Sembra un’auto ma è uno smartphone con le ruote

La diffusione dell’IoT nel settore automobilistico è paradigmatica di come la trasformazione di prodotto per soddisfare le aspettative dei clienti, di connessione e interazione continua mutuata dall’uso dei dispositivi mobili, stia trasformando un’intera industry. Gli attuali produttori dovranno prepararsi a una trasformazione profonda che modificherà la catena del valore, vedrà l’ingresso di nuovi protagonisti, con un ruolo importante dei software vendor e dei fornitori Telco, e imporrà la digitalizzazione della loro organizzazione per poter trarre i vantaggi attesi dalla connected car.

Pubblicato il 11 Nov 2015

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Sembra un’auto ma è uno smartphone con le ruote

Entro il 2024 l’89% delle nuove auto vendute a livello mondiale avrà la connettività incorporata. Si tratta di una novità destinata a modificare profondamente il mercato dell’automotive portando sulla scena nuovi protagonisti fra i quali i fornitori di telecomunicazioni e di software, come sostiene una ricerca di Analysys Mason, azienda di consulenza nei settori Telco, media e tecnologia.

L'infografica Connected cars – Huge potential for mobile operators in the next 10 years – Fonte: Analysys Manson

Clicca per vedere l'infografica completa

Gartner prevede che per il 2020, oltre 250 milioni di veicoli saranno connessi, con un incremento del 67% di unità installate e con il raddoppio della spesa, da parte dei consumatori, nell’acquisto di auto connesse. Una ricerca di Deloitte suggerisce che in realtà gli automobilisti della prossima generazione vorrebbero che le loro auto si comportassero come “smartphone sulle ruote”, in modo da rimanere connessi e produttivi durante il percorso considerando la connect car come uno dei maggiori benefici portati dalle tecnologie del futuro. La progressiva affermazione dei veicoli connessi è direttamente collegata all’aspettativa delle persone basata sull’interazione, il feedback immediato e la ricchezza degli attuali smartphone.

Secondo analisi McKinsey, a livello globale, la domanda di connettività da parte degli acquirenti di nuove auto sta aumentando velocemente, con il 37% nel 2015 (rispetto al 20% del 2014) che sarebbe disposto a cambiare marca per una migliore connettività e il 32% (rispetto al 21% del 2014) disponibile a pagare un canone per i servizi di connessione.
Sembra invece che, contrariamente alle aspettative, non rappresenti un vincolo insormontabile la preoccupazione per la privacy dei dati personali, probabilmente per il fatto che già oggi la maggior parte dei consumatori è abituata a condividere i propri dati personali con i produttori di software dei loro smartphone e con i fornitori di app. Questo non significa però che il tema della privacy e soprattutto della sicurezza non sia uno dei punti di attenzione delle persone e dei regolatori, come illustrato nell’articolo IoT, la nuova frontiera della sicurezza. I consumatori percepiscono probabilmente soprattutto i vantaggi. Ad esempio un’auto capace di connettere il proprietario con il produttore e con il dealer locale, in casi di problemi di manutenzione non si limiterà a segnalare il guasto nel quadro di controllo, ma invierà i codici e altre informazioni rilevanti al rivenditore. Questo potrà inviare un preventivo, ordinare i pezzi e fissare un appuntamento per le riparazioni.

Fare il pieno di tecnologia

Consumers are increasingly willing to switch manufacturers and pay for connected-car services – Fonte: McKinsey consumer surveys on connectivity, 2014 e 2015

