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L’IT CHE ABBIAMO E CHE VORREMMO AVERE

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L’IT CHE ABBIAMO E CHE VORREMMO AVERE

02 Dic 2004

di Elisabetta Bevilacqua

Attraverso le opinioni di tre realtà avanzate nell’impiego dell’informatica (e che già hanno in atto sistemi di rintracciabilità dei prodotti e delle materie prime), cerchiamo di capire in che modo e in quale area di attività l’It può contribuire alla competitività dell’impresa. E come l’offerta sta rispondendo a questi bisogni


Per avere indicazioni sullo stato d’informatizzazione delle imprese alimentari, con particolare riferimento all’adeguamento alle norme europee sui sistemi di tracciabilità dei prodotti, abbiamo ascoltato il parere di aziende che già si stanno muovendo in tal senso, intervistando Antonio Andreana, responsabile Amministrazione, Controllo di gestione e Sistemi informativi di Unigrana (www.unigrana.it); Paolo Daperno, responsabile dei Sistemi informativi di Martini & Rossi (www.martinierossi.it) e Alberto Fenati, Controllo di gestione e Sistemi informativi di Olitalia (www. olitalia.it).
Non a caso, si tratta di due consorzi e di una grande società che fa parte di un gruppo multinazionale, con stretti legami con la grande distribuzione. Sono infatti questi i principali motori della tracciabilità, anche a livello di filiera, anche se non mancano Regioni, come ad esempio le Marche, che promuovono standard di filiera, come pure piccole imprese che, dovendo partire da zero, hanno deciso di investire dotandosi di soluzioni informatizzate che ritengono possano consentire loro un salto di qualità.
Come però si vede dalle risposte che seguono, anche le imprese e le associazioni più avanzate, che già hanno messo in atto per proprio conto processi di tracciabilità, stanno partendo solo ora con i progetti di adeguamento alla normativa europea, sperando di essere pronte per l’inizio dell’anno prossimo, quando questa andrà in vigore.
Il rischio maggiore che si può segnalare riguarda le organizzazioni che ancora devono partire, che potrebbero essere indotte dalla fretta ad adottare soluzioni ‘tappabuchi’ che, pur comportando comunque costi non indifferenti, non sarebbero in grado di offrire vantaggi competitivi nel lungo termine. Vale dunque per tutti il consiglio conclusivo di Andreana, che è appunto quello di saper guardare al futuro.
Per quanto riguarda invece i fornitori, il consiglio che si ricava dalle risposte degli utenti è quello di saper presentare la propria offerta in modo chiaro e convincente, orientandola chiaramente alle diverse fasce di mercato, per evitare quel ‘rifiuto da saturazione’, che ci sembra chiaramente percepibile in tutti gli interventi. Inoltre, i principali fornitori potrebbero, e dovrebbero, svolgere un ruolo propositivo per sollecitare la definizione di standard condivisi non solo dalle aziende del settore, ma soprattutto dagli attori della distribuzione.



