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Nanotecnologie, ci siamo anche noi

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Nanotecnologie, ci siamo anche noi

14 Nov 2011

di Paolo Lombardi

Ibm, Intel e Samsung e altri due produttori di chip investiranno entro i prossimi cinque anni 4,4 miliardi di dollari (3,6 li investirà la sola Ibm) per un nuovo progetto di ricerca centrato sulle nanotecnologie che avrà un significativo impatto sulle tecniche e i processi di produzione dei ‘nanochip’, chip di nuova generazione, più potenti e a consumi ridotti. Ennesima e autorevole dimostrazione di attenzione verso un complesso di tecniche e di processi abilitanti (le nanotecnologie, appunto) in grado di rivoluzionare i più importanti settori produttivi e la nostra stessa vita quotidiana.
Si è spesso parlato di nanotecnologie quasi come di una realtà da romanzo di fantascienza. Un documento dell’Airi (Associazione Italiana Ricerca Industriale) elenca invece un gran numero di processi e di prodotti già disponibili concretamente connessi con gli sviluppi raggiunti nel campo delle nanotecnologie in molteplici settori: materiali e trattamenti superficiali, cura della salute e della cosmetica, strumentazione e dispositivi, energia e ambiente, elettronica e Ict. Prodotti non solo di nicchia ma in qualche caso di grande successo sul mercato di massa: viene spesso ricordato, per esempio, che tra gli elementi fondamentali della piattaforma Nintendo Wii ci sono i Mems (Micro Electro-Mechanical Systems) con funzione di accelerometri sviluppati dalla STMicroelectronics.
Il nostro Paese ha delle carte da giocare nel campo delle nanotecnologie. Il terzo censimento della realtà delle nanotecnologie in Italia (curato da Airi/Nanotec It) mostra la grande vitalità della tecnologia, ma anche le eccellenze e i tanti centri di ricerca, laboratori, attività e specialisti italiani. Questa comunità (che dal 23 al 25 novembre si ritroverà a Mestre per l’annuale ‘Nanotech Italy’) oggi deve però fare i conti con la crisi e i ‘tagli lineari’ alle già modeste risorse pubbliche investite anche in questo campo. Una situazione tanto più grave, per il nostro Paese, visto che – cito dal documento Airi – “i finanziamenti pubblici sono stati finora il propellente principale della attività di R&S nel comparto delle nanotecnologie ” (anche se i volumi degli investimenti pubblici e privati si sono progressivamente avvicinati).
Molti dicono: di fronte a una crisi, che tutto e tutti (o quasi) colpisce e coinvolge, l’unica risposta possibile è quella dei tagli, e i tagli che si abbattono duramente su sanità e welfare non possono non colpire anche la ricerca.
Non è vero: paesi come Usa ma anche, più vicini a noi, Francia e Germania, continuano a investire in modo significativo in ricerca e formazione. Per fare un solo esempio, Obama ha portato i finanziamenti in Università e ricerca al 3% del Pil e consolidato le detrazioni fiscali alle imprese che investono in ricerca.
Dietro la strategia di questi paesi c’è la convinzione che è proprio nei momenti di crisi – quando le aziende private hanno difficoltà anche solo a mantenere i propri investimenti – che ha maggior senso un forte sostegno pubblico alla ricerca. Anche perché c’è la convinzione che, nel medio-lungo periodo questi investimenti produrranno innovazione, nuovi sviluppi e occupazione. Come starebbe a dimostrare l’investimento di Ibm, Intel e Samsung che dovrebbe portare a oltre 6mila posti di lavoro di medio-alto profilo.

 

Paolo Lombardi

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