In questa prospettiva, molti analisti concordano sul fatto che la principale preoccupazione dei costruttori di auto sarà come renderle sempre più intelligenti e connesse e che ci sarà una corsa per “stipare” nelle auto la tecnologia più avanzata. Già oggi un’auto ha la potenza di 20 Pc, contiene circa 100 milioni di linee di codice ed elabora 25 gigabyte di dati l’ora. Come ricorda l’analisi McKinsey sul settore automotive, mentre in passato la tecnologia digitale era finalizzata soprattutto a ottimizzare le funzioni interne, oggi l’attenzione si rivolge alla connessione con il mondo esterno con implicazioni sull’operatività e sulla manutenzione a cui si somma la capacità di preoccuparsi della comodità e del comfort dei passeggeri grazie a sensori a bordo e alla connettività Internet.
Tutto ciò è garantito da più di 50 differenti unità elettroniche di controllo (ECU), connesse attraverso un controller area network (CAN) o altri tipi di rete. La funzionalità del veicolo, la sicurezza e la privacy dipendono dalla funzionalità di questi piccoli computer e dalla capacità di comunicare fra loro; questi sistemi hanno anche la capacità di memorizzare i dati relativi all’auto per analizzarne e migliorarne le prestazioni.
Le tecnologie di navigazione a bordo, grazie alla capacità di integrare i dispositivi mobili e la tecnologia integrata nel veicolo, hanno modificato in modo significativo il modo con cui i guidatori e le auto stesse comunicano durante la guida.
Con l’incremento dei veicoli connessi a Internet, l’industria automobilistica sta diventando un settore importante e in crescita dell’IoT, dove le auto stanno diventando membri attivi, anziché passivi, in connessione con le imprese e le infrastrutture di trasporto.
I produttori non sono però spinti solo dalla volontà di soddisfare le aspettative degli utenti di relazionarsi con la propria auto come con il loro smartphone, ma possono trarre, a loro volta notevoli vantaggi.
L’aggiunta di sensori e sistemi in grado di monitorare, catturare, analizzare e riferire nuove informazioni sui componenti del veicolo possono fornire importanti informazioni sulle prestazioni, l’utilizzo, eventuali errori di progettazione e ingegnerizzazione, con notevoli possibilità di risparmio o di miglioramento. Inoltre l’analisi dei dati real-time dai diversi veicoli dello stesso produttore gli può consentire di prevenire malfunzionamenti prima che questi si manifestino. I produttori tradizionali non accedono infatti ai dati sui veicoli se non quando questi vengano portati ai rivenditori per la manutenzione, mentre la connettività IoT consente di conoscere e reagire ai dati in tempo reale attraverso la business intelligence. Il produttore può inoltre inviare aggiornamenti del software e raccogliere informazioni.

Le imprese dell’automotive diventano internet company
Si tratta di opportunità che pongono importanti sfide ai produttori di auto che, per sfruttarle, necessitano di dati di qualità dai veicoli per aumentare l’affidabilità, gestire interazioni complesse fra i sistemi, di controllo, i sistemi di comunicazione e i social, anticipare i problemi, migliorare la customer experience e la sicurezza, con l’opportunità di aumentare la profittabilità e il coinvolgimento del cliente.
Resta aperta una serie di problemi come la gestione efficace di centinaia di milioni di linee di codice distribuite sui dispositivi dei veicoli e la diversità fra cicli di cambiamento di Internet e della tecnologia mobile (di pochi mesi) e quella delle auto (di alcuni anni).
L’industria automobilista si trova di fronte a una rivoluzione simile a quelle che ha dovuto affrontare l’industria Ict con l’avvento del web. E forse anche le ricette dovrebbero essere simili: definire standard e interfacce di settore, combinandole con piattaforme di sviluppo per costruire, distribuire e aggiornare le applicazioni. Può essere applicata anche al settore automobilistico la dichiarazione del Chairman e Ceo di General Electric, Jeff Immelt, che fa riferimento alle scelte della sua azienda: “Le aziende industriali, nolenti o volenti, ormai sono nell’information business”. GE due anni fa, nell’alternativa build or buy, ha scelto la prima soluzione aumentando di migliaia di persone lo staff It e adottando big data e analytics come impulso per trasformare le proprie attività a livello globale.

Nuovi ecosistemi in competizione
Secondo Deloitte l’adozione delle tecnologie IoT e i servizi legati alla connettività, modificherà le relazioni fra costruttori di auto e fornitori di software, ciascuno dei quali cercherà di prendere il “posto di guida”, all’interno di una trasformazione profonda, e non di semplice evoluzione incrementale, del settore automotive.
Qualcosa si sta già muovendo. Tralasciando Google, entrata direttamente nell’arena con la sua auto senza pilota, i principali vendor storici del mondo Ict, da Cisco a Ibm, da Oracle a Sap, sono sul campo, con la proposta di soluzioni pensate per aiutare le industrie del settore, sulla base delle specifiche aree di competenza.
Ma non basta che la singola impresa si doti delle soluzioni più avanzate visto che la connettività e le nuove funzionalità di guida senza pilota stanno modificando la catena del valore dell’automotive mettendo in campo nuovi modelli di business.
Secondo McKinsey, per cogliere le opportunità derivanti dalle applicazioni che oggi maggiormente interessano ai clienti, generalmente correlate al supporto alla guida e che interesseranno in futuro (come l’aumento della sicurezza o il miglioramento della comodità), servono scala, velocità e agilità.
Per raggiungere questi obiettivi è necessario che gli attuali competitor nel settore automobilistico evolvano verso la creazione di ecosistemi in competizione, in ciascuno dei quali gli attori dovranno cooperare usando lo stesso software per aggregare i dati provenienti dai guidatori (come posizione e condizioni della strada) e fornire interfacce di programmazione (Api) a sviluppatori terzi per offrire servizi aggiuntivi. Si potrà così consentire di offrire ulteriori funzionalità mantenendo la specificità dei brand, che dovranno mettere in atto una trasformazione digitale end-to-end delle proprie organizzazioni e di dotarsi competenze di sviluppo software per soddisfare le nuove esigenze, abilitando cicli di innovazione più rapidi.

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