ANTONIO ANDREANA

Responsabile Amministrazione, Controllo di Gestione e S.I. di Unigrana



ALBERTO FENATI

Responsabile dei sistemi informativi di Martini & Rossi


PAOLO DAPERNO

Controllo di gestione e sistemi informativi di Olitalia

ZeroUno: Potreste descrivere in quali aree interne e in quali relazioni esterne all’azienda vengono impiegate soluzioni It? Queste sono finalizzate prevalentemente per aumentare l’efficienza dei processi (amministrativi, produttivi, distributivi) o anche per migliorare la qualità dei prodotti o dei servizi?
Andreana:
Le soluzioni informatiche nel senso più lato del termine sono usate in modo pervasivo in tutte le aree della nostra azienda: nell’area amministrativa e finanziaria, in quella produttiva, nelle analisi postvendita, per il calcolo della redditività… Abbiamo diversi strumenti, ma cuore del sistema è Diapason, l’Erp di Formula, affiancato da sistemi dipartimentali per la soluzione di aspetti specifici. Ad esempio, nell’area finance abbiamo un modulo per la gestione della tesoreria; mentre abbiamo sviluppato internamente il software specifico per supportare la gestione delle forme di grana nei magazzini e degli acquisti delle panne per il burrificio. Per questa seconda applicazione abbiamo dotato i nostri addetti di palmari per consentire loro di raccogliere le informazioni sul campo in sostituzione della documentazione cartacea. Anche la gestione delle vendite è informatizzata ed è totalmente integrata con l’Erp per la parte di raccolta ordini e per le attività di pesatura e prezzatura dei prodotti a peso variabile.
Infine, da circa un anno, abbiamo implementato il sistema qualità in grado di gestire anche la tracciabilità.
Fenati: Come soluzione Erp, Olitalia ha scelto di implementare il pacchetto Si-Fides Alimentare, di Sinfo Pragma, completo di tutti i suoi moduli: ciclo attivo, ciclo passivo, magazzino/logistica, produzione, area amministrativa, controllo di gestione. L’impatto maggiore lo abbiamo rilevato soprattutto nelle aree commerciale, amministrazione, produzione e logistica. Usiamo strumenti Ict anche per lo scambio di informazioni sia con i clienti e i fornitori, sia con i partner; ad esempio e-mail, tracciati per rifatturazioni ai clienti, tracciati per home-banking….
L’impiego degli strumenti informativi ha un duplice obiettivo: aumentare l’efficienza dei processi aziendali e migliorare la qualità dei nostri prodotti. Riteniamo che il miglioramento continuo dei processi sia il ‘motore’ per trovare efficienze di costo lungo il conto economico; allo stesso tempo un processo gestito con uno spirito di continua reingegnerizzazione e messa in discussione dei difetti riscontrati nell’uso è fautore di miglior qualità nel prodotto/servizio erogato. Un processo produttivo, commerciale o logistico, continuamente messo sotto analisi al fine di azzerarne gli errori fa sì che il cliente percepisca una qualità sempre maggiore nei servizi che riceve.
Daperno: Le soluzioni informatiche coprono tutte le nostre aree aziendali: produzione, distribuzione, area commerciale, logistica dei prodotti. Sono informatizzati inoltre anche gli agenti e i depositari, operatori terzi che forniscono servizi logistici al gruppo.
Per quanto riguarda le relazioni con il mondo fornitori e clienti, sono automatizzate le relazioni che riguardano il gruppo Bacardi, mentre stiamo valutando l’introduzione dell’Edi verso alcuni clienti.

