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Mirografie: dalla teoria alla pratica!

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Mirografie: dalla teoria alla pratica!

Il Collegio di Milano e Accenture insieme per una mostra inedita sia per il contenuto che per la realizzazione, allestita presso l’Hospitale dei pellegrini SS. Pietro e Paolo a Milano fino al 5 febbraio

30 Gen 2012

di Cecilia Uberti Foppa

“Un’attività formativa finalmente uscita dall’aula di Università e diventata realtà”. Così, utilizzando le parole di Stefano Blanco, Direttore Generale del Collegio di Milano (campus interuniversitario d’eccellenza, iniziativa della Fondazione Collegio delle Università Milanesi, le cui attività presentano il concept di base di garantire un programma formativo e culturale di livello da affiancarsi al normale percorso di studi), si potrebbe definire “Mirografie”. La mostra è stata recentemente inaugurata, con la partnership di Accenture (azienda globale di consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing, che ha reso possibile la digitalizzazione dei cataloghi presenti nell’esposizione), presso la chiesa sconsacrata e riprogettata dell’Hospitale dei pellegrini SS. Pietro e Paolo a Milano. L’esposizione raccoglie stampe di vario tipo e formato per un totale di 69 opere, documentando la produzione grafica che Mirò realizzò fra il 1956 e il 1979 per promuovere mostre personali o di amici. L’eccezionalità di questo evento risiede nel fatto che la sua intera progettazione, dalle prime fasi di documentazione e selezione del materiale a disposizione fino alle operazioni finali di marketing e sponsorizzazione, è stata affidata ad una squadra formata da diciassette giovani universitari provenienti da tutta Italia, e in parte anche dall’estero, iscritti a diverse Università del circuito milanese, che, affiancata da professionisti di storia dell’arte e della comunicazione e con la supervisione del Collegio, si è proposta la sfida di “debanalizzare” il luogo comune legato al Mirò “facile e universale” attraverso un progetto che ne valorizzasse l’originalità e si concentrasse sulla produzione meno conosciuta dell’artista. “Un’occasione per imparare e ancor più per applicare, un’esperienza di lavoro reale nel quale i giovani si confrontino con la realtà che non risparmia a nessuno né sudore, né polvere” afferma Maurizio Prete, collezionista milanese che ha reso possibile la mostra mettendo a disposizione il suo patrimonio di opere acquisito in anni di ricerche fra mercati e fiere in ogni parte del mondo. “È questo che ho voluto offrire a un pugno di giovani selezionati disposti a provare sulla propria pelle la tensione di un progetto da vivere, dall’ideazione fino all’epilogo pubblico”. E così gli studenti, nell’impostare il concept alla base dell’evento, si sono concentrati sulla caratteristica delle opere in loro possesso di appartenere ad un genere di arte definita “povera” perché nasce per essere consumata, viene stampata in numerosi esemplari e ha un’ampia circolazione, ma proprio per questo ricca di vita, dinamica e polivalente. Tale aspetto è stato così valorizzato attraverso una mostra composita, che usufruisce di tutti i generi d’arte: dalla scultura per realizzare l’allestimento, al video proiettato nell’abside della chiesa che comprende interviste con il collezionista, filmati d’epoca, le poesie e le pennellate di Mirò nel suo laboratorio, le fotografie di Man Ray e i quadri di Dalì. Fino all’utilizzo del simple touch per sfogliare agilmente le serie di stampe custodite nelle teche, e alla creazione del catalogo.

Il ruolo e l’azione di Accenture
Un’incredibile occasione, dunque, è stata offerta a questi diciassette studenti per mettersi alla prova ed affacciarsi al mondo reale, uscendo dall’astrattismo e dalla teoria delle lezioni universitarie; occasione diventata realtà anche grazie al pieno sostegno di  Accenture, azienda che persegue un variegato e vasto piano di CSR. “Mirografie”, infatti, rientra all’interno del progetto “Skills to Succeed”, un programma global di Corporate Citizenship con cui Accenture, attraverso il sostegno a organizzazioni no profit, promuove nel mondo, e anche in Italia, progetti di education e formazione, favorendo così lo sviluppo dell’economia e la creazione di opportunità di benessere. “Per tutti è stata un’esperienza nuova, per alcuni addirittura la prima occasione di confronto diretto con l’arte; però anche se è stata una sfida complessa e difficile nessuno ha dichiarato la sconfitta a tavolino” commenta Giulia Gregnanin, studentessa al terzo anno del Corso di laurea Comunicazione nei mercati dell’arte e della cultura “ma anzi abbiamo lavorato in team, crescendo assieme e imparando ad ascoltarci a vicenda, mettendo al servizio degli altri le conoscenze ed esperienze di ciascuno”. “Forse in futuro non avremo più modo di organizzare mostre” aggiunge Ester Bruschi, studentessa della Magistrale in Arte, patrimoni e mercati “ma non per questo la nostra avventura è stata tempo perso: abbiamo avuto la possibilità di vivere a stretto contatto con l’arte, che è sempre occasione di pensiero libero dagli obblighi funzionali, motore di creatività che intendiamo mantenere acceso anche nella nostra futura vita professionale”.

 

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Cecilia Uberti Foppa

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