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La ripresa passa dalla collaborazione. Intervista a Roberto Masiero, presidente Idc Emea

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La ripresa passa dalla collaborazione. Intervista a Roberto Masiero, presidente Idc Emea

05 Dic 2005

di Stefano Uberti Foppa, Elisabetta Bevilacqua

Per il nostro paese vengono oggi al dunque problemi di struttura mai risolti in passato. Per uscire da questa impasse è necessaria una scossa che, secondo Roberto Masiero, presidente Idc Emea, può venire dalla convergenza di energie positive che in questo paese ci sono in gran numero, ad esempio, nel campo dell’It

Inizia con questo articolo un percorso di attenzione che ZeroUno riserva alle tematiche dell’innovazione. “Percorsi di innovazione”, questa l’area, ci accompagnerà per tutto il 2006 e focalizzerà i processi di cambiamento delle imprese e del Sistema Italia verso una loro ricerca di migliore competitività nello scenario internazionale.

Le difficoltà che stanno attraversando l’economia e le imprese italiane a fronte di un mercato internazionale sempre più competitivo e globalizzato richiedono il riposizionamento della struttura economica del Paese attraverso una strategia complessa, a partire dal rilancio della tematica dell’innovazione, di cui tanto si va discutendo. ZeroUno prende dunque occasione dal progetto di Innovation Forum promosso da Idc (vedi riquadro), un’iniziativa di ricerca e di dibattito sull’impatto, in Italia, dell’innovazione tecnologica sui modelli di business delle imprese, sull’efficacia e produttività delle organizzazioni e sulla competitività dell’intero sistema paese, per intervistare Roberto Masiero, presidente Idc Emea, che ne è stato il principale ideatore.

ZeroUno: Dietro l’ampio tema dell’innovazione esistono atteggiamenti e azioni concreti che devono essere attuati sia a livello della singola impresa sia di sistema paese. Quali sono le principali leve su cui agire in entrambi i contesti?
Masiero: Per rispondere inizierò illustrando la genesi del progetto dell’Innovation Forum. Il nostro punto di partenza è stata la considerazione di una situazione di mercato che vede l’Italia come il punto più arretrato del gruppo strategico più lento d’Europa, costituito anche da Francia e Germania. Per il nostro paese vengono oggi al dunque problemi strutturali non risolti a cui si sommano episodi di economia “criminale” che hanno ulteriormente indebolito la già bassa fiducia degli investitori internazionali: chi può oggi ipotizzare di investire a cuor leggero in aziende nel nostro paese dopo episodi come Cirio, Parmalat, ecc…? Per uscire da questa impasse è necessaria una scossa che riesca a bloccare la tendenza all’ulteriore degrado della situazione dell’economia. Questa scossa può venire dalla convergenza di energie positive che in questo paese ci sono, ad esempio nel campo dell’It. In Italia l’industria dell’It, rappresentata ampiamente da molte aziende internazionali e locali, costituisce un importante patrimonio, la cui potenzialità si scontra però con l’abitudine delle società It a correre ciascuna per conto proprio, seguendo la filosofia tipica del “sogno americano”. Jeremy Rifkin [economista e filosofo, presidente della Foundation on Economic Trends a Washington – ndr] ha sviluppato ampiamente questo concetto. Il sogno americano nasce dal mito della grande Frontiera, realizzato in una logica di scontro individuo-contro tutti i nemici, tipicamente le tribù dei nativi americani. Si basa dunque su un’etica fortemente individualistica, ma al tempo stesso sulla forte valorizzazione delle responsabilità individuali. Il sogno europeo nasce invece dall’esperienza di paesi che si sono combattuti e hanno imparato a loro spese a convivere, condividendo valori come la solidarietà sociale, la collaborazione, la cultura del welfare. La logica individualistica tipica delle grandi imprese It di origine statunitense funziona bene in una fase di sviluppo e in un grande mercato unificato come quello americano, caratterizzato da una forte omogeneità interna. Una volta tuttavia innestata nel contesto europeo, dove predomina la frammentazione in tanti piccoli mercati eterogenei, che tali resteranno per molto tempo ancora, questa logica non funziona altrettanto bene. Il risultato è che mentre nel 1992 il mercato It mondiale era dominato per il 36% dagli Usa e per il 36% dall’Europa, oggi la quota di mercato Usa è salita al 42% e quella europea è scesa al 26%. I maggiori investimenti in It effettuati negli Usa hanno sostanzialmente aumentato il gap di produttività fra Stati Uniti ed Europa. Tutto questo per spiegare che un’iniezione di valori di “collaborazione” più tradizionalmente europei può rappresentare una ricetta valida per una ripresa del mercato It e per lo sviluppo della nostra economia. La nostra idea è dunque di spingere le grandi imprese It a collaborare in un’iniziativa precompetitiva per sviluppare alcuni grandi progetti che agiscano come driver per il rilancio dell’Ict, in una logica che contribuisca a sua volta al rilancio del sistema paese. Il successo dell’esperimento richiede anche una diversa sensibilità dell’azione di governo, centrale e locale, che agisca come catalizzatore intelligente delle energie che ci sono nel paese, dal punto di vista dell’offerta, della domanda, dei centri di ricerca e innovazione pubblici e privati, offrendo l’opportunità di facilitare il trasferimento tecnologico da ricerca e sviluppo a innovazione diffusa di prodotto e di processo, favorendo la crescita di alcune iniziative progettuali e combinando i fattori che esistono sul territorio.

ZeroUno: Ci può fare un esempio concreto?
Masiero: Prendiamo il caso del turismo, dove il vantaggio competitivo che avevamo come paese è in gran parte stato perso a vantaggio di paesi complessivamente più efficienti. Per recuperare la competitività è necessario riposizionare l’offerta, sviluppando un’iniziativa di marketing e comunicazione più aggressiva, per consentire all’intero sistema paese di recuperare competitività nel settore. Serve un rilancio dell’iniziativa del paese in questo settore, con un progetto a livello precompetitivo che coinvolga il settore pubblico e le aziende Ict, che renda disponibili strumenti di integrazione per connettere quanto già oggi esiste e per superare la frammentazione delle innumerevoli iniziative che già vi sono a livello locale e che non riescono a fare massa critica..
I promotori del Forum hanno proposto la realizzazione di un centro multi-disciplinare per la ricerca, lo sviluppo e il knowledge transfer nella filiera dei contenuti digitali, capace di fungere da “motore” dell’innovazione digitale, in primo luogo nel settore del turismo e dei beni culturali. Questo progetto è già entrato a far parte delle iniziative previste dalla Finanziaria nell’ambito dell’implementazione del Piano di Lisbona. Le principali attività del centro riguarderanno la ricerca applicativa, la formazione specialistica e la fornitura di servizi di consulenza e design di soluzioni innovative per gli operatori dell’offerta e gli enti locali.

ZeroUno: La focalizzazione sulla tecnologia come elemento unificante può essere il punto di avvio affinché le aziende del settore turistico, ma anche di altri settori merceologici, possano anch’esse intraprendere una strada di digitalizzazione?
Masiero: La direzione è proprio questa in prospettiva. Ma ciò che vogliamo realizzare nella prima fase, anche attraverso una ricerca che presenteremo in occasione di Innovation Forum, è mappare le aree più potenziali di convergenza fra imprese, risorse del territorio, vocazione delle risorse umane formatesi nelle università e disponibilità del personale politico locale, in modo da definire una lista di prorità rispetto alla localizzazione dei progetti. Nel frattempo stiamo proponendo i primi progetti concreti, come l’esempio sopra illustrato.
Intendiamo realizzare una mappatura degli agenti di cambiamento che possano fungere da catalizzatori dell’innovazione e facilitatori del trasferimento tecnologico.

ZeroUno: Se ci spostiamo dalla dimensione di paese a quella aziendale, pensando sia alle difficoltà del contesto internazionale sia a quelle interne, quali le leve principali su cui puntare a partire dalla specificità delle imprese italiane? Risorse umane, gestione più manageriale dei processi, più attenzione alla componente organizzativa o che altro?
Masiero: Il problema di competitività del nostro sistema paese è dato dal fatto che il suo cuore è costituito da una miriade di piccole e medie imprese a basso contenuto tecnologico.
In un contesto generale di mediocre innovazione di processo e di innovazione di prodotto quasi completamente assente, è facile prevedere che, dopo il declino della grande industria, anche larga parte delle piccole e medie imprese ad alta intensità di lavoro siano destinate a soccombere di fronte all’aggressiva competitività dei paesi emergenti. L’innovazione di prodotto va dunque innanzi tutto stimolata e favorita come condizione per la sopravvivenza delle nostre imprese rispetto alla competizione con paesi emergenti. Rispondo dunque alla domanda ribaltandola. Se la grande scommessa è l’innovazione di prodotto, in quanto consente alle imprese che l’adottano di riposizionarsi dinamicamente costringendo i concorrenti a seguire, è necessario utilizzare tutto quanto l’innovazione tecnologica può rendere disponibile per consentire alle nostre aziende di trasformare i propri modelli di business e diventare sostanzialmente più competitive. Funzionale a questa prospettiva è la creazione di motori digitali che ricompongano la frammentazione e consentano di riconnettere le componenti immateriali e materiali diversificate alla base dell’innovazione di prodotto. Come nell’esempio del centro per lo sviluppo di soluzioni e servizi digitali per il turismo, con l’obiettivo di riconnettere dinamicamente le innumerevoli iniziative di servizi frammentati già disponibili.

ZeroUno: Come l’It può dunque contribuire a un’innovazione di prodotto particolarmente dinamica?
Masiero: Parto da una domanda. Come mai la Piccola e Media Industria non investe in It come i maggiori fornitori si aspetterebbero e nonostante questi ultimi siano sempre più attivi nello sviluppo di un’offerta dedicata alle Pmi? La ragione è che la maggior parte di questi fornitori si è limitata ad un “make-up” molto superficiale dell’offering tradizionale, senza ridisegnarla su un modello che davvero tenga conto delle esigenze della Pmi. Queste richiedono un modello di offerta, basato su costi variabili, che preveda un’elevata flessibilità delle risorse e dei servizi di cui esse abbisognano. Ciò impone ai fornitori l’abbandono di molte posizioni di rendita e la rinuncia ad alcune aree di redditività relativamente facili tra le poche ancora esistenti. Lo sviluppo e l’implementazione effettiva di strategie di “Dynamic IT”, quali ad esempio l’On Demand, potranno contribuire molto allo sviluppo e al recupero di competitività della piccola e media industria del nostro paese. Ma all’orizzonte vedo anche interessanti discontinuità, come l’open source. Superata la dimensione ancora “adolescenziale”, ci sono tutte le condizioni per lo sviluppo di un confronto laico fra il movimento verso l’Open Source e la presenza preponderante di Microsoft sul client. Ricordando, per esempio, come Gates riconfigurò nel ’95 in un solo anno Windows per adattarlo alla dorsale Internet e osservando che oggi acquisisce aziende in aree assai diversificate (Erp, ecc.), mi chiedo se ciò non preluda a uno spostamento verso l’alto dell’interesse di Microsoft, che renderebbe dunque in prospettiva compatibili i suoi prodotti con le logiche dell’Open Source.
In conclusione, per interpretare i trend dei prossimi anni non ci si può limitare a valutazioni microtecnologiche, ma è indispensabile tener conto di di macro dinamiche di cambiamento a tutti i livelli (sociale, politico, economico) che sposteranno il dibattito in una dimensione più elevata e che produrranno, a loro volta, cambiamenti globali anche sul piano sociale. Una delle idee più interessanti da seguire è, ad esempio, il progetto di Negroponte del Pc a 100 dollari, che ha buone probabilità di realizzarsi. Questa ulteriore novità, che offre l’opportunità a milioni di giovani dei paesi emergenti di partecipare allo sviluppo della conoscenza, modifica radicalmente l’economia del Pc come l’abbiamo fino ad oggi conosciuta; e come si porrà Gates, molto sensibile al tema del digital divide, rispetto a questa prospettiva? Come evolverà la strategia Microsoft per non lasciare all’Open Source il monopolio della sfida al Digital Divide?

 


INNOVATION FORUM: PROPOSTE PER LA RIPRESA
Per passare dalle diagnosi sulle ragioni della caduta di competività del sistema paese a propopste concrete sull’innovazione tecnologica come motore per la ripresa dell’economia e dell’occupazione, Idc, in collaborazione con Italia Lavoro e Innovazione Italia, il coinvolgimento di istituzioni, università e aziende leader del settore Ict presenti in Italia, ha promosso un progetto che, attraverso momenti di confronto e con un percorso di ricerca della durata di un anno, prospetterà agli interlocutori istituzionali reali proposte e linee guida su tre obiettivi:

– promuovere il trasferimento dell’innovazione tecnologica Ict alle imprese e alla pubblica amministrazione per stimolare la ripresa della domanda;

– attrarre investimenti tecnologici in alcune aree del paese;

– valorizzare le risorse professionali presenti nel Mezzogiorno e stimolare il suo sviluppo e la sua crescita occupazionale nell’ambito di progetti innovativi.
Il primo incontro che Idc definisce come “un Learning Show nazionale dedicato all’impatto dell’innovazione tecnologica, di prodotto e di processo sulla trasformazione dei modelli di business delle imprese, sulla efficacia e produttività delle organizzazioni e sulla competitività dell’intero sistema paese”, si terrà a Roma il 28 e 29 marzo 2006.
Vi pareciperanno i principali attori del cambiamento: aziende, Pa centrale e locale, agenzie di sviluppo, Università, Distretti Tecnologici. (E.B.)

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

Elisabetta Bevilacqua
Giornalista

Sono attiva dal 1989 nel giornalismo hi-tech, dopo esperienze in uffici studi di grandi gruppi e di formazione nel settore dell’informatica e, più recentemente, di supporto alle startup. Collaboro dal 1995 con ZeroUno e attualmente mi occupo soprattutto di trasformazione digitale e Industry 4.0, open innovation e collaborazione fra imprese e startup, smart city, sicurezza informatica, nuove competenze.

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