Zerouno: Come percepite la nuova normativa sulla tracciabilità e a che punto siete per quanto riguarda l’adeguamento? La considerate un inevitabile costo aggiuntivo o ipotizzate che l’adeguamento possa aiutarvi a migliorare la qualità dei prodotti, la vostra immagine sul mercato (anche internazionale) ed eventualmente i processi di integrazione della vostra filiera?
Daperno:
Il tema per noi non è nuovo: da due anni abbiamo introdotto infatti un sistema di tracciabilità logistica dei pallet, che dovremo estendere ed adeguare. Stiamo cercando di dotarci, per l’inizio dell’anno nuovo, di un sistema per tracciare le materie prime e i prodotti finiti da quando vengono presi in carico fino al momento della consegna al cliente o al deposito. Andando oltre l’obbligo di legge, ma, a servizio dei consumatori, vorremmo estendere la tracciabilità dal lato a valle alla merce giacente nei depositi delle terze parti e dal lato a monte verso i componenti dei prodotti che acquistiamo. Su questi aspetti però dobbiamo ancora identificare la soluzione più adatta, quindi non penso che saremo pronti già a gennaio, ma probabilmente qualche mese dopo.
Per quanto riguarda la normativa europea, l’adeguamento non comporterà particolari problemi, ma semplici modifiche dei sistemi, almeno secondo quanto ci risulta dall’analisi dei requisiti già svolta.
Il progetto di adeguamento fa capo alla funzione logistica, che viene supportata dall’It che fa da tramite con il fornitore.
Fenati: Dal punto di vista tecnico consideriamo l’avvento della nuova normativa sulla tracciabilità come una naturale evoluzione del codice preesistente, i cui contenuti non variano considerevolmente. L’investimento da fare però è importante, con un ritorno economico stimabile solo nel medio/lungo periodo. Ad ogni modo, se supportare i prodotti con un sistema di rintracciabilità, in particolare con codici a barre, diventa una ‘conditio sine qua non’ per un mercato che chiede di elevare il livello di servizio ai clienti e al consumatore, ci aspettiamo che lo stesso mercato riconosca con un mark-up sul prodotto questa crescita di ‘contenuti’.
Per quanto riguarda l’immagine, sicuramente confidiamo in un rafforzamento dei nostri brand, anche se le metodologie inerenti l’utilizzo dei codici a barre e in particolare delle norme EAN (ente di standardizzazione dei sistemi d’identificazione – ndr), sono ancora oggi oggetto di studio.
Standard universalmente riconosciuti ancora non esistono e ogni azienda deve vivere le proprie particolarità di processo tirando fuori le idee giuste tramite le persone che possono portare questo valore aggiunto.
Andreana: La sicurezza e la salute del consumatore sono la nostra missione aziendale, per cui non consideriamo negativa la norma; riteniamo inoltre che l’obbligo di sistemi di qualità certificati sia utile per far uscire dal mercato chi non vi si adegua. Già in precedenza, con l’impostazione del programma di qualità, eravamo in grado di garantire la tracciabilità impiegando fogli cartacei o elettronici. Premesso che nel nostro settore la tracciabilità a monte non arriva, a differenza di altri settori come quello delle carni, al singolo produttore, ma si limita alla raccolta, oggi abbiamo portato la tracciabilità all’interno del sistema qualità e siamo in grado di fornire tutta la ‘storia’ del prodotto consegnato al cliente. L’adeguamento più importante che dovremo fare riguarda la gestione degli imballi utilizzati per il formaggio, che non sono ancora tracciati.

ZeroUno: Quali ritenete siano le principali difficoltà che potranno incontrare le imprese nell’adeguamento?
Fenati:
Sicuramente la mancanza di norme stabili e sicure da parte di Indicod. (l’associazione che raggruppa le aziende industriali e distributive del settore dei beni di largo consumo – ndr). Senza dare colpe a nessuno, bisogna prendere atto che il mondo cambia ad una velocità incredibile ed è sempre più globalizzato, come ben sappiamo noi che vendiamo in 93 paesi. In questo contesto riuscire ad omologare usi e costumi non è certo semplice, ma il problema è che nessuno mette in discussione i propri metodi.
Alla base c’è dunque innanzi tutto un problema culturale: quello di mettersi attorno a un tavolo e trovare un compromesso ‘globale’ è, a mio parere, il vero progetto da mettere in cantiere.
Daperno: Un problema è costituito dai tempi stretti richiesti per l’adeguamento. Tempi stretti che impattano su di noi, sui nostri clienti e sugli operatori logistici che intervengono nel processo distributivo.
Andreana: Essendo la nostra azienda automatizzata ed avendo già certificato la tracciabilità e la filiera di alcuni prodotti ci sentiamo abbastanza tranquilli. I rapporti che abbiamo con la grande distribuzione, ad esempio, li abbiamo perché già garantiamo il controllo della filiera. Ma anche le imprese di produzione del parmigiano, per quanto mi risulta, si stanno muovendo.
Molti caseifici stanno adottando sistemi di gestione della tracciabilità all’interno del proprio stabilimento che consentiranno loro di arrivare ad identificare la singola forma, rintracciando quando è stata prodotta, in quale caldaia e quindi da quale latte deriva. Il problema principale è, a mio parere, che anche nel nostro segmento, dove forse la sua realizzazione è relativamente semplice, l’adeguamento dei sistemi di tracciabilità va ad aumentare i costi, diretti e indiretti, che gravano sul produttore.

