud”. Un passaggio che sarebbe il precedente di una vera rivoluzione in termini gestionali: “Trasferire tutti sistemi aziendali su GCP significa passare dalle proprie “macchine” a un sistema fully managed − chiarisce Vallese −, dimenticandosi della gestione fisica dell’hardware e lasciando che l’utente possa concentrare i propri sforzi sull’utilizzo delle applicazioni e dei sistemi”.

Insomma, storie di innovazione allo stato puro. Dalle evoluzioni spesso inattese. Il merito? “Delle possibilità di personalizzazione e transizione graduale che GCP apre alle imprese − conclude Vallese −: Google offre ad esempio una soluzione Multicloud che permette di far convivere sistemi on premise con sistemi in cloud, ma anche con sistemi in altri cloud, privati o di altre piattaforme. Permette di migrare i workload in modo progressivo, consentendo di ripensarli e rifondarli in ottica CI/CD (Continuous improvements, continuous deployment/development, ndr). E garantisce un rilascio sempre più agile di nuove funzionalità, non secondo un paradigma temporale a scansioni lontane, ma a cicli settimanali e costanti”. Tutto questo finisce per rendere le migrazioni un passaggio ponderato e voluto. Ma apre anche le porte a un’altra certezza: per un qualunque player del mercato, la partita è alla pari. Non c’è nulla di impossibile.

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