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Investire bene sull’It? Non è facile, ma si può fare

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Investire bene sull’It? Non è facile, ma si può fare

02 Ago 2004

di Luciano Barelli

Lo dice uno studio McKinsey, a patto di rispettare due imperativi: mirare all’innovazione e scegliere i tempi sul profilo competitivo aziendale

Molte aziende credono che i soldi spesi per un Erp non siano soldi investiti bene; e nell’articolo precedente, Accenture Italia spiega appunto le condizioni necessarie perché un investimento in Erp possa dare buoni frutti, senza le quali è velleitario sperare nella creazione di valore per l’azienda.
Il problema è stato analizzato in termini più generali, ossia considerando il valore generato non solo dagli Erp, ma da tutte le forme di investimento in It, da un’indagine del McKinsey Global Institute riguardo a dove e come un’azienda deve investire nel settore.
Premesso che la tecnologia da sola non provoca un aumento automatico della competitività, lo studio sottolinea come le aziende di successo abbiano ottenuto chiari benefici dai loro investimenti quando questi sono stati alla base dell’innovazione, il che può significare nuovi prodotti, nuovi servizi, nuovi processi. Il primo consiglio di McKinsey è quindi investire puntando all’innovazione. Gli investimenti che non servono a cambiare le cose ma solo a realizzare funzionalità, sia pure indispensabili, che anche i concorrenti, in maggiore o minor misura, già hanno, vanno fatti tenendo strettamente sotto controllo i costi e scegliendo le funzionalità più di base e prodotti standard a grande diffusione, Questo per non disperdere gli investimenti ma concentrarli per quanto possibile sulle aree che possono generare innovazione. In altri termini, riassume McKinsey: le aziende devono differenziarsi dove serve davvero essere differenti.
Il secondo consiglio riguarda la tempistica. I risultati di un investimento in It possono produrre risultati facili o difficili da imitare. Se si prevede che altri possano facilmente imitare i risultati raggiunti dagli “early adopter” è perfettamente inutile essere tra i primi ad investire perché chi verrà dopo avrà la possibilità di annullare rapidamente il fugace vantaggio competitivo acquisito dal concorrente e per di più potrà anche far tesoro delle esperienze maturate e investire i modo più mirato e più economico.
Chi investe in soluzioni pionieristiche deve invece probabilmente sopportare costi più elevati, anche se poi si ridurranno con il tempo. Se gli investimenti non daranno subito un ritorno, avrà distolto l’attenzione da azioni più produttive e, in ultima analisi, avrà speso dei soldi inutilmente.
Ma le innovazioni realizzabili grazie all’It possono anche essere difficili da copiare e perciò costituire un vantaggio competitivo sostenibile per un periodo sufficientemente lungo da far risultare più che giustificato l’investimento. Ciò si realizza quando l’adozione di una nuova tecnologia avviene congiuntamene ad una modifica dei processi, o può far leva su peculiari economie di scala o su specifiche proprietà intellettuali. In tal caso, vale la pena investire con tempestività. In ultima analisi: la decisione se investire subito o seguire la scia va presa caso per caso, su un’analisi del vantaggio competitivo ottenibile dalla tecnologia considerata.
Per attuare questi due consigli, sottolinea McKinsey, i responsabili It e il top management devono lavorare di concerto. I primi devono avere una chiara visione dei vantaggi competitivi aziendali; i secondi devono essere coinvolti nel definire le priorità dei progetti It e rispondere dei risultati. Insieme dovranno, in funzione del profilo di rischio che intendono adottare, definire in quali aree è opportuno che l’azienda sia un “early adopter” e dove invece è meglio che si muova in modo più prudente.

Luciano Barelli

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