ZeroUno: Se avete già introdotto soluzioni informatiche relative alla tracciabilità o se state analizzando quanto offre al proposito il mercato dell’offerta, ritenete che le soluzioni disponibili e l’approccio dei fornitori siano adeguati?
Fenati:
Da quando è stata deliberata la nuova normativa il numero dei contatti da parte dei potenziali fornitori di questi sistemi è aumentato di un ordine di grandezza. Diciamo che questi possibili partner usano una tecnica ‘push’ in modo molto spinto in quest’ultimo periodo… Esistono comunque ottime soluzioni sul mercato e forse c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Ciò che diventa veramente importante è scegliere il partner giusto. Secondo noi, la figura ideale è quella di un system integrator in grado di capire le tue esigenze, capace di seguire i tuoi obiettivi anche con maggior attenzione di quanto potresti farlo tu stesso ed in grado di mettere in discussione le tue idee, se queste si devono tradurre in processi gestionali non corretti sotto la lente d’ingrandimento dell’efficienza, dell’efficacia e dell’economicità.
Devo dire che in Sinfo Pragma abbiamo trovato tali caratteristiche.
Daperno: Visto che abbiamo da tempo un software specifico di Reply, ora integrato con l’Erp di PeopleSoft, non abbiamo fatto ulteriori analisi per la scelta di soluzioni specifiche relative alla soluzione della problematica della tracciabilità. Ma attualmente percepiamo da parte dell’offerta una notevole insistenza nel proporre soluzioni per l’adeguamento.
Andreana: Prima di adottare il sistema attuale, che copre tutti gli ambiti aziendali, avevamo fatto un progetto di software selection, e sul mercato ci risulta che esitano molte soluzioni, alcune buone e ben strutturate altre meno, con costi che vanno da qualche migliaio fino alle centinaia di migliaia di euro.
Per molte aziende questa grande differenza e varietà però complica la scelta, allungando i tempi di decisione. Il nostro suggerimento è di non fermarsi alla scelta di un software mirato alle esigenze contingenti, ma di guardare al futuro, scegliendo soluzioni capaci di soddisfare le esigenze che si potranno presentare nei prossimi anni nella gestione della qualità. BOX Rintracciabilità: dal primo gennaio, tutti a norma Il regolamento Ce n.178/2002, alla base della legislazione sulla ‘rintracciabilità’ viene reso obbligatoria dal primo gennaio 2005. Oggetto della normativa è la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale allevato per uso alimentare o di una sostanza destinata (o destinabile) ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime, attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. In pratica, vi è l’obbligo di individuare “chi ha fornito cosa”, esclusi i materiali di confezionamento. Obiettivo principale della normativa è la salute del consumatore, tutelata da strumenti in grado di definire in modo chiaro la responsabilità ed i ruoli dei soggetti partecipanti alla filiera. Di fatto, sono coinvolti due processi. La tracciabilità consiste nel “tenere traccia” lungo tutta la filiera delle informazioni fondamentali del prodotto originario e delle sue successive lavorazioni (materie prime, linee produttive usate, parametri di processo, test qualitativi…). La rintracciabilità è il processo complementare, che consente, partendo da un prodotto finito, semilavorato o materia prima, di ricostruirne la storia. La rintracciabilità presuppone dunque che i prodotti vengano opportunamente tracciati in tutte le loro fasi di trasformazione e le informazioni vengano archiviate e mantenute fino alla scadenza del prodotto o per almeno tre anni se il prodotto non prevede scadenza. Questo doppio asapetto del processo si traduce nelle soluzioni, che si dividono in due grandi categorie: la prima relativa alla tracciabilità interna, la seconda alla filiera.



Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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