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La necessità e la voglia di mettersi in gioco

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La necessità e la voglia di mettersi in gioco

18 Gen 2013

di Redazione

Ecco le “Tavole dei 10 Comandamenti”. Un Manifesto che i Cio italiani sentono proprio, almeno quelli che frequentando il circuito Finaki è oltre un decennio che si parlano e si confrontano. Non è un documento qualsiasi, ma il prodotto di sintesi, dibattuto e anche sofferto, di una serie di considerazioni che probabilmente sono state portate in superficie dalle difficoltà dei tempi che viviamo. Questo CIO Manifesto è una risposta a una serie di situazioni e scenari di prospettiva nei quali il CIO vuole essere tra i protagonisti.

Ci troviamo in questi anni, prima ancora come persone che come figure professionali, in una fase transitoria e di profondo cambiamento. Ripensamenti sul piano dell’economia globale, dei modelli sociali, culturali e perfino morali. Una trasformazione che va a intaccare certezze ed equilibri consolidati sui quali, per molti decenni, si è sviluppato il nostro concetto di società e di business. Oggi è tutto in una fase di cambiamento: verso modelli di consumo necessariamente eco sostenibili; verso un’inclusione organizzata di culture e tradizioni diverse dalle nostre e proprio per questo arricchenti e foriere di nuove prospettive e opportunità; verso una connessione e un accesso globale che consentono nuovi confronti e paragoni, modelli da considerare, produzione di nuove idee, creazione di nuovi mercati, nuove capacità di controllo sociale e di denuncia. Insomma uno scenario nel quale le tecnologie abilitano e amplificano quello che sarà il nostro percorso evolutivo dei prossimi decenni.

È in questo scenario che va a collocarsi questo CIO Manifesto, un documento pensato per rendere esplicita la volontà di proposta e di coinvolgimento dei CIO nell’attuazione dell’Agenda Digitale in Italia. Perché chi lavora nelle tecnologie dell’Ict ha ben presente l’importanza che un processo di digitalizzazione della società potrebbe avere per la crescita di un Paese, delle sue persone, delle aziende, dei modelli culturali, offrendo una maggiore possibilità di confronto con il resto del mondo. Il valore “politico” dell’Agenda Digitale sta in questa visione. Accanto infatti agli elementi di razionalizzazione di spesa, di sviluppo economico, di efficienza, esistono contraccolpi sul piano della qualità della vita, dell’eliminazione di incongruenze burocratiche che erodono tempo (e risorse) di imprese e cittadini, per sentirsi parte di un circuito globale non tanto a livello di singolo (ognuno di noi è collegato con il mondo) quanto attraverso una dimensione di sistema, che ci può rendere orgogliosi di vivere in questo Paese. Un’Italia dove, nel momento in cui le infrastrutture fossero adeguate e disponibili, diventerebbe possibile dispiegare una serie di potenzialità fino ad oggi tenute a freno dalla farraginosità della nostra organizzazione e dalle limitazioni entro cui, persone e imprese, devono muoversi.

Ecco perché c’è molta speranza per questa Agenda Digitale, finalmente arrivata. Ecco perché tutte le persone che hanno contribuito in questi mesi alla redazione, nel CIO Manifesto, di alcune proposte per l’attuazione dell’Agenda, hanno fatto di più di un semplice esercizio accademico. Il CIO Manifesto nasce da un ideale di fondo: migliorare, attraverso la possibilità di attuare alcune linee guida dell’Agenda Digitale, la qualità della vita e rendere l’Italia attrattiva e credibile non più solo per le bellezze artistiche e la gastronomia, ma anche per l’efficienza delle sue infrastrutture, la modernità dei servizi, la capacità di giocare un ruolo di primo piano a livello internazionale, nella definizione delle regole economiche, politiche e sociali dei prossimi anni.

Le proposte derivano da atteggiamenti di concretezza, di volontà di attuazione e di disponibilità a mettersi in gioco. I CIO, attraverso le loro aziende, sono pronti a estendere le practice, le competenze, i modelli organizzativi dall’impresa al territorio, in linea con le direttive dell’Agenda Digitale, per far crescere le imprese, le persone, digitalizzare la società per cercare efficienza, semplificazione e soddisfazione.

Il percorso attuativo sarà difficile, complesso e senz’altro porterà periodi di sconforto nel dover eliminare, con difficoltà e resistenze, stratificazioni e complessità strutturatesi nei decenni. Ma questo percorso, la comunità dei CIO italiani lo sente come proprio. Sente che le persone e le aziende devono ormai muoversi in un contesto che abiliti e non più che penalizzi. Bisognerà semplificare, standardizzare, formare, creare e cercare nuove competenze, favorire l’integrazione non solo tecnologica ma anche normativa e di processo, servirà trovare finanziamenti e risorse importanti. Non sarà semplice ma crediamo che chi, come i CIO, per anni hanno contribuito all’interno delle proprie aziende ad abilitare una concretezza che si è manifestata in una crescita del business di impresa, possa trasferire competenze, conoscenze, passione e disponibilità in una sfida tanto difficile quanto affascinante come è oggi quella dell’Agenda Digitale. Chiediamo che questo progetto sia mantenuto, di fronte all’inevitabile variare dei futuri scenari politici, centrale all’azione di sviluppo e di politica industriale dei prossimi governi. Per dare al nostro Paese l’opportunità di incidere nelle scelte strategiche globali che ci attendono.

Redazione

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