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Nell’era della trasformazione, saper cogliere le opportunità

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Nell’era della trasformazione, saper cogliere le opportunità

23 Apr 2013

di Nicoletta Boldrini

Stefano Uberti Foppa, Direttore di ZeroUno, incontra Roberto Zardinoni, Vice President Sales di IBM Italia, per un confronto sulla complessità che le aziende, da un lato, e i vendor Ict, dall’altro, devono oggi affrontare rispetto alla continua variabilità dei mercati, alle criticità competitive, alla revisione organizzativa e alla capacità di supporto dell’It. È in arrivo, per la confluenza di fenomeni tecnologici dirompenti, la ‘tempesta perfetta’; bisogna saper cogliere le opportunità di business che si possono presentare, ‘lavorando’ sia sul piano organizzativo sia su quello architetturale/tecnologico. Trovando,ogni volta che sia possibile, territori e percorsi comuni tra It, Lob e vendor Ict.

Tutte le aziende vivono oggi la necessità di affrontare un complicato processo di trasformazione organizzativa e dei propri consolidati modelli di business per fronteggiare la dinamicità evolutiva dei mercati e le criticità che emergono sul piano competitivo. Una altrettanto complessa trasformazione è in atto nei dipartimenti It con l’obiettivo di saper garantire, attraverso adeguate scelte architetturali, tecnologiche, di processo, organizzative e di individuazione delle necessarie competenze di change management, un efficace supporto a questo nuovo scenario entro il quale l’impresa opera. Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno, intervista Roberto Zardinoni, vice president sales di Ibm Italia, e insieme analizzano lo scenario e si interrogano sul rapporto esistente tra tecnologia e business e sui numerosi elementi di cambiamento che stanno connotando i soggetti coinvolti: i dipartimenti It, da un lato, i vendor Ict, come Ibm, dall’altro.

“In questa fase di trasformazione – esordisce a definizione del contesto Uberti Foppa – il dipartimento It deve riuscire a fare propri elementi quali la flessibilità e la corretta interpretazione della domanda degli utenti business; il Cio deve porsi in una dimensione ‘consulenziale’ per l’attuazione di quella che Forrester definisce una Business Technology efficace, cioè la piena pervasività di soluzioni di Information technology nei processi operativi e di business aziendali. Al contempo, il vendor Ict deve saper concretizzare un modello di business, di go-to-market e una nuova capacità relazionale con l’utente intervenendo direttamente anche sui propri elementi organizzativi e sugli skill, sviluppando una visione e una strategia che sappia superare il limite, sia pur legittimo, del risultato trimestrale per condividere, con l’utente, una visione di percorso di cambiamento almeno di medio periodo”.

Uberti Foppa: Facendo una prima riflessione sul rapporto business-tecnologia, non posso non pensare a fenomeni quali il cloud, la mobility, la social collaboration e la nuova intelligence legata alla mole sempre più ampia di informazioni oggi disponibili. Ciò che stiamo osservando, e che Gartner ha recentemente definito come ‘Nexus of forces’, è una virtuosa confluenza tra questi element; in questa difficile era di trasformazione, probabilmente solo chi riuscirà a cogliere le reali opportunità scaturite dalla convergenza di queste forze, nonché a governarle al meglio e in modo sinergico, riuscirà a guadagnarsi un nuovo vantaggio competitivo. Ma quali sono gli ostacoli, in questo scenario complesso ma anche ricco di opportunità, che le aziende devono superare oggi per rapportarsi alla tecnologia come a uno degli elementi primari per sviluppare il proprio business?

Zardinoni: Lo scenario che oggi stanno vivendo a pieno le aziende italiane, così come quelle di altri Paesi, è il concretizzarsi di ciò che come Ibm avevamo visto manifestarsi inizialmente circa cinque anni fa, lo ‘Smarter Planet’, ossia un pianeta fortemente interconnesso, intelligente e supportato da strumenti tecnologici, abilitato proprio dalle forze che hai citato: cloud, mobility, intelligence e social media. Un’evoluzione che rappresenta di per sé il primo grande ostacolo; per noi ha comportato una revisione profonda sia sul piano dell’offerta tecnologica sia su quello delle competenze. Oggi stiamo trasferendo entrambe le cose alle aziende utenti, totalmente ‘immerse’ in quella che ormai chiamiamo l’economia della società dell’informazione. La convergenza di tutti questi trend che abbiamo citato, in un unico momento storico ed economico, si sta connotando come una vera e propria ‘tempesta perfetta’ perché, di fatto, sta cambiando rapidamente gli scenari di mercato. Più che di ostacoli, quindi, riprenderei le tue stesse parole e ragionerei sulle opportunità: le aziende che sapranno correttamente ‘cavalcare quest’onda di cambiamento’ sapranno identificare e guadagnare anche con una certa rapidità nuovi spazi competitivi. E questo proprio grazie alle tecnologie.   

a sinistra Stefano Uberti Foppa, direttore di ZeroUno; a destra Roberto Zardinoni, vice president sales di Ibm Italia

Uberti Foppa: Proprio perché stiamo parlando di una ‘tempesta perfetta’ e della confluenza di fenomeni che sono, se governati al meglio, in grado di dare vantaggio competitivo, non possiamo però dimenticare il ‘legacy’ tecnologico e culturale, elementi ostici da superare ma passaggi obbligati affinché si possa davvero parlare di opportunità di cambiamento. Quali sono, dal tuo punto di osservazione, le criticità sia sul fronte dell’evoluzione dei sistemi informativi aziendali sia sotto il profilo organizzativo e culturale?

Zardinoni: La tecnologia deve evolvere, questo è innegabile. E a dirlo non siamo noi ma i Ceo. Dalla nostra ultima survey condotta su oltre 1700 Ceo a livello mondiale emerge, per la prima volta, che la tecnologia è considerata al primo posto tra i fattori abilitanti il business. Questo rappresenta un grandissimo elemento di discontinuità: alla tecnologia viene riconosciuto un valore di differenziazione competitiva e, quindi, un ‘peso strategico’. Le criticità maggiori, a mio avviso, sono da riscontrare nella cultura aziendale: struttura organizzativa, processi e competenze sono gli elementi su cui intervenire affinché la tecnologia possa realmente produrre il valore atteso dai Ceo. La tecnologia, di fatto, non è più un inibitore ma affinché produca i risultati sul piano strategico è fondamentale intervenire sul suo utilizzo da parte degli utenti rispetto al contesto, ai processi aziendali, agli obiettivi di business.  

Uberti Foppa: La presa di coscienza dei Ceo rispetto al valore abilitante della tecnologia fa sì che anche l’It aziendale debba esserne pienamente consapevole, onde evitare il rischio di disintermediazione da parte degli utenti business, amplificato dal fenomeno della consumerizzazione It. Non si tratta solo di mobility ma anche della fruizione as a service di applicazioni via web, di nuove forme collaborative tra aziende e tra aziende e mercato… Insomma, una vera e propria ‘rivoluzione culturale’ che genera nuove opportunità…

Zardinoni: Prima ancora della consumerizzazione It, l’avvento di Internet ha rappresentato per le aziende un vero momento di discontinuità. Oggi, la consumerizzazione e le nuove tecnologie disponibili abilitano nuovi scenari: nascono nuove forme collaborative, abilitate da canali social. Il fattore dirompente è il concetto di innovazione che prima nasceva e riguardava ambiti molto ristretti; oggi, invece, proprio grazie alle tecnologie disponibili sul mercato, l’innovazione diventa ‘diffusa e democratica’, arriva dall’esterno in azienda e non, come accadeva solo pochi anni fa, dall’azienda verso il mercato. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma con cui il Cio deve ‘fare i conti’, cercando di coglierne le opportunità senza ovviamente perdere il controllo in termini di governance e sicurezza.  

Uberti Foppa: Sicurezza e governance sono due elementi dietro i quali spesso i dipartimenti It si ‘trincerano’ per rimandare un percorso di trasformazione che è senz’altro molto complesso. Sono necessarie nuove competenze, ripensamenti organizzativi per rendere il dipartimento meno rigido e non più ‘a silos’ ma trasversale rispetto al servizio reso al business…

Zardinoni: Sono d’accordo, ma è un fenomeno inevitabile; dalla convergenza dei fenomeni di cui abbiamo dibattuto, nascono scenari che cambiano molto rapidamente e l’It non potrà ignorarli a lungo. La nuova società dell’informazione richiede un’informatica diversa: smart computing, big analytics, nuove capacità predittive e di interpretazione dei fenomeni, della complessità, della competitività. Questo significa, per i Cio e i dipartimenti It, competenze diverse, capacità di gestire la trasversalità delle informazioni e di interloquire con tutti gli attori all’interno dell’azienda sviluppando nuove capacità di demand management. 

Uberti Foppa: In questa trasformazione globale, anche i vendor devono saper compiere i loro passi. Il punto più critico è cambiare il modo di essere percepiti dai clienti, un feeling spesso negativo basato su anni di esperienze non proprio ‘esaltanti’: da fornitore di soluzioni a ‘compagno di un percorso di trasformazione orientato all’efficienza e allo sviluppo del business’. Cosa bisogna fare per andare oltre gli slogan?

Zardinoni: In Ibm abbiamo oggettivamente nel nostro Dna il concetto di trasformazione continua. Non avremmo potuto festeggiare, lo scorso anno, il centenario se non fossimo riusciti a innovare e a cambiare sempre. Siamo nati facendo bilance e affettatrici, oggi siamo un’azienda molto diversa. Abbiamo affrontato numerose trasformazioni negli anni, ma sempre con una visione strategica incentrata sulla ‘dedication’ al cliente. Oggi abbiamo una struttura molto snella, pensata proprio in virtù della ricerca di massima vicinanza all’azienda utente, anche attraverso i partner. Una ricerca che ci porta a un rinnovamento organizzativo continuo e a un conseguente ridisegno del portafoglio d’offerta, possibile grazie agli ingenti investimenti in Ricerca e Sviluppo, che hanno sempre avuto un ruolo centrale nelle strategie evolutive di Ibm, e ad acquisizioni mirate (le ultime vanno nella direzione degli analytics, della mobility, della sicurezza). Infine, lavoriamo molto sulle competenze delle persone; il nostro Ceo, all’inizio di quest’anno, ha chiesto che ogni manager Ibm, nel corso dell’anno, dedicasse almeno 40 ore alla formazione scegliendo liberamente tra le discipline che ognuno ritiene più opportuno approfondire rispetto alle esigenze del mercato in cui opera e dei propri clienti.

Sul piano degli skill, stiamo lavorando a stretto contatto anche con le Università e gli Istituti di formazione per contribuire a sviluppare le competenze richieste in questi nuovi scenari It e di business di cui abbiamo dibattuto.

Infine, per rendere concreto e tangibile alle aziende il nostro passaggio da fornitore di soluzioni a ‘partner e supporter di un percorso di trasformazione’, lavoriamo continuamente per rendere disponibili alle aziende italiane le best practice internazionali, per condividere le esperienze su scala worldwide. A tal fine, mettiamo a disposizione delle aziende dei laboratori aperti e sviluppiamo insieme a loro progetti totalmente condivisi, anche nell’ambito della ricerca e innovazione. E questo, in una fase complessa come quella attuale, è un valore, crediamo, importantissimo e molto concreto.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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