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Ecosistemi e collaborazione, l’innovazione digitale secondo Dedagroup

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Attualità

Ecosistemi e collaborazione, l’innovazione digitale secondo Dedagroup

27 Set 2018

di Valentina Bucci

Per fare innovazione digitale oggi la ricerca interna non basta più, è necessario stabilire delle partnership ed entrare a far parte in modo attivo di ecosistemi in cui più attori collaborano lavorando a progetti condivisi. Ecco in questo articolo la strategia di Dedagroup e il Co-Innovation Lab che la concretizza.

Capire che le tecnologie possono davvero supportare il business dei clienti e comprendere che oggi la migliore innovazione digitale si fa grazie alla collaborazione di più attori (clienti, system integrator, società di ricerca) che lavorano insieme su progetti comuni creando ecosistemi virtuosi. Questo il punto di vista e l’approccio al mercato di Dedagroup, che ai recenti Digital Awards 2018 ha spiegato, attraverso l’intervento di Roberto Loro, Director Technology & Innovation – CTO di Dedagroup qual è la “ricetta” dell’azienda per affrontare le sfide dell’attuale trasformazione digitale del business e delle aziende.

Foto di Roberto Loro
Roberto Loro, Director Technology & Innovation, Dedagroup

“Quando si sente parlare di digital transformation e innovazione si pensa spesso all’IoT, ai Big Data, all’intelligenza artificiale, ma è importante ricordare, per chi come Dedagroup supporta i clienti in questi percorsi di cambiamento profondo, che è necessario raccordare questi temi tecnologici con la percezione che si ha della trasformazione digitale: Al cliente interessa in primis capire ‘cosa può farsene’ di tutta questa tecnologia”, dice Loro, che sottolinea anche quanto sia fondamentale stabilire delle partnership: “Ci sono tanti attori che formano il cast della trasformazione digitale; noi siamo sicuramente tra questi perché la gran parte dei clienti identifica nel fornitore IT abituale il principale interlocutore per percorsi di innovazione, ma è evidente che ci muoviamo all’interno di un ecosistema in cui esiste una molteplicità di altre realtà esterne (per esempio il mondo delle startup e della ricerca) e figure interne alle stesse aziende clienti che parlano linguaggi diversi, linguaggi che noi dobbiamo imparare a comprendere [con “figure interne” Loro si riferisce alle tante persone dell’IT, del business e dell’impresa in generale oggi coinvolte nei processi di digitalizzazione; Dedagroup parla in questo senso di “CDO-Chief Digital Officer distribuito”- ndr].

Crossing market e Co-Innovation Lab

Come riesce Dedagroup a realizzare questi principi? Un valido supporto arriva, spiega Loro, dai “diversi tipi di cromosomi” propri dell’azienda, essendo questa sia software vendor che system integrator, capace di gestire percorsi digitali di aziende appartenenti ai più vari settori e di accumulare una conoscenza che risulta poi utile in modo trasversale a tutti questi stessi settori.

“I confini oggi sono molto più sfumati e uno dei nostri punti di forza è proprio il saper contaminare competenze, percorsi, esperienze di settori diversi, distillare innovazione da un mercato e trasportarla in un altro attraverso un modello che definiamo ‘crossing market’; oggi non esistono più domini completamente separati”.

Sul piano dell’organizzazione aziendale Dedagroup non prevede un dipartimento Ricerca e Sviluppo a sé stante, “ma delle ‘cellule di innovazione’, così le definisce Loro, all’interno delle diverse business unit dell’azienda, vicine al business, agili e in grado di lavorare con un mindset e con delle modalità nuove e in prospettiva di portare all’interno dell’offerta tradizionale i prodotti di questa trasformazione digitale”.

Schema del modello di collaborazione intorno al Co-innovation Lab - Fonte: Dedagroup
Figura 1 – Il modello di collaborazione intorno al Co-innovation LabFonte: Dedagroup

Tra le iniziative che alimentano queste cellule certamente è centrale quella del Co-Innovation Lab: “È un laboratorio congiunto nato nel 2017, sviluppato con la Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, nato in un territorio, il Trentino, che ha una forte vocazione per la ricerca e l’innovazione; la regione investe circa il 2% del Pil in Ricerca e Sviluppo”, dice Loro. Il Lab è dedicato allo sviluppo di standard e buone pratiche per l’apertura e l’interoperabilità dei dati e dei servizi e ben rappresenta un principio di innovazione come integrazione di diverse competenze, domini e conoscenze (figura 1); si tratta infatti, come spiega Loro, di un “patto per l’innovazione”: Dedagroup e FBK stanno investendo insieme e condividendo obiettivi e modalità per raggiungerli; il laboratorio è stato dotato di asset che provengono da entrambe le realtà.

Altre brevi note relative al Lab: “Il laboratorio – ricorda il manager – è composto da un gruppo di ragazzi molto giovani che stiamo formando sulle nuove tecnologie e che vogliamo che domani vadano ad alimentare le nostre cellule di innovazione all’interno delle business unit”. Tutto ciò che il laboratorio sviluppa viene messo a disposizione in modalità open source seguendo una filosofia di apertura che per Dedagroup rappresenta uno dei pilastri dell’innovazione. L’impegno si sta traducendo anche in un percorso di avvicinamento a fondi nazionali ed europei nell’ottica non solo di finanziare questi progetti di innovazione, ma anche di ampliare l’ecosistema con cui il laboratorio interagisce.

Schema della Piattaforma per l’interoperabilità sviluppata dal Co-innovation Lab di Dedagroup
Figura 2 – Piattaforma per l’interoperabilità sviluppata dal Co-innovation Lab di Dedagroup

Una piattaforma per l’interoperabilità

Il Co-Innovation Lab al momento, racconta Loro, sta lavorando allo sviluppo di una piattaforma software open source per l’interoperabilità (figura 2), strutturata con API aperte che consentono di operare sui dati che la piattaforma integra: “Vogliamo mettere a fattor comune competenze complementari di Dedagroup e della Fondazione per rendere interoperabili dati e servizi di mondi diversi; lavoriamo su casi molto specifici di interesse di Dedagroup e FBK, ma anche di clienti e partner coinvolti; per esempio, grazie alla piattaforma, stiamo riuscendo a far interagire PA, assicurazioni e aziende agricole all’interno di un sistema integrato di valutazione, assicurazione e monitoraggio dei rischi sulla produzione agricola (figura 3); pensate per esempio che l’assicurazione contro i rischi da grandine oggi non riesce a integrare i dati dei tre soggetti coinvolti”.

Schema della Use case relativa all’integrazione del mondo Pa, assicurazioni e aziende agricole per l’analisi dei rischi in ambito produzione agricola - Fonte: Dedagroup
Figura 3 – Use case relativa all’integrazione del mondo Pa, assicurazioni e aziende agricole per l’analisi dei rischi in ambito produzione agricolaFonte: Dedagroup

Altre iniziative per l’innovazione

Accanto al Co-Innovation Lab Dedagroup sta sviluppando:

  • collaborazioni con start up, “probabilmente sono proprio le start up il candidato ideale per avvicinare innovazione e tecnologie dirompenti a realtà molto strutturate come la nostra, che hanno 30 anni di vita – dice Loro, e aggiunge – Lavoriamo con le start up sviluppando dei progetti concreti con i clienti; diversamente la collaborazione con queste realtà diventerebbe solo un esercizio di esplorazione tecnologica”.
  • human capital strategy: “Tutti i dipendenti Dedagroup sono coinvolti in percorsi sempre più articolati che hanno come obiettivo lo sviluppo delle competenze ma anche e soprattutto la contaminazione interna ed esterna”, dice Loro, che racconta come rientrino in questa strategia percorsi come la Digital Academy, per formare e portare a bordo neo laureati, percorsi di interlocuzione con i clienti, per un confronto sulle road map, percorsi di avvicinamento con le startup, master interni per sviluppare competenze, incontri con aziende leader della trasformazione digitale e altro ancora.

Valentina Bucci
Giornalista

Giornalista pubblicista, per ZeroUno scrive dei cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo alle imprese sul piano tecnologico, organizzativo, culturale e segue in particolare i temi: Sicurezza Informatica, Smart Working, Collaboration, Big data, Iot. Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza (Università di Ferrara), laurea specialistica in Culture Moderne Comparate (Università di Bergamo).

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