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Medie imprese: il vero “tesoretto”

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Medie imprese: il vero “tesoretto”

09 Apr 2008

di Stefano Uberti Foppa

Le anticipazioni del Rapporto Assinform sull’Informatica e le Telecomunicazioni in Italia nel 2007 e le previsioni per il 2008 le potrete leggere nell’articolo, al solito ricco di dettagli e analisi, scritto da Giancarlo Capitani nella sua Rubrica “Segnali”. Questo editoriale vuole invece focalizzare alcuni aspetti che dalle cifre del Rapporto, caratterizzano la complessa relazione esistente tra imprese italiane, loro capacità di innovazione e ricorso alle tecnologie Ict come supporto.
Giusto poche cifre per dimensionare il fenomeno. L’Ict ha raggiunto nel 2007 in Italia, come valore di investimento, la cifra di 64,3 miliardi di euro dei quali circa 20,1 attribuibili alle tecnologie di Information Technology (che hanno peraltro registrato una crescita sul 2006 del 2%), contro 44,2 miliardi di euro del settore Tlc (cresciuto solo dello 0,4% sul 2006 ma in calo del 4,7% se si considera la voce “Investimenti in infrastrutture”).
Il mondo IT vale dunque circa 20 miliardi di euro. 16 miliardi sono gli investimenti effettuati dalle imprese, con un tasso di crescita dell’1,9%. Circa 1 miliardo di euro è stata la spesa attribuita al mondo consumer in It, soprattutto per il rinnovo di pc da parte delle famiglie (con un dato di estrema vitalità del 10,5% di crescita rispetto al 2006); 3 miliardi è la spesa della pubblica amministrazione, scesa dello 0,6%.
Abbiamo davvero la fortissima tentazione di parlare dell’immobilismo e della “asfittica” quota di investimenti  in tecnologie It da parte della Pa italiana (investimenti ormai piatti negli ultimi tre anni – vedi figura 1).

Figura 1: Dinamica del mercato IT per settori (2004-2007)
Fonte: Assinform/NetConsulting

 

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Una posizione che ben offre la misura di come manchi completamente quel ruolo di motore dell’innovazione e della crescita economica a cui altrove, invece, la macchina pubblica assolve. Ha certo ragione Ennio Lucarelli, presidente di Assiform al quale, per la sua annosa donchisciottesca battaglia di sensibilizzazione e di stimolo all’innovazione e agli investimenti nella amministrazione pubblica, va tutta la nostra comprensione. Ma sono ormai anni che questi dati impietosi, “sbattuti in faccia” agli amministratori e alla classe politica (e agli italiani), anche dai quotidiani, non sortiscono alcun effetto. “Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”;  e pur con l’ovvia  difficoltà che esiste nel muovere la complessa macchina della pubblica amministrazione verso cambiamenti organizzativi e strutturali significativi, c’è da registrare che la sensibilità (leggi manovra Finanziaria) della nostra classe politica a favorire investimenti tecnologici presso la Pa con adeguate manovre di supporto ha portato….3 miliardi di euro di investimenti (contro i 16 delle imprese), fermi da tre anni sugli stessi valori, anzi tendenzialmente al ribasso. A sostegno di questa tesi Assinform porta un paio di dati significativi frutto di indagini Istat. Riguardano l’utilizzo dei siti internet negli ultimi tre mesi. Mentre la fruibilità di servizi su differenti siti rileva percentuali in aumento nel 2007, l’accesso ai siti della Pa per informarsi o scaricare modulistica, indica valori, unici sulle tipologie di siti considerati, che registrano una regressione preoccupante (vedi figura 2).

Figura 2: Persone di 6 anni e più che hanno utilizzato Internet negli ultimi 3 mesi per attività svolta (Fonte: Istat)

 

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Altro che, verrebbe da dire, “digital society”! Da questi dati sembrerebbe che la spinta che il Trattato di Lisbona doveva dare alle diverse nazioni, per favorire una diffusione del digitale in ogni forma dell’organizzazione sociale, a partire dalla pubblica amministrazione, si sia già fermata. Ma fermiamoci qui anche noi. Tanto finché non arriveranno precise risposte dalla società nei confronti della classe politica (quando dalle urne uscirà un radicale rinnovamento degli uomini e dei meccanismi, per una politica davvero rivolta allo sviluppo sociale, economico e di innovazione di Paese e non più al clientelismo diffuso o peggio all’interesse privato?) è ormai inutile lamentarsi e portare dati. Vogliamo qui invece sottolineare un aspetto molto interessante, indice di una vitalità che, come ZeroUno, registriamo continuamente e che ha trovato conferma in queste anticipazioni dei dati Assinform 2007. La voglia di innovare e di investire in tecnologie da parte delle imprese italiane e nello specifico della media azienda (vedi figura 3), con significative performance di crescita. Le tendenze sono di investimenti in crescita per le piccole, le medie e le grandi imprese.

Figura 3: Dinamica del mercato IT per dimensione di impresa (2006-2007)
Fonte: Assinform/NetConsulting

 

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Ma è la media dimensione a fare, nel 2007, la parte del leone, con investimenti, + 1,9%, che superano di poco quelli delle grandi imprese. Quali sono, a commento, gli elementi distintivi di questa tendenza? Innanzitutto una “raffinatezza” di modelli di “go-to-market” e di organizzazione spesso simile alla grande impresa, con l’enorme vantaggio che spesso, in termini di architetture e soluzioni tecnologiche a supporto dei processi di business, la media azienda non deve rapportarsi in modo così massiccio con il cosiddetto “legacy”, ma spesso parte dall’utilizzo di tecnologie allo stato dell’arte che rappresentano il cuore della soluzione trainante in grado di supportare il modello organizzativo e di business meglio che nella grande azienda. Le medie imprese operano oggi su filiere lunghe tanto quanto le aziende di maggiore dimensione: i clienti e i partner sono infatti spesso geograficamente distribuiti e il profilo sia organizzativo sia di supporto tecnologico è necessariamente molto innovativo, con la figura del Cio, o della persona con responsabilità tecnologica, molto vicina alle esigenze del business, una figura che sta acquisendo una sempre maggiore cultura It. Esiste, peraltro proprio su questo fronte delle competenze, un problema: a fronte di Cio illuminati, è difficile, spesso per problemi di costi/investimenti, trovare  nell’area dei professionisti It adeguati skill che possano supportare il Cio della media impresa in questo sviluppo strategico dell’Ict a supporto del business. Assinform ha sottolineato come speri in “Industria 2015” per dare nuovo impulso alla crescita delle imprese. Si tratta di un disegno di legge presentato dal ministro per lo sviluppo economico dello scorso governo (quando leggerete questo ZeroUno avremo già votato), Pierluigi Bersani. Il provvedimento riconosce la natura strutturale delle difficoltà dell’economia italiana e predispone una serie di strumenti (riqualificazione, rafforzamento, incentivazioni, ecc.) di supporto perché le imprese, soprattutto quelle del Made in Italy e quelle di dimensione media e piccola, che ne costituiscono il riferimento primario, le affrontino adeguatamente.
Ancora una volta servirà una capacità di disegnare delle condizioni favorevoli di contesto all’interno delle quali possa esprimersi il forte potenziale di crescita di imprese e imprenditori italiani. Speriamo che passati i proclami elettorali resti qualcosa di concreto…

